Furono nascoste da un soldato dell'esercito romano e trovate nel 1953 da uno scalpellino di Poggio Picenze L'AQUILA. Che ci facevano cinquecento monete d'argento coniate in Grecia fra il III e il II secolo avanti Cristo in una cava di pietra nel comune di Poggio Picenze? E' un piccolo mistero del nostro passato che una mostra allestita nella sede della Banca d'Italia prova a svelare. La storia del ritrovamento del "tesoretto" di Poggio Picenze è nota. Fu uno scalpellino, Emidio Biordi, che nel 1953 rompendo la pietra per trarne materia prima per il suo lavoro trovò centinaia di preziosissime monete. Si parla di 500 pezzi di cui 400 sono conservati nel museo archeologico di Chieti e altri cento sono "volati" all'estero, in particolare negli Stati Uniti. Nella sede della Banca d'Italia, a due passi da piazza Duomo, in questi giorni ne sono visibili 80 collocati in una vetrina nel salone centrale. La mostra è stata allestita nell'ambito delle iniziative promosse da Banca d'Italia in occasione della presentazione della nuova banconota da 20 euro e grazie a una partnership con la Soprintendenza Archeologia dell'Abruzzo. Il "tesoretto" è composto da monete (tetradrammi, trioboli e dracme) emesse da zecche greche del Peloponneso, dalla Lega Achea, da Atene e dai re della Cappadocia, tra il III e il II secolo avanti Cristo. Vi sono rappresentati simboli della vita politica, sociale e religiosa dell'antico mondo greco. La mostra, al di là del valore numismatico, ripropone una domanda che storici e archeologi si fanno da quel lontano 1953: quelle monete come sono arrivate a Poggio Picenze? L'ipotesi più accreditata è che si tratti di un bottino di guerra dell'esercito romano reduce da una campagna bellica guidata da Lucio Cornelio Silla contro Mitridate VI Eupator (88-85 avanti Cristo). L'esercito, di ritorno dalla Grecia, dopo essere sbarcato sulle coste pugliesi risalì la penisola per tornare a Roma e passò dalle nostre parti, il che conferma che la zona (piana di Navelli e conca aquilana) era uno snodo viario importante nell'antichità (a noi noto oggi anche come tratturo per la transumanza) e che il territorio di Poggio Picenze era luogo di sosta di eserciti e viandanti. Le cave di Poggio Picenze (tuttora visibili) sono su di una altura che domina la valle circostante. Qualcuno seppellì il tesoretto e poi non ebbe la possibilità di andarselo a riprendere forse perché ucciso. Chissà, magari proprio la contesa su quelle monete (che all'epoca sarebbero bastate per vivere di rendita a lungo) potrebbe aver scatenato una "faida" tale da aver portato alla morte chi quel tesoro aveva nascosto. Ma qui siamo alla fanta-storia. La realtà è che quelle monete ci raccontano una vicenda di oltre 2000 anni fa che apre uno scenario affascinante che andrebbe studiato, approfondito e soprattutto fatto conoscere di più. La mostra alla Banca d'Italia è già un primo passo. (g.p.)
L'AQUILA - Monete greche svelano un giallo di oltre 2000 anni fa
Nel 1953, uno scalpellino di Poggio Picenze, Emidio Biordi, trovò un tesoretto di monete d'argento greche nel suo lavoro. Le monete, che includono tetradrammi, trioboli e dracme, furono emesse tra il III e il II secolo a.C. e sono state esposte in una mostra alla Banca d'Italia. La mostra è stata allestita per promuovere la nuova banconota da 20 euro e per esplorare la storia del ritrovamento del tesoretto. L'ipotesi più accreditata è che le monete siano state nascoste da un esercito romano che tornava da una campagna bellica in Grecia.
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