L'INTERVISTA2 L'ASSESSORE MATTEO LEPORE MATTEO LEPORE, assessore all'economia e al turismo: Bologna è dodicesima nella classifica dei milioni spesi dai turisti stranieri. Va bene Roma, Milano, Venezia o Firenze, ma essere alle spalle di Brescia, Como e Imperia non è deludente? «Mah, io guardo al dato positivo che da 4 anni il turismo cresce del 5 ogni anno, cioè il doppio della media nazionale. Abbiamo superato i due milioni di pernottamenti e la permanenza media del visitatore è passata da 1,2 giorni a oltre 2. La questione chiave semmai è quale redditività porta alla città». Nella classifica del tempo libero del Sole 24 Ore Bologna è peggiorata: 48 come librerie, 16 nei cinema, 52 nella spesa per spettacoli. Ci si diverte di più a Macerata. «L'unico dato in calo è quello delle librerie. Abbiamo difeso i cinema, e il progetto Modernissimo lo conferma, c'è grosso fermento nella ristorazione e nella vita notturna, si esce di più la sera e lo dicono i dati sul calo dei prezzi e sul consumo. È in difficoltà il pubblico della cultura». Non scarichi su Ronchi... «No, credo che gli indicatori di queste ricerche non siano i più adatti a catturare il livello di fruizione culturale, che non è legato solo al numero di biglietti staccati. I luoghi classici - teatri, musei, biblioteche - hanno più competitor e dunque devono adeguarsi alla domanda diversa. È una sfida a essere sempre più attivi e interattivi, a inventarsi formule più coinvolgenti per fare passi avanti». Come? «Va studiato e scoperto, per esempio, con altri indicatori quali sono i contenuti che si aspetta il turista russo, giapponese o inglese. E poi si deve riportare la cultura nelle periferie, non solo pensare ai turisti». Vecchia storia. «Ci siamo concentrati più sul centro mentre è ora di riportare presidi culturali aggregativi fuori. Veltroni come sindaco di Roma pensò a un bonus per chi apriva una libreria in periferia. Nel prossimo mandato il sindaco potrebbe impiegare in questra direzione i fondi europei portati a casa ». Lei ha la delega anche all'agenda digitale e Bologna è solo 42esima nella copertura in banda larga. «Entro l'inizio del 2016 copriremo, unico comune italiano ad adeguarsi agli standar europei, tutto il territorio cittadino. Poi dobbiamo pensare alle zone grigia e nera». Cioè? «L'area metropolitana è indietro, c'è ancora tanto da fare soprattutto nelle aree montane. Il Cineca e i centri di ricerca universitari hanno fatto sì che Bologna potesse già essere connessa col mondo e gestire un enorme mole di dati, ora bisogna occuparsi del civile, pensare a imprese e cittadini e digitalizzare tutta la pubblica amministrazione ». Infine, l'economia: sarà anche in lieve crescita, ma il 65 gradino come imprese e il 61 come giovani imprenditori, nel rapporto percentuale tra imprese e abitanti, non sono esaltanti. «C'è una parte di imprenditoria in forte ripresa, molto dinamica, più fiduciosa, che esporta l'80, assume, forma figure professionali. E una grossa parte che invece non è riuscita a ristrutturarsi per resistere alla crisi. Nel capoluogo il tessuto dei servizi è diventato più forte, mentre il manifatturiero in provincia, vedi Saeco, ha subìto grosse perdite. Non abbiamo delocalizzato, ma s'è asciugata la filiera provocando la chiusura di tante piccole e medie imprese. Però l'arrivo di Philip Morris, Fico, Yoox eccetera testimonia che comunque oggi si possa fare un racconto più positivo rispetto a qualche anno fa».