Deposito (in regola) per i pescatori sugli scogli della Marina. Ma è brutto Napoli. A chi lo osserva dalla spiaggia delle Axidie o delle Calcare, appare come un bunker incastonato tra i massi, che interrompe lo sguardo verso la collina oltre il mare. Se, invece, lo si guarda dal porticciolo, è un trionfo di alluminio e vetro. Il deposito per gli attrezzi dei pescatori, realizzato alla Marina d'Aequa, nell'ambito del più ampio intervento di ammodernamento ed adeguamento strutturale dell'area pesca del porticciolo (circa un milione di euro di fondi europei l'appalto per l'intera opera) è l'ultima novità del paesaggio di Vico Equense. Autorizzata tramite una conferenza dei servizi, proprio come la strada per il cantiere di Punta Gradelle in entrambi i casi appaltatrice è la Cem degli imprenditori Savarese - che, a poche centinaia di metri di distanza, continua a fare lavori nel vallone di Seiano. E' legale, il deposito incastrato tra gli scogli, ma non per questo è meno discutibile. Consta di otto locali, che saranno aperti a breve. Cinque saranno riservati al deposito delle reti e degli altri attrezzi dei pescatori. Uno sarà adibito ai servizi igienici. Un altro ospiterà la cella frigorifera e la macchina per la produzione del ghiaccio. Un altro ancora è destinato all'impianto per l'aspirazione e lo stoccaggio degli oli esausti e degli scarichi di sentina. «Mi chiedo ironizza Pasquale Cardone, ex consigliere comunale, protagonista di molte battaglie a tutela del paesaggio come mai non mi sia mai accorto che a Vico Equense abbiamo una flotta peschereccia simile a quella di Mazara del Vallo». Archiviato il sarcasmo, riflette: «Otto stanze per il deposito attrezzi dei pescatori, per di più in una struttura che in quota ostruisce il paesaggio, sono una enormità. Non vorrei che, come spesso accade, la vera finalità sia stata la giustificazione di spesa dei fondi europei. Manca qualunque strategia capace di promuovere il territorio al di là degli interessi specifici». Lo si capisce, questo, semplicemente affacciandosi dalla villetta che sovrasta la piana di Seiano e la Marina. Tra abusi edilizi, fondi agricoli trasformati in aree di sosta, progetti pubblici sballati, il territorio muore ogni giorno. Nell'indifferenza dei più, nella latitanza di chi dovrebbe tutelarla sovrintendenza in primis e nella rabbia dei pochi che non si rassegnano.