Mantova possiede un Museo Statuario, voluto dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che fu famoso e fotografato fin dal 1865 e nel 1902 anche dagli Alinari di Firenze. Quel tesoro è ancora a Mantova, ma quando ieri sera il pubblico venuto in gran numero alla Biblioteca Teresiana ha cominciato a guardare quelle fotografie nelle bacheche, si sentiva rimbalzare la domanda: ma adesso dov'è questo patrimonio. Il direttore del Palazzo Ducale, Peter Assman e il sindaco Mattia Palazzi, hanno promesso che il Museo Statuario tornerà ad essere visibile e un vanto della città. La mostra Il Museo Statuario di Mantova 1790-1915. Fotografie e documenti, inaugurata ieri, e il libro-catalogo realizzato con Publi Paolini, sono un bel passo avanti. I pezzi più pregiati infatti sono in realtà già esposti a Palazzo Ducale, come l'Apollo di Mantova, o la Cerere, che però oggi non si vede perché sta nella Sala di Manto, chiusa dopo il terremoto (ma riaprirà il 2 gennaio per il Gran Ballo). Altri, pochi, sono in San Sebastiano. Ma molto è ancora nei depositi e tutto va invece esposto per restituire l'importanza della collezione. Ecco dunque il grande lavoro, sottolineato con orgoglio dall'assessore alle biblioteche Paola Nobis, che ha portato alla mostra (aperta sino al 16 marzo) e al libro-catalogo a cura di Chiara Pisani, conservatrici dei musei civici, e di Cesare Guerra, direttore delle biblioteche, con gli apporti di Agnese Costa, Lisa Valli, Giulia Marrocchi. A Stefano L'Occaso, ieri per la prima volta nella veste di direttore del Polo museale della Lombardia, è piaciuta molto l'idea di celebrare così il centenario dell'accordo fra il Comune di Mantova e lo Stato, con il quale il Museo Statuario fu portato al Ducale. «Il ministero invece ha dimenticato i 500 anni dalla nascita della prima sovrintendenza: il Papa affidò l'incarico nel 1515 nientemeno che a Raffaello». Il Museo Statuario, il cui nucleo principale erano le sculture greco romane di Vespasiano Gonzaga, portate in città da Sabbioneta dagli austriaci, si trovava nel palazzo degli Studi, oggi sala di lettura della Teresiana. E il Regno d'Italia nel 1880 lo donò al Comune, salvo poi chiedere di trasferirlo al Ducale. Ci finì davvero mentre già si parlava di guerra e c'erano anche motivi di tutela. Attorno al Duemila, ci furono frizioni fra Comune e Sovrintendenza, e qualcosa fu portato a San Sebastiano dal sindaco Burchiellaro. Ieri il clima era di concordia. Il sindaco Palazzi ha annunciato che metterà in bilancio i fondi per concludere la catalogazione iniziata - ha ricordato Irma Pagliari - 21 anni fa e ancora al 50. E L'Occaso ha annunciato una mostra al Museo Archeologico sulla tutela delle opere d'arte durante le catastrofi.