Quali progetti ha per la valorizzazione dell'Accademia? «La Galleria accoglie un milione e 300 mila visitatori l'anno, aumentare questa cifra non è quello che voglio fare. Ci vogliono progetti di valorizzazione, ma serve tempo per capire cosa si può fare. Per questo museo servono cose ben pensate». Cosa pensa delle sponsorizzazioni? «I musei hanno sempre bisogno di essere aiutati. Quindi cercheremo sponsor, anche se non ho ancora un pacchetto di nomi pronto, perché ancora non conosco le persone. Spero di conoscerle presto. Questo per dire che di certo non ci saranno novità entro il 2015, forse nemmeno nel 2016». E della possibilità di ospitare eventi privati, come per esempio cene o sfilate di moda, all'interno del museo? «Ci sono sempre stati, non sarebbero una novità. Poi bisogna vedere a che tipo di eventi ci si riferisce, se hanno a che fare con le collezioni del museo». La passata direzione aveva annunciato per giugno 2016 una mostra, in collaborazione col Pecci, con grandi nomi della contemporaneità a confronto col David di Michelangelo. Confermerà questo progetto? E non ha paura che un'iniziativa del genere alimenti una concezione feticistica del David? «Su questa mostra c'è stato un incontro la settimana scorsa. Dobbiamo valutarne sia l'idea, il concetto, che l'attuabilità. Certo, il David rimane una nostra icona. Come anche i Prigioni: un museo straniero ne ha chiesto uno in prestito, ma dirò di no. In questo periodo vengono fatte le domande più sorprendenti: ai Musei capitolini sono stati chiesti Galata e lo Spinario. Io ai Prigioni sarei disposta a legarmi. Ma sono felice che la prima mostra che inaugurerò, lunedì prossimo, per la fine di "Un anno ad arte", sia dedicata a un autore non molto conosciuto, Carlo Portelli». Cosa pensa di fare per le lunghe code in via Ricasoli? «A me le file davanti ai musei piacciono: le faccio anch'io, quando vado al Pergamon a Berlino. E poi non posso certo rimandare queste masse di persone a casa, non ho la bacchetta magica». L'Accademia riuscirà a essere un museo autonomo? «I musei non sono autonomi nemmeno in Germania. Qui in Italia questa autonomia si deve ancora capire in cosa consisterà: questa riforma è nuova per tutti ed è un'occasione per tutti». Riforma che è stata criticata per aver previsto la possibilità di direttori non storici dell'arte, come nel suo caso, alla guida dei musei. Come risponde? «È vero, non sono una storica dell'arte, ma lavoro nei musei dal 2001, prima a Berlino, poi a Dresda. E proprio qui, quando chiesi al direttore se fosse un problema che non lo fossi, mi fu risposto di no, se non lo era per me. Poi per fare i saggi specialistici ci sono i colleghi ».