E' una sorta di tempio laico del provvisorio, la Casa delle Armi al Foro italico. Un luogo di paradossi adatto per un raccontino di Andrea Camilleri quando soavemente descrive mondi in cui l'eternità passa e si esprime per l'indefinito. Segue il sommesso accostamento di dati e la fatale contrapposizione di ere culturali. La Casa delle Armi, indirizzo preciso viale dei Gladiatori 4, è un progetto dell'architetto Luigi Moretti, campione del razionalismo in tempi di regime che arriva a concepire questo edificio essenziale, lineare, minimo negli anni 1934-35. L'incertezza, in questa storia, fa capolino subito: il nome doveva essere, e risulta nelle carte, Casa Balilla Sperimentale. All'inaugurazione nel 1936, il battesimo ufficiale è per la Casa delle Armi che, con gli anni e le consuetudini, diventerà poi Sala della Scherma anche perché dentro ci si allenavano i "pulcini" in punta di fioretto, fino negli anni Sessanta. È il 1973 quando Moretti si spegne, non ancora vecchissimo, sull'isola di Capraia e soltanto tre anni più tardi quel suo posto viene dato in prestito dall'Istituto superiore di educazione fisica ai ministero dì Grazia e Giustizia. Per pochi mesi, si disse all'inizio, giusto per sbrigare certi processi, saltuariamente. Così sbocciò e decorse la cupissima stagione dei maxiprocessi nell'aula bunker, quella con le gabbie con dentro i peggiori detenuti, dopo l'attentato a papa Wojtyla, il rapimento di Aldo Moro. La funzionalità, lo sa anche una matricola di architettura, è tutto per un edificio, la sua conservazione, la sua vita. Quella costruzione in cui Moretti trattava le superfici come fossero pura scultura, viene scempiata, snaturata da tutt'altre necessità e piano piano ne risente, deformandosi. Ne soffrono anche i maestosi mosaici di Canevari raffiguranti atleti nerboruti e scattanti. Passati gli anni di piombo, la vita giudiziaria lì dentro continua, per la corte d'assise e la polizia giudiziaria dei carabinieri. Gli anni Novanta sono alle porte quando la Casa delle armi passa sotto il vincolo dei Beni culturali ciò che l'ha salvata ma non senza la condanna al degrado, malgrado i continui interventi tampone, a una situazione di provvisorietà che è parsa finora eterna. Sui giornali quel tempio del provvisorio ai piedi del verde del parco di Monte Mario c'è tornato un anno fa per il ritrovamento nell'atrio di un grande mosaico polìcromo disegnato proprio da Moretti, un prodigio, una meraviglia, si disse, fra le voci del mondo della cultura indignate per quel declino. Adesso per la Casa delle Armi parrebbe il tempo per una stagione nuova, il tempo che qualcosa si muova. Il Museo dello Sport verrà, si dichiara, stanziamenti permettendo. Intanto, l'edificio toma al Comune dì Roma, anche se continua ad ospitare il deposito degli atti giudiziari del tribunale di piazzale Clodio. Forse l'orologio comincia a girare al contrario, qualcosa cambia.