Un milione di metri quadrati di aree agricole salvate dai tentativi di speculazione edilizia vengono restituite definitivamente alla città. Lo annuncia il Comune all'indomani dell'acquisizione delle cosiddette «aree d'oro» appartenute al costruttore Salvatore Ligresti: cento ettari di terreni nel Parco Sud che, dopo una vicenda giudiziaria durata decenni e grazie agli agricoltori e al Comune, sono diventati di proprietà pubblica e verranno riqualificati. I terreni, in attesa del bando che ne assegnerà circa metà ai giovani coltivatori e per il resto ai parchi agricoli del Ticinello e della Vettabbia, sono stati affidati al distretto Dam. Le «aree d'oro» sono ancora ricordate per lo scandalo che avevano suscitato, chiudendo la stagione della «Milano da bere» e preannunciando quella di «mani pulite». Il caso nacque quando l'allora assessore all'urbanistica, il dc Carlo Radice Fossati, stava per acquisire le aree al prezzo di mercato di 5 mila lire il metro quadro. Non sapeva che il suo predecessore, il pci Maurizio Mottini, aveva un'impegnativa dei proprietari per la cessione delle stesse aree a 5001000 lire, come risultava da tre lettere non protocollate trovate in un cassetto. Un'operazione gestita da Salvatore Ligresti che si concluse con le dimissioni dell'allora sindaco Carlo Tognoli.
Milano. Le aree d'oro tornano ai parchi e ai contadini
Un milione di metri quadrati di aree agricole salvate dai tentativi di speculazione edilizia vengono restituite definitivamente alla città. Lo annuncia il Comune all'indomani dell'acquisizione delle cosiddette aree d'oro appartenute al costruttore Salvatore Ligresti: cento ettari di terreni nel Parco Sud che, dopo una vicenda giudiziaria durata decenni e grazie agli agricoltori e al Comune, sono diventati di proprietà pubblica e verranno riqualificati. I terreni, in attesa del bando che ne assegnerà circa metà ai giovani coltivatori e per il resto ai parchi agricoli del Ticinello e della Vettabbia, sono stati affidati al distretto Dam. Le aree d'oro sono ancora ricordate per lo scandalo che avevano suscitato, chiudendo la stagione della Milano da bere e preannunciando quella di mani pulite. Il caso nacque quando l'allora assessore all'urbanistica, il dc Carlo Radice Fossati, stava per acquisire le aree al prezzo di mercato di 5 mila lire il metro quadro. Non sapeva che il suo predecessore, il pci Maurizio Mottini, aveva un'impegnativa dei proprietari per la cessione delle stesse aree a 5001000 lire, come risultava da tre lettere non protocollate trovate in un cassetto. Un'operazione gestita da Salvatore Ligresti che si concluse con le dimissioni dell'allora sindaco Carlo Tognoli.
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