Ma il tempo ha fatto il suo corso e l'idea è che per risollevare le sorti dell'ex convento, già compromesso dai crolli subiti negli anni Cinquanta, sia il Comune a rimboccarsi le maniche: procedendo all'acquisizione non onerosa "del compendio immobiliare di titolarità del Demanio dello Stato denominato Ex Complesso conventuale di Santa Margherita Nuova, ai sensi delle disposizioni di cui al Decreto Legislativo 28 maggio 2010". Si tratta di un'area di circa 800 metri quadri, sovrastata dalla chiesa di Santa Margherita (che è invece di proprietà del FEC, il Fondo Edifici di Culto, e che oggi ospita mostre ed eventi culturali) e in cerca di rilancio: il consiglio comunale darà in queste ore il via libera al sindaco di Procida, Dino Ambrosino. Che ha già l'ok di Demanio e Soprintendenza (l'iter è dunque già in stato avanzato) e che sembra avere le idee chiare: "Il programma di valorizzazione prevede l'esecuzione di interventi di restauro e rifunzionalizzazione dell'immobile attraverso fondi regionali e comunitari. La destinazione pubblica culturale e sociale doterà l'isola di uno spazio di grande e pregevole carattere paesaggistico e storico". In grado di ospitare mostre ed eventi e culturali. Il tutto, prosegue il sindaco, all'interno di "un processo molto più esteso e complesso che riguarderà la rifunzionalizzazione e la valorizzazione dell'ex carcere borbonico e del Palazzo d'Avalos", riaperti in occasioni di alcune manifestazioni, la scorsa estate. Ora toccherebbe dunque a quel piccolo convento, a metà tra il caratteristico abitato della Corricella e il complesso di Terra Murata: per realizzarlo, su una roccia scoscesa che digrada perpendicolare verso il mare, fu necessaria un'imponente opera architettonica, con l'elevazione di un complesso di piloni sormontati da archi. Quando i padri domenicani lo abbandonarono, l'immobile fu letteralmente saccheggiato. Ora, Procida prova a riappropriarsene.