Riflettori di nuovo accesi sull'abbazia di San Giusto. Un monumento millenario da salvare e che si sta lentamente sgretolando invece sotto i colpi del tempo, delle intemperie, degli equivoci e delle pastoie burocratiche. Un degrado lento e impietoso. Così cittadini e amministratori hanno deciso di organizzare domenica 27 dicembre, alle 14.30, una staffetta dantesca lunga quattro ore e mezzo perché la sorte di questo piccolo gioiello dell'undicesimo secolo, sperso a quattrocento metri in mezzo ai boschi del Pinone, non passi ancora sotto silenzio. Si cercano cento volontari per declamare insieme uno ad uno i canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso. L'occasione sono i 750 anni dalla nascita di Dante. Ci si può iscrivere on line dal sito del Comune, scrivendo a aiutasangiustogmail.com o chiamando il l 346.0407172. Le letture della Divina Commedia saranno precedute da una breve conferenza su Dante curata dal carmignanese Adriano Bolognesi. «Fin'ora abbiamo denunciato senza successo lo stato di abbandono in cui versa l'abbazia» racconta l'assessore alla cultura di Carmignano Fabrizio Buricchi, che quattro anni fa ha scovato nell'archivio del comune le carte che dimostrano la proprietà statale di San Giusto, che fino ad allora si pensava di privati. Una storia che sembra uscita dalla penna di uno scrittore e invece vera. La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per Firenze Prato e Pistoia non si è però finora interessata granché. Gli inghippi burocratici sembrano avere il sopravvento e l'edificio sta morendo. Le vele trecentesche del transetto destro sono in parte già crollate, le bellissime absidi si stanno sgretolando. Anche la cripta, quasi unica con le sue colonne, se la passa male. Non c'è più il tetto del campanile del Mille e piove dalle mura del transetto costruito con le pietre della vicina cittadella etrusca di Pietramarina. «Così prosegue l'assessore da oggi iniziamo a promuovere una serie di appuntamenti concreti per far conoscere la storia della chiesa e valorizzare l'edificio in modo da raccogliere i circa 30 mila euro utili al consolidamento delle pareti esterne e la copertura del tetto». Basterebbero infatti questi pochi soldi, per fermare il degrado. Poi ci sarebbe da iniziare il restauro. Ad una stima sommario servirebbero almeno un milione e 200 mila euro. Tanti. Ma in fondo neppure una cifra impossibile. «L'appuntamento del 27 dicembre sarà anche il primo passo per il lancio dell'associazione "Amici di San Giusto" che si concretizzerà in gennaio e che darà vita a ulteriori iniziative» racconta Azzurra del Lucchese, una delle promotrici. Anche il Fai, il Fondo ambientale italiano che si prende cura di tanti tesori in tutta la penisola, è stato coinvolto è ha già dato conferma che San Giusto sarà un "un luogo del cuore" nel 2016. L'abbazia fino a quattro anni fa e per gran parte del Novecento si riteneva che appartenesse ai conti Contini Bonacossi, che fino agli anni Settanta l'hanno anche curata. Un grande equivoco che si è trascinato per decenni: in buona fede, con il Comune chequindici anni fa aveva chiesto alla famiglia di donargli l'abbazia, già messa male, e i conti disposti al massimo ad un comodato temporaneo o a venderla. Tutti erano convinti che la chiesa fosse davvero da due secoli privata: prima della famiglia Cinotti, che l'aveva talmente trascurata da usarla come stalla, e poi dal 1925 dei Contini Bonacossi. Fino a quando quattro anni fa, quando dall'archivio del Comune sono saltati fuori per caso nuovi documenti. Si è ricostruito che Tito Cinotti fu obbligato nel 1893 da un Regio Decreto a cedere l'abbazia, con la manutenzione affidata al Comune. Walter Fortini
CARMIGNANO - L'abbazia cade a pezzi un'iniziativa per salvarla
Il 27 dicembre, alle 14.30, si terrà a Carmignano una staffetta dantesca per salvare l'abbazia di San Giusto, un monumento millenario che si sta lentamente degradando. Si cercano 100 volontari per declamare i canti di Inferno, Purgatorio e Paradiso. L'occasione sono i 750 anni dalla nascita di Dante. L'abbazia è stata scoperta a essere di proprietà statale, ma la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici non si è interessata granché. L'edificio sta morendo, con vele trecentesche crollate e absidi sgretolate. Si stima che per il restauro si abbiano bisogno di almeno 1,2 milioni di euro.
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