CAORLE (Venezia) La lista è lunga. Scrittori, registi, attori. Uomini della cultura, dell'università. Tutti veneti e tutti convinti che a Caorle un palazzone fronte mare da 13 metri d'altezza sia come un pugno sullo stomaco. L'antico villaggio di pescatori a pochi chilometri da Venezia si è animato come mai si era visto prima. Ha puntato i piedi a tal punto che il Comune ha dovuto per forza indire un referendum. Domani i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere cosa fare di un pezzo di centro cittadino a un passo dal mare. Sta succedendo il quarantotto contro l'architetto romano Paolo Portoghesi chiamato a progettare questo fazzoletto di 4.500 metri quadri senza nome, praticamente abbandonati da sempre. E prima di lui c'è stato il portoghese Alvaro Siza. Quella volta se n'era andato da solo. Il regista Carlo Mazzacurati, gli attori Vitaliano Trevisan e Marco Paolini, il poeta Andrea Zanzotto, gli scrittori Alvise Zorzi e Francesco Vallerani. L'etologo Danilo Mainardi, il sociologo Gianfranco Bettin, l'urbanista Edoardo Salzano, il fotografo Fulvio Roiter e il rettore dell'Università di architettura di Venezia Marino Folin. Un pomeriggio intero. «Siete con noi?». Ed è stato quasi un contagio. Felice Gusso, 200 giorni di mare l'anno, sale sul murazzo che protegge il centro di Caorle dalle mareggiate. Gonfia i polmoni che quasi si spaccano: «Lo senti? Questi due non hanno capito niente». I «due», ovvio, sono Siza e Portoghesi. Il primo, chiamato dal Comune nel '92, si è visto rifiutare dalla soprintendenza ai Beni architettonici e ambientali del Veneto Orientale un complesso da 23 mila metri cubi a dieci metri dall'acqua. Quella volta i cittadini di Caorle hanno dovuto lavorare poco: «El portoghese», così lo chiamavano, ha visto la malaparata, ha ringraziato e ha detto che aveva altri impegni. Il secondo, Portoghesi appunto, proposto dai privati, ha progettato fronte mare questo complesso residenziale-com-merciale con 38 appartamenti, nove negozi, un grande parcheggio sotterraneo con 46 posti auto pubblici e 48 privati, a ridosso della diga, sotto il livello del mare. Un blocco di cemento da 50 metri di lunghezza e 13 d'altezza che il soprintendente Guglielmo Monti ha già chiesto di modificare. «La mia attenzione è stata massima, nei colori forti che ormai caratterizzano il centro di Caorle e nei comignoli tipicamente veneti. Una lettura, una visione moderna che rispetta il territorio. Questa è una buona architettura» dice Portoghesi. Ma non c'è verso: «Qui il vento non potrà più passare. È l'Ostro, che viene da sud e alla sera gira a Garbin, portando la salsedine. Lo senti l'odore? Su questo spiazzo senza case e senza nome, su via Roma, i pescatori capivano se si poteva prender la barca. Annusando l'aria». Gusso sembra il marinaio Popeye. I «Comitati per il No» lo chiamano l'ecomostro e ce l'hanno col giovane sindaco Marco Sarto: «Io, cementificatore? Io che ho fermato il vero ecomostro, il Palalvo (un piano della Regione Veneto che prevedeva un intervento sulla laguna, ndr). Io, che ho non ho mai approvato nessuna lottizzazione, che ho fatto ì parchetti». Fatto sta che perfino il prete, monsignor Giuseppe Manzato, dal pulpito, domenica ha detto ai fedeli di andare a votare. L'ultima volta, sempre da lì, aveva consigliato l'astensione ai suoi parrocchiani. Glielo ha fatto notare anche Sarto quando l'ha saputo. Lui nicchia. La questione è troppo importante. Da quando hanno deciso di fare il referendum gli aventi diritto sono saliti di tredici unità: 10.007 erano a novembre, 10.020 saranno domani. «Bilancia in attivo», dicono per le calli. Basterà la metà più uno per il quorum. E se c'è il quorum, c'è anche la vittoria dei comitati. Ma se qui Portoghesi non lo vogliono, a pochi chilometri di distanza c'è la fila. Francesco Calzavara, sindaco di Jesolo, l'ha dichiarato ieri, all'antivigilia della consultazione: «Non vogliono Portoghesi? Venga da noi, qui con i grandi architetti ci facciamo la riqualificazione della città». E in effetti ci sono: da Richard Mayer, allo studio Tange. Torri da 25 piani nella pineta, da 21 nella centralissima Piazza Mazzini. Altra cosa.