Brioni paga i lavori di pulitura e ristrutturazione del simbolo tardo cinquecentesco del Tridente IL granito della vasca di epoca romana finalmente libero dall'opaco strato impermeabile, le superfici in tufo della statua ripulite dallo smog, il ritorno dell'acqua grazie al totale ripristino dell'impianto idrico. Così torna a splendere l'iconica fontana del Babuino, restaurata in poco più di un mese e mezzo grazie al mecenatismo di Brioni, che ha donato 25mila euro, e all'operato della soprintendenza capitolina. Si può di nuovo apprezzare quindi una delle sei "fontane parlanti" della città, dove a partire dal XVI secolo i romani erano soliti affiggere lamentele anonime conosciute come "pasquinate", dal nome della più famosa statua di Pasquino nei pressi di piazza Navona, utilizzata allo stesso scopo. Costruita nel 1576 per volere del commerciante ferrarese Alessandro Grandi, la statua della fontana del Babuino, datata tra il II e il I secolo a.C., raffigura in realtà la figura mitologica di un Sileno, disteso su una scogliera. L'incontro con la goliardia dei romani ha poi fatto sì che fosse ribattezzata con il nome attuale, che vi ravvisavano le sembianze di una scimmia, fino a diventare tra i simboli del Tridente, tanto da far cambiare nome alla via Clementina, oggi appunto via del Babuino. La fontana, in realtà, solo dal 1957 è nella sua collocazione attuale perché, pur restando sempre nella stessa strada, dopo secoli sul prospetto principale del palazzo Boncompagni-Ludovisi, nel 1738 fu spostata al civico 49a, per poi essere smembrata a fine Ottocento, con la vasca in granito che fu collocato in via Flaminia, davanti alla fontana di Giulio III. L'inquinamento degli ultimi decenni aveva reso urgente un restauro, e in questo intervento lampo è stata anche ricollocata una porzione del braccio sinistro della statua, oltre al ripristino della pavimentazione in sampietrini e al trattamento delle recinzioni metalliche, per un lavoro «particolarmente delicato e complesso, vista la molteplicità dei materiali interessati, dal granito al tufo, dagli elementi metallici al travertino del capo della statua», spiega il soprintendente comunale Claudio Parisi Presicce.