Al tempo era considerato il quinto più importante museo d'antichità in Italia. Cento anni fa, con la firma della convenzione tra Stato e Comune di Mantova, tutto il materiale delle collezioni civiche venne trasportato in Palazzo Ducale. Oggi, a distanza di un secolo, tutte le statue tornano alla Biblioteca Teresiana, perlomeno sotto forma di immagini (mostra e catalogo), per rievocare un'epoca di forte iniziativa culturale della municipalità. L'idea del museo statuario prende corpo sotto il regno di Maria Teresa d'Austria, per salvare e concentrare, portandole in città, alcune collezioni di arte antica, prevalentemente greco-romana (anche copie rinascimentali, solo in seguito riconosciute come tali) sparse per la provincia. La raccolta dei pezzi cominciò nel 1775, affidata al segretario dell'Accademia nazionale virgiliana, Girolamo Carli. Il contributo principale fu quello della collezione di Vespasiano Gonzaga, che si trovava a Sabbioneta, ma altri pezzi arrivarono dalla villa Favorita, alle porte della città, e da fondazioni private. Il museo aprì nel 1790, collocato nella galleria della Teresiana che oggi è sala di studio. Rientrava nel progetto complessivo legato al palazzo degli studi, assieme alla biblioteca, al museo di scienze naturali, all'orto botanico. Tutto serviva a fornire ai mantovani le basi per una formazione adeguata. Certo, pur essendo strutture pubbliche, venivano frequentate solo da quella che potremmo chiamare "classe dirigente", da chi poteva studiare, insomma. Il progetto prevedeva anche un laboratorio di fisica sperimentale, nella seconda Sala Teresiana; non venne realizzato, anche perché - spiega Cesare Guerra, responsabile del servizio biblioteche del Comune di Mantova - nel frattempo, con Giuseppe II, era cominciata la chiusura degli ordini religiosi, con il relativo trasferimento delle librerie monastiche proprio in Teresiana. Una procedura accelerata dall'arrivo dei Francesi, al punto che casse di libri occupavano la seconda Sala. Così, ai primi dell'800 partì la realizzazione del primo ordine di scaffali. Con Napoleone, tuttavia, partirono anche, destinazione Parigi, manoscritti, incunaboli ed anche alcune statue. Poi tutto venne restituito. Un altro "viaggio" venne compiuto da buona parte del materiale subito dopo il trasferimento al Ducale: gli austro-tedeschi avevano rotto il fronte italiano a Caporetto e per salvaguardare il patrimonio storico artistico, i pezzi più pregiati vennero portati a Lucca, ritornando poi tra il 1919 e il 1920. Siamo tornati, dunque, al 1915 e alla convenzione siglata l'11 marzo dal sindaco Arnaldo Cerato. La Reggia era vuota e non ancora restaurata, il trasferimento delle collezioni - Pinacoteca civica, Museo statuario, raccolta medievale e rinascimentale, stampa, raccolta archeologica e preistorica, raccolta numismatica, raccolte Acerbi e oggetti diversi - avrebbe potuto rivitalizzarla. Si stabilì che, innanzitutto, il materiale dovesse essere inventariato, per poi procedere all'allestimento degli spazi. Ma il Novecento è stato un secolo inquieto... Ecco, allora, che l'inventario è in corso solo da alcuni anni, condotto da Chiara Pisani. E proprio la conservatrice dei Musei Civici, con Cesare Guerra, ha curato l'esposizione in Teresiana, assieme al catalogo (Publipaolini, 15 euro) che ha visto il contributo anche di Giulia Marocchi, Lisa Valli e Agnese Costa. In copertina i volti scolpiti di Euripide, Esculapio e di un anonimo che a lungo si era pensato che potesse essere Virgilio. Sul Museo statuario nel tempo sono stati realizzati altri due lavori. Il primo, all'atto della creazione, realizzato da Matteo Borsa utilizzando gli studi dell'abate Carli, suo predecessori, morto 5 anni prima dell'apertura. Per il primo catalogo completo, tuttavia, si dovrà attendere il 1830-34, illustrato da disegni di Carlo d'Arco, inciso e tirato in acque tinte dalla calcografia Negretti. È conosciuto, però, come "catalogo Labus", dal cognome dell'epigrafista bresciano che ha descritto le tavole del 2 e 3 volume. La scelta del Comune di Mantova - con l'assessore Paola Nobis e la dirigente Irma Pagliari -, a un secolo dal trasferimento, è stata quella di ricordare il Museo con fotografie e documenti: principalmente si tratta di quelli conservati in Teresiana, ma alcuni sono prestiti dal palazzo Ducale, altri (i progetti di Carli) dall'Accademia nazionale Virgiliana. L'obiettivo non è solo ricordare ciò che fu: si vuole anche valorizzare il materiale, oggi distribuito tra Ducale e Museo della Città di San Sebastiano, con Mantova capitale italiana della Cultura 2016.