Musei chiusi in Sicilia a Natale e a Capodanno. La Regione decide, per i problemi di bilancio, di far restare i custodi a casa e tenere così nascosta ai turisti la grande maggioranza delle bellezze artistiche e architettoniche siciliane. Dei settantaquattro siti gestiti dall'assessorato ai Beni culturali e dalle sue strutture periferiche, ne rimarrano aperti nei due giorni di festa solo sei: il Teatro antico di Taormina con il museo archeologico di Naxos, i parchi archeologici della Valle dei templi di Agrigento, di Segesta, di Selinunte e la Villa del Casale di Piazza Armerina. Solo a Natale sarà aperto a Palermo il museo d'arte contemporanea, nelle sedi di Palazzo Riso e della Cappella dell'Incoronazione (ricadono nell'itinerario arabo-normanno dell'Unesco), e a Mazara del Vallo il museo del Satiro, che ritorna con un nuovo allestimento nella sede della chiesa di Sant'Eligio. IL CASO La Sicilia negata ai turisti nei giorni di festa è figlia di un atto burocratico datato 11 dicembre: una circolare inviata dal dirigente generale dei Beni culturali, Gaetano Pennino, ai responsabili dei 74 fra musei, siti archeologici, gallerie che costituiscono il patrimonio di un'Isola che quest'anno ha conosciuto un boom di visitatori. In quel documento è annunciata, per motivi di bilancio, la chiusura di tutti i monumenti a Natale e Capodanno. Motivo? Presto detto: le difficoltà economico-finanziarie che affiggono una Sicilia senza bilancio e con la cassa all'asciutto. La stessa circolare demanda ai singoli responsabili dei siti possibili eccezioni, per andare incontro «a flussi turistici già programmati ». Hanno risposto in pochi, pochissimi. L'elenco definitivo delle aperture "straordinarie" è stato pubblicato ieri nel sito dell'assessorato. Riguarda di certo i monumenti più famosi. Ma rimane precluso ai turisti un numero elevatissimo di gioielli noti in tutto il mondo. Tutti i siti della provincia di Siracusa, per fare l'esempio più evidente, sono off-limits: l'area archeologica di Neapolis come il museo Paolo Orsi, il Castello Maniace come il museo Bellomo. Fino alla Villa romana del Tellaro nel territorio di Noto. E se vi sembra poco, basta spostarsi nell'Ennese. Sarà aperta la Villa romana del Casale ma chi, una volta introltratosi nel cuore della Sicilia, vorrà visitare anche il museo di Aidone dove è esposta la Dea di Morgantina e i resti della stessa Morgan- tina, troverà le porte chiuse. E pensare che solitamente la Regione offre un biglietto unico 14 euro per garantire al pubblico la fruizione di tutti e tre i documenti. I turisti che affollano Palermo, in questi giorni, per Natale e Capodanno dovranno rinunciare al museo di Palazzo Abatellis e al Salinas, per dirne due tra tanti. Anche la Cappella Palatina, la cui gestione è però affidata a un'amministrazione diversa dalla Regione (quella dell'Ars), è chiusa al pubblico a Natale e Capodanno. E sì che, in primavera, il governo regionale e i sindacati avevano annunciato un accordo per l'apertura nei giorni festivi di una lunga lista di palazzi, musei e aree archeologiche. Lista che rimane pubblicata nel portale web dell'assessorato. Accanto a quello che invece comunica la chiusura di molti degli stessi siti per il 25 dicembre e il 1 gennaio. La decisione dell'assessorato sta già suscitando polemiche. Ad attaccare la Regione sono le guide turistiche: «È un danno d'immagine ed economico per il nostro territorio », dice Carlo Castello, presidente dell'associazione delle guide della provincia di Siracusa. «Dovremo inventare prosegue Castello tour alternativi a quelli tradizionali che prevedono tappe al Teatro greco, al museo Paolo Orsi a agli altri gioielli della città». Serena Raffiotta fa la guida turistica e archeologica nella provincia di Enna: «Questo provvedimento dice è un paradosso rispetto alle politiche di valorizzazione e di fruizione dei beni culturali». In molti, fra gli addetti ai lavori, sottolineano poi come il provvedimento regionale sia stato firmato a dicembre inoltrato e non abbia permesso di organizzarsi. Per carità, a Natale sono interdetti alle visite anche altri monumenti fuori dalla Sicilia, conosciuti in tutto il mondo: dagli Uffizi ai Musei vaticani, fino al Louvre. Ma in una regione che vanta oltre 1.500 custodi, e che si affida al Turismo per una ripresa dell'economia, non si poteva agire diversamente? Il neo-assessore Carlo Vermiglio respinge le accuse. «In Italia e in Europa musei e siti archeologici restano abitualmente chiusi, tranne qualche eccezione. Nella nostra circolare è stata anzi prevista l'apertura dei siti tradizionalmente più visitati, mentre per quelli nei quali l'affluenza non è particolarmente significativa è stata lasciata facoltà ai dirigenti che sovrintendono ai siti di aprire laddove ritenuto opportuno». Come dire: la decisione finale non è stata presa a Palermo, ma l'hanno adottata gli uffici distaccati della Regione. Poco cambia, per i turisti davanti ai cancelli sbarrati.