IL PERSONAGGIO «Abbiamo fatto in meno di due anni quello che non si era compiuto nel mezzo secolo precedente ». Anche il poco loquace Alessandro Baccei, alla fine, fa una concessione alla vanteria. Dopo essere stato sull'ottovolante per un paio di mesi, avere rotto con Crocetta e mezza maggioranza, l'assessore all'Economia giunto a Palermo come ultima tappa della rotta Firenze-Roma, il (presunto) commissario del governo Renzi, il liquidatore della Sicilia secondo l'opposizione, propone il suo, di bilancio. E lo fa alla fine di un 2015 che, comunque lo si voglia leggere, ha segnato alcuni punti di non ritorno nella controversa storia dell'Autonomia. Sarà solo il cammino della Finanziaria in aula, all'Ars, a consentire l'ultima valutazione. Ma di certo ci avviamo al termine di una stagione che vede scomparire consolidati privilegi della Sicilia e del suo Statuto. Lasciando sul campo, però, alcuni nodi legati soprattutto al peso finanziario dello sterminato personale che campa attorno (e grazie) alla Regione. L'anno che si conclude è quello che ha visto cadere il totem delle pensioni d'oro della Sicilia. L'allineamento dei trattamenti regionali a quelli statali cancella mitiche guarentigie come quelle che portavano a pensioni superiori al 110 per cento dell'ultimo stipendio. Nella Finanziaria del 2015 è previsto che «il trattamento pensionistico annuo lordo non può superare l'85 per cento della media degli ultimi tre anni». In passato, è bene ricordarlo, ci sono stati burocrati che si mettevano a riposo con un'indennità da quasi 1.400 euro (lordi) al giorno. Nella Regione del «posto sotto casa» è passata una norma che consente, per ragioni di servizio, il trasferimento di un dipendente da un ufficio all'altro nel raggio di 50 chilometri. La disposizione è stata contestata dai sindacati ma la ratio, in un'amministrazione che vede 10 mila dei suoi 15 mila dipendenti distaccati in strutture perifiche, non può che essere condivisibile. È stato scritto un principio, seppur non ancora attuato e invischiato anzi nella ragnatela della burocrazia. Altre norme contenute nella "vecchia" Finanziaria allineano la Sicilia al rischio d'Italia: come quelle che danno un colpo di forbici a permessi per malattia o congedi parentali. Il rischio, quando si tocca queste materie, è quello di colpire nel mucchio, di fare discriminazioni generalizzate, ma il punto di partenza era quello degli abusi figli della legge 104. Era un'amministrazione in cui, fino a qualche anno fa, si poteva andare in pensione anche a 40 anni per accudire un parente con la salute malferma. E questa era anche la Sicilia dell'anomalia anche per sindaci e consiglieri comunali. Che per numero e indennità guardavano dall'alto in basso i colleghi delle altre regioni. L'Ars a giugno ha approvato una legge che cancella le differenze, limitando anche i rimborsi-scandalo per i datori di lavoro, che avevano generato inchieste in diverse città dell'Isola. Poi, per carità, rispetto alla proposta della giunta Sala d'Ercole ha imposto una deroga, rinviando i tagli al momento del rinnovo dei Consigli. La nuova Finanziaria, che si appresta a fare il suo viaggio in Assemblea, punta ad anticipare a subito l'entrata in vigore della riforma. E alle porte ci sono le settimane della verità, per Baccei e per Crocetta che ora nolente o volente con il suo assessore ha ripreso a dialogare. Perché nel mezzo milione di tagli previsti dalla manovra ci sono anche altre norme che dovrebbero abbattere alcuni privilegi proliferati all'ombra dello Statuto. Fra cui permessi e distacchi sindacali, che dati alla mano sono stati concessi in misura dieci volte superiore rispetto al resto d'Italia. La legge di Stabilità ha un'altra caratteristica peculiare: non si aggrediscono i fondi per investimenti al fine di dirottarli su spesa assistenziale. Non è una questione di poco conto. Ma qui si entra in un altro settore, quello delle uscite incomprimibili e intoccabili, dopo gli interventi populisti e scardina-bilanci del passato: perché quell'esercito di 140 mila persone che viene foraggiato da mamma Regione (esclusi incarichi e consulenze), che comprende ovviamente non solo i dipendenti fissi ma i precari degli enti locali e i Pip, i forestali e i custodi dei Beni culturali, il personale dei consorzi di bonifica come quello delle partecipate, rimane la grande specialità della Regione siciliana. E la politica delle proroghe, in questo comparto, continua a essere la preferita. D'altro canto, i piani di snellimento si sono sovrapposti l'uno all'altro, negli ultimi anni, senza produrre ancora una concreta soluzione. Superate per gran parte le anomalie legate alle previsioni dello Statuto (spesso malamente interpretate), sulla strada del risanamento rimane la zavorra di un personale vasto e mal distribuito. Il vero nodo da sciogliere per Baccei e Crocetta. Per chi, magari, prima di passare alla storia si accontenti di scrivere una cronaca diversa.
SICILIA - La lunga marcia di Baccei "Dopo due anni di lavoro la Sicilia non è più anomala"
Il presidente della Regione Sicilia, Alessandro Baccei, ha presentato il bilancio del 2015, che prevede tagli di 1,2 milioni di euro. Il bilancio è stato approvato dall'Assemblea regionale, ma è stato criticato dagli oppositori, che lo considerano troppo severo. Il bilancio prevede la riduzione dei trattamenti pensionistici regionali a quelli statali, la limitazione dei permessi per malattia e congedi parentali, e la riduzione del personale amministrativo. Il bilancio è stato anche criticato per la sua mancanza di investimenti in spesa assistenziale. La Regione Sicilia ha anche un personale vasto e mal distribuito, che è stato oggetto di critiche.
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