Archeologia e società isolana Partiamo da una domanda. "E' plausibile che la villa piccola di San Giovanni appartenesse alla famiglia romana dei Valerii?". Potremmo rispondere: "Certamente. Questa ipotesi è stata approvata e validata da numerosi colleghi storici e archeologi molto importanti (di chiara fama, mi pare si dica), docenti in prestigiosi Atenei italiani e stranieri, in sedi e riviste scientifiche di altrettanto prestigio". I Valerii sono soltanto una delle grandi famiglie senatorie che, dopo aver preso parte alla conquista dell'Etruria, costituirono nei rispettivi ambiti dei poli di interesse economico molto forti, legati al ferro, al carbone e ad altro. Gli Aurelii, costruttori della importante via consolare fra 252 e 241 a.C., li ritroveremo all'Elba nell'età di Augusto. Gli Aemilii Scauri, secondo le fonti produttori di carbone su scala industriale (attività molto redditizia in un comprensorio metallurgico), hanno lasciato tracce profonde nella toponomastica locale: la strada chiamata "via regia Emilia" fino alla fine dell'Ottocento; l'area di Rimigliano (da rivus Aemilianus); il torrente Milia; la località di Scabris-Scauris (odierna Scarlino). La presenza dei Valerii sulla costa è dimostrata in forma ipotetica dalla presenza del toponimo "Monte Valerio", presso Campiglia Marittima (con tanto di documentazione archeologica) e in forma definitiva dalla fornace ceramica rinvenuta fra Follonica e Massa Marittima. All'Elba sono testimonianza molto forte i bolli su dolio e su tegola provenienti sia dalla villa delle Grotte, sia dalla piccola villa di San Giovanni, relativi in maniera diretta ad un Valerio Corvino e in maniera indiretta a un loro schiavo-manager di nome Hermia. Alla fase d'intenso sfruttamento delle risorse minerarie e metallurgiche di questa parte dell'Etruria, fra III e II secolo a.C., i Valerii fanno seguire una fase sempre meno manifatturiera e sempre più agraria. La villa di San Giovanni non aveva alcun bisogno di essere monumentale. Le ville di quel periodo, ancora ispirate al manuale di agricoltura del vecchio Catone, privilegiavano il fructus (profitto) e la diligentia (la sapienza agronomica) rispetto al lusso e agli intrattenimenti culturali (luxuria et otia). Prima di pensare a giardini, statue e portici, il giovane aristocratico doveva dimostrare di essere un bravo conduttore di proprietà agricole. Molte di queste grandi famiglie, fra l'altro, stringevano alleanze dinastiche. Aurelii e Valerii ebbero un ruolo di primo piano, negli stessi decenni centrali del III secolo a.C., nell'espansione romana sia in Etruria sia nella Sicilia occidentale. Non stupisce, dunque, di trovare un giovane Aurelio, discendente di una famiglia nobile ma decaduta economicamente, adottato dai Valerii (il Valerio Messalla più famoso) nei primi anni del principato di Augusto e poi designato erede (della villa delle Grotte in cui ospiterà Ovidio). Tutto qui. Noi andremo avanti, ci mancherebbe. Valerii o non Valerii, le (ora) due ville di San Giovanni e delle Grotte continueranno a raccontare le loro storie alla comunità elbana. È solo l'inizio. Abbiamo tutti un compito importante e tante iniziative in corso. Gli umori dei singoli vengono dopo l'interesse della collettività. Penso ai miei giovani collaboratori (quando dico "noi" non è un plurale maiestatis ma è che con loro condividiamo tutto, anche questa risposta). Penso al loro impegno e alla loro competenza mai sufficientemente retribuiti. Alle magre ma preziose finanze con cui questa impresa comunque procede (c'è chi ci vorrebbe restaurare la fortezza del Giove? ma si è capito di che cifre stiamo parlando?). Penso a questo, e mi fa malinconia dover ancora una volta leggere commenti sprezzanti e volti soltanto a denigrare il lavoro altrui. Tant'è, non si può piacere a tutti, e non sempre dispiace non piacere a qualcuno. (Professore di archeologia Università di Siena)