L'opera acquistata a un'asta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca LUCCA. E' così bella che inizialmente era stata attribuita a Verrocchio e al suo allievo Leonardo da Vinci. Una terracotta policroma, racchiusa in un tabernacolo di legno finemente lavorato e decorato e raffigurante la Vergine Maria che allatta, il volto leggermente reclinato verso il piccolo Gesù, cullato dall'abbraccio della madre. E' la "Madonna del latte" di Matteo Civitali, architetto, scultore e pittore lucchese (nato nel 1436 e morto nel 1502) cui si devono, tra le tante opere, gli interni quattrocenteschi della cattedrale di Lucca: ne fu ideatore e progettista, oltre che artefice di molte sculture in marmo. La "Madonna del latte" (nella foto di Vip, Antonia D'Aniello della Sovrintendenza di Lucca con l'opera) datata intorno al 1480, rientra tra le numerose raffigurazioni della Vergine da lui realizzate in area lucchese. Ma a Lucca quell'opera mancava da tempo, molto probabilmente da secoli. Destinata quasi sicuramente fin dalla nascita alla devozione domestica e privata, ha seguito le sorti e le volontà di chi l'aveva commissionata e dei loro eredi. Ora è tornata nella sua città, sottratta casualmente a una vendita all'asta che ne avrebbe fatto perdere di nuovo le tracce, portandola ancora chissà dove. Ad acquistarla quest'anno è stata, infatti, la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che l'ha subito dopo affidata al Museo nazionale di Villa Guinigi, dove sarà esposta accanto alle altre sculture di Civitali. Prima della sua definitiva sistemazione, però, la "Madonna" sarà visibile fino al prossimo 31 gennaio nella chiesa di S. Franceschetto, parte del complesso conventuale di piazza San Francesco, nel centro storico della città delle Mura. Una speciale festa per il rientro preparata dalla stessa Fondazione, attraverso il Comitato Nuovi eventi, in collaborazione con il Polo Museale Toscana. La "Madonna del latte" non sarà sola. In mostra con lei sono previste anche altre opere, come il dipinto "Madonna in trono con Bambino" che con Civitali ha un rapporto ancora discusso. Per le molte analogie con le sue Madonne è stato ipotizzato che l'autore del quadro, attribuito al pittore Baldassarre di Biagio e di proprietà della Banca del Monte, sia invece lo stesso architetto-scultore. Da qui il titolo dell'esposizione: "Le Madonne del Civitali". Certo è che l'artista ebbe costantemente come riferimento i maestri della generazione a lui precedente. Gli italiani, tra i quali Donatello. E i fiamminghi, come Jan Van Eych, il cui dipinto "Madonna con bambino" viene considerato il modello - su questo specifico tema - non solo per Matteo Civitali, ma per i pittori e scultori lucchesi dell'epoca a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento: un aspetto che s'inquadra nel rapporto importante tra Lucca e i fiamminghi in quello scorcio di secolo, sul quale resta ancora molto da indagare. Tra l'altro l'opera di Van Eych, realizzata tra il 1435 e il 1440 ed esposta al Kunstinstitut di Francoforte, è conosciuta come "Madonna di Lucca" che sembra essere stata la sua città di origine. Passato ai primi dell'Ottocento nella collezione di Carlo Ludovico di Borbone, duca di Lucca e Parma, il quadro fu poi venduto e uscì definitivamente dai confini del Ducato e dell'Italia. Il legame di Van Eych con la città delle Mura, è del resto cosa ampiamente nota, è documentato nella sua opera più famosa, vale a dire il "Ritratto dei coniugi Arnolfini", potente famiglia lucchese. A gettare una qualche luce in merito alla destinazione originaria della terracotta di Civitali, invece, è lo stemma che si trova alla base del tabernacolo, che riconduce - sebbene non sia stato identificato pienamente e in maniera definitiva - alla famiglia Ghivizzani-Bernardini. Ghivizzani fu uno dei primi a commissionare lavori a Civitali; nel 1480 sua figlia sposò un Bernardini e poi dette alla luce un bambino. La "Madonna del latte", quindi, potrebbe essere stata chiesta all'autore proprio in occasione del matrimonio o successivamente, per la nascita del piccolo.