L'ANNO accademico 2015-2016 inizia con un nuovo rettore. E con un nuovo inno. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio risuonano le note finali dell'ouverture accademica op.80 di Johannes Brahms. «Serve una rivoluzione culturale, che ricostruisca e rigeneri l'Università». E' con questo invito, che il rettore Luigi Dei si prepara ad affrontare i prossimi sei anni alla guida dell'ateneo fiorentino. «L'Università pubblica ha vissuto nell'ultimo decennio una crisi che ha generato un impoverimento delle risorse umane, con una chiusura di prospettive per migliaia di giovani talenti denuncia Dei c'è stata una diminuzione del 25 del personale docente, tecnico, amministrativo e dei collaboratori linguistic». Oggi s'intravedono timidi segnali di ripresa: "Secondo quanto emerso dalla Crui, la Conferenza dei rettori, la legge di stabilità prevede il reclutamento in Italia di 860 giovani ricercatori e 500 professori. A Firenze dovrebbero arrivare circa 30 ricercatori, da sommare ai 40 che assumeremo attraverso un nostro bando che uscirà a gennaio». I pensionamenti nel 2015 sono stati 81 e le 70 nuove leve in arrivo sono comunque insufficienti. «La situazione è di grande affanno ammette Dei ma ci sono dati incoraggianti. Se nel 2008 i corsi di studio erano 164 e nel 2013 sono crollati a 126, quest'anno siamo a 128. La Toscana nel 2014 è la prima regione per numero di spin-off universitari, e l'ateneo fiorentino, con 39, è il più attivo». Dovrebbe inoltre nascere un Istituto di Studi Superiori per il terzo ciclo della formazione: «Vi troveranno spazio scuole internazionali di alta formazione con corsi intensivi in settori come alimentazione, clima e beni culturali». Ma i problemi dell'Università restano tanti. A sottolinearli Enrida Ndreu, rappresentante degli Studenti di Sinistra: «Governi miopi lasciano in eredità una didattica martoriata dai colpi inferti dal blocco del turnover. Fioccano ovunque numeri chiusi, aule sovraffollate e interi corsi dequalificati per la mancanza di docenti». Secondo Dei il dramma delle aule sovraffollate riguarda la Scuola di Agraria (che avrebbe dovuto trasferirsi a Sesto) e Medicina. «Stiamo cercando di usare tutte le risorse infrastrutturali. Con i ricorsi dello scorso anno a Medicina ci siamo trovati con molti più studenti. C'è stato un boom di iscrizioni a fisica e chimica e in quel caso stiamo lavorando a un progetto congiunto con Regione e Comune per portare il liceo Agnoletti dentro il campus e costruire un nuovo plesso con 6 aule da 250 posti».