«Dobbiamo lavorare a un processo di cambiamento perché non siamo solo una reggia da visitare ma un grande museo». Dentro il perimetro di questa frase si sviluppa il pensiero di Peter Assmann sul futuro di Palazzo Ducale. Un futuro che ieri il direttore ha delineato anticipando i piani per il 2016 nel segno di "Mantova Capitale italiana della Cultura". E sull'immagine del complesso museale diventato locandina, spiccano ben 12 progetti. Dalla grande mostra d'autunno dedicata ad Albrecht Dürer, alla galleria d'arte contemporanea nel palazzo del Capitano che aprirà in primavera. In mezzo una serie di interventi che mirano a valorizzare l'immagine della reggia come pure le sue potenzialità. «Come la nuova segnaletica che, già da gennaio, renderà più visibile l'entrata del palazzo - conferma Assmann - e anche per la Camera Picta, che accoglie 25 persone alla volta, è allo studio un progetto per spiegarne la bellezza con un video all'esterno come avviene, ad esempio, per la Cappella degli Scrovegni a Padova. Anche la pala del Rubens sarà valorizzata con nuove illuminazioni». Si aggiungono poi i progetti per le sculture in piazza Castello, il bistrot e il ristorante (quest'ultimo probabilmente in piazza Santa Barbara dove esisteva anni fa), il progetto "Cavallerizza in arte" con un nuovo sistema di luci che andranno ad esaltarne la bellezza. E ancora gli spazi espositivi in Castello, lo spazio tematico in Corte Vecchia, un museo per i bambini e l'obiettivo di arrivare ad inserire Santa Barbara nel percorso. C'è poi l'Accademia delle Arti per tutti. «Idea che già esisteva nel Settecento - aggiunge Assmann - e che prevede l'ospitalità di artisti che si fermeranno a Mantova, anche nel periodo del Festival, per parlare della città, scriverne, creare e produrre cultura». In pieno accordo con questa filosofia è il sindaco Mattia Palazzi che definisce "Mantova Capitale italiana della Cultura" un'occasione unica per rilanciare la città e «riposizionarla sulla mappa internazionale». Cambiare insomma la percezione su Mantova. All'esterno come pure all'interno. Obiettivo ambizioso e azione comune. «Sì perché - spiega il sindaco - servono comunicazione, idee e progetti condivisi anche tra Ducale e Palazzo Te. Questo significherà produrre mostre, allestimenti con architetti e designer. Ma anche riuscire a guardare all'innovazione negli aspetti espositivi». Parola d'ordine: valorizzare e rendere appetibile il brand "Mantova". «In questo senso - conferma Palazzi - aprire sempre di più il Ducale alla città, come evidenzia Assmann, è importante, pur sempre nel rispetto dei luoghi. Anche il Te non va visto solo come spazio espositivo - aggiunge - ma luogo culturale permanente con un Centro Te protagonista di operazioni significative per la città». Dunque maggiore imprenditorialità anche nei beni culturali «con luoghi dove i giovani possano condurre ricerche e in futuro far nascere nuove startup». In sintonia con i progetti del Ducale per la valorizzazione dell'arte contemporanea, anche Palazzi ha già preso contatti con il Dipartimento del Ministero per lavorare nel 2016 a un'iniziativa specifica. Nell'analisi non mancano i servizi al pubblico. «Bookshop, punti ristoro e innovazione tecnologica - è stato ribadito - rappresentano nei luoghi d'arte un biglietto da visita importante». «La sfida del 2016 - ammette Palazzi - sarà anche una grande operazione di comunicazione e narrazione». «Dobbiamo aprirci di più all'ospite che arriva da fuori - ribadisce Assmann - Anche i grandi eventi hanno questo obiettivo, penso ad esempio alla mostra su Dürer dedicata a stampe e incisioni. Dürer ha imparato tanto dagli italiani e ha dato tanto all'arte italiana. Ma noi come museo dobbiamo fare in modo che anche i mantovani - conclude - considerino il Ducale non un luogo da visitare due volte nella vita ma uno spazio da frequentare spesso». E tra le idee innovative c'è anche il progetto del "museo dell'alchimia". L'obiettivo è realizzarlo nella Rustica, l'appartamento progettato da Giulio Romano per Federico II Gonzaga a partire dal 1539. Un percorso che comprende il Giardino dei Semplici voluto dal duca Vincenzo I Gonzaga e riorganizzato poi da frate Zenobio Bocchi secondo una quadripartizione che ripeteva il ciclo naturale delle stagioni e gli elementi del cosmo. Con le piante della vita e della morte, dell'estasi e dell'oblio. Un percorso intrigante e in grado di intercettare, con un tema come "Scienza e magia alla corte dei Gonzaga", anche la curiosità del grande pubblico.