L'opera è di proprietà del gallerista Mazzoli che a fine mostra la riporterà a casa C'è chi vorrebbe rimanesse sempre alla Manifattura: «No problem, lo vendo..» di Michele Fuoco "Il cavallo di Modena" di Mimmo Paladino pare faccia gola alla città. Non poche le sollecitazioni che la scultura dell'artista della Transavanguardia resti nella piazza dell'ex Manifattura Tabacchi (Mata), dove è stata allestita la mostra "Il manichino della storia. L'arte dopo le costruzioni della critica e della cultura" che resterà aperta fino al 31 gennaio. La scultura, lunga e alta quattro metri, che Paladino ha dedicato a Modena, è stata collocata su un basamento di tre metri, nei pressi della ciminiera della piazza, che fa risaltare la figura del cavallo che si connota di due nicchie laterali: in una è posta la trivella, simbolo della città, nell'altra la testa umana per mettere in luce il valore dell'operazione mentale che sostiene il pensiero creativo e anche un lavoro esperto e consapevole. Inevitabile il richiamo al clima metafisico delle "Piazze d'Italia" di Giorgio de Chirico che esprimono la dimensione mitica, classica, della memoria, dell'immaginario fuori dal tempo, ma pure la "profondità abitata" che risiede nel corpo del cavallo. La scultura in bronzo è di proprietà della galleria di Emilio Mazzoli. E, quindi, resterà a Modena. «L'ho comprata dall'artista. Sono disponibile a venderla, come è normale - dice Mazzoli - in tutto il mondo. Faccio il mio lavoro. Non ci si rende conto cosa possa costare una tale opera». Gli facciamo notare che potrebbe esserci qualcuno disposto a donarla alla città. «In verità, nessuno mi ha chiesto nulla. L'opera è importante. Il cavallo è uno dei simboli di Paladino che riprende la storia, l'archeologia, i miti della Magna Grecia che è cultura della sua terra, la Campania, ed è al centro del suo lavoro. In altri paesi darebbero delle agevolazioni per acquistare un'opera d'arte. Se la compri in America, in Germania te la scaricano dalle tasse. In Italia ti considerano ricco... E' un sottomercato il mercato dell'arte, perché costituito dal margine dello svuotamento delle cantine. Oggi è impossibile fare cultura. Occorre fare dei pettegolezzi, delle cose scandalistiche, del gossip....». Il gallerista è soddisfatto di aver prestato la scultura al Comune per l'esposizione al Mata. «Una mostra che va benissimo, in generale. Gente che viene da fuori ne parla con entusiasmo. Secondo me - continua Mazzoli - è la più bella mostra di arte contemporanea che c'è in Italia. Ne hanno parlato bene i giornali nazionali. E' vero: non c'è la fila... Ma se ci mandiamo tutte le scuole di Modena, allora si fa numero. Valgono i giudizi di Balestrini, Sgarbi... E' una cosa notevole per Modena, ma sono stati costretti a farla in un posto dove, di fianco, c'è la farmacia con l'insegna che disturba il museo. Il luogo è bellissimo, ma piccolo per fare una mostra. Era una rassegna da fare al Foro Boario che la Fondazione Cassa di Risparmio non ha concesso. E lì l'avremmo fatta con un numero maggiore di opere. Quelle al Mata sono tutte opere inedite, primarie, non come le mostre che faceva la Fondazione che spendeva tanto per poche opere del Guggenheim e tanti scarti. Io faccio il mio lavoro. Penso di essere un bene per il mio Paese e soprattutto per la mia piccola città». Il cavallo è all'attenzione di molti. Solo a fine mostra, si vedrà se tornerà da Mazzoli o resterà nella piazzetta della Manifattura. Il curatore della rassegna, Richard Milazzo, evidenzia come «i cavalli di Paladino siano profondamente connessi al modo in cui de Chirico evoca lo spazio come uno stato d'essere estremamente afflitto, se non sconsolato e tenebroso. Quello di Modena ha le zampe eccessivamente lunghe per sottolineare la sua statura disgnitosa, ma anche il vuoto e l'isolamento esistenziale dello spazio o degli spazi architettonici". L'opera è capace di tessere legami con il luogo e con la storia di Modena, tanto che il critico americano sostiene che "la virilità del cavallo serve a ricordrami di tutte le donne che lavoravano in questi spazi manufatturieri, in molti dehli spazi della Manifattura e delle sue aziende in tutta Italia... L'artista ha fatto il suo cavallo nello stesso rosso terracotta dei tetti di Modena e lo ha posto in questa piazza di Modena».