"ORA si tratta di vincere la sfida fuori dal sito archeologico, rendere Pompei più fruibile ai cittadini del mondo". Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, l'agenzia nazionale chiamata al capezzale di Bagnoli, è questa mattina agli scavi. Se il Grande progetto verrà celebrato dal premier Matteo Renzi e dal ministro Dario Franceschini, è tutta da scrivere la pagina dello sviluppo locale. Cioè di come il grande attrattore Pompei, una stima di 3 milioni e 250 mila visitatori nel 2015, migliori la qualità della vita dei territori circostanti e potenzi l'offerta turistica locale. Dottor Arcuri, Pompei oggi è un grande cantiere, ma l'area esterna agli scavi è ancora segnata dal degrado. Cosa fare? "Gli scavi non sono più un luogo abbandonato, e i dati sui visitatori lo dimostrano. Ora vanno resi più raggiungibili, va migliorato il sistema di accoglienza, il sito va connesso ai circuiti turistici mondiali. Io penso che uno strumento come il contratto istituzionale di sviluppo potrebbe essere utile. Due giorni fa abbiamo firmato quello per Taranto, dove siamo soggetto attuatore". Ma come giudica il lavoro fatto dentro gli scavi? "Mi piace citare lo scrittore francese Théophile Gautier che nel 1852 disse: "A Pompei due passi separano la vita antica dalla vita moderna". E pensare che quei passi li abbiamo fatti. La situazione oggi è nettamente cambiata". Quando Invitalia ha iniziato a occuparsi di beni culturali e di Pompei? "Tutto nasce col più importante progetto realizzato dal Mibact sul Mezzogiorno, i Poli museali di eccellenza, che prevede la progettazione e la realizzazione di attività nei principali siti e musei del Sud. Giorni fa, nell'ambito di quel programma, si è aperto il museo dell'Aquila. Sulla base del lavoro che abbiamo fatto, nel 2012 fummo chiamati a collaborare con Dps e ministero per il rilancio degli scavi, e abbiamo fortemente contribuito a scrivere il Grande progetto Pompei". Qual è stata la filosofia del Grande progetto? "Quando arrivammo a Pompei scoprimmo che nei cassetti c'erano solo 5 progetti utilizzabili per i restauri, restammo perplessi. Poi abbiamo dimostrato che quando c'è collaborazione tra le istituzioni e ci sono le competenze adeguate, l'Italia diventa un paese normale, e in un anno e mezzo siamo riusciti ad attuare il progetto, a trasformare Pompei in un unico cantiere e a spendere i fondi europei". Quando ci fu la svolta? "Quando a dicembre 2013 fu costituita la direzione generale col generale Nistri e con l'arrivo del soprintendente Osanna a marzo 2014. Da allora si sono fatti 73 bandi di gara, 42 cantieri chiusi o in chiusura, altri 31 aperti, con attività per 155 milioni di euro, di cui 50 dai ribassi di gara. Invitalia ha inviato 45 persone a Pompei, ci siamo occupati di progettazione, supporto legale, aspetti economici e - da ultimo - di bandire gare". Come proseguirà l'impegno di Invitalia? "Resteremo a Pompei. E in Campania, con i grandi progetti culturali interverremo tra l'altro alla Reggia di Caserta e a Carditello".
POMPEI - E Arcuri rilancia: "Sviluppo del territorio dopo il restyling"
Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, è a scavi a Pompei per discutere del Grande progetto. Il progetto, che prevede la realizzazione di attività nei siti archeologici, è stato firmato dal premier Matteo Renzi e dal ministro Dario Franceschini. Arcuri afferma che il progetto ha migliorato la qualità della vita dei territori circostanti e potenziato l'offerta turistica locale. Tuttavia, Arcuri critica la situazione esterna agli scavi, che è ancora segnata dal degrado. Egli propone di migliorare il sistema di accoglienza e di connesso al circuito turistico mondiale.
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