Sono un centinaio quelli ospitati in paese. In genere stanno per i fatti loro, ma qualcuno si integra, fa qualche attività nelle botteghe. L'anno scorso un immigrato ha interpretato uno dei re magi, Melchiorre, il nero. A tre chilometri a valle nelle Grotte Mangiapane dove sarà animato il presepe ci ritroviamo all'improvviso nel cuore della Palestina, a Betlemme: spelonche nel cuore delle pietre, povere casupole riattate, vegetazione mediterranea, carrubi, palme nane, agave, gelsi, lantane, gelsomini, bouganvillee, gabbie con pennuti di ogni genere, pavoni, oche, galline, e i cani all'erta per difendere i pollai da volpi e faine. I galli intrecciano i loro chicchirichì e gli asini rispondono con stentorei ragli. Pecore, capre e buoi, brucano erba tranquilli. Gli animali avranno la loro parte, reciteranno se stessi; in scena 22 somarelli, 16 capre, 50 pecore, e qualche bue. Durante l'anno gli animali e gli ambienti sono accuditi da Antonio Colomba, uno degli 11 soci dell'associazione che organizza la manifestazione. Con lui facciamo il giro di una trentina di locali dove gli artigiani si metteranno all'opera. Passiamo dalla barberia alla cucina, dalla filatura, dove con un telaio del Settecento saranno realizzati tappeti e tele varie, alla taverna, dove già fanno mostra di sé appesi al tetto, baccalà, aringhe affumicate, reste di agli, cipolle, pomodorini e meloni, futuri spuntini per i visitatori. Il giro, in un percorso acciottolato suggestivo e puntellato da muretti a secco, continua nel frantoio, nella macinatura del grano, dal sellaio, dal puparo. In una stanza la "naca" sospesa dove cullavano i neonati. In fondo la grande grotta dove sarà di scena la Natività. Le stalle, il fieno, la culla, tutto pronto per il 25 alle 16, ora ics del via. Tanti personaggi reali, tranne uno, il più significativo, il Bambino Gesù, a dimensioni reali, una statuina dell'Ottocento prestata dalla parrocchia. D'altra parte come tenere bloccato nella spelonca un bambino per tutti gli otto giorni di rappresentazione (25, 26, 27 dicembre e 2, 3, 4, 5, 6 gennaio). Nel muro accanto la piccionaia scavata nella roccia nel 1819, come indica la data incisa, con ancora visibili i buchi d'ingresso. «Venivano attirati qui dice Antonio per le uova, che servivano per produrre una sorta di brodo che serviva per curare l'influenza dei bambini ». «Questo complesso di grotte e casupole fino al 1946 era abitato dalla famiglia Mangiapane, quattro fratelli e con loro le mogli e una trentina di figli dice Antonio un loro discendente, mentre è al lavoro per pulire i locali e tirare fuori costumi e attrezzi I miei lontani parenti vivevano di pastorizia. Poi restò un solo fratello fino al 1966 e dopo la sua morte il complesso venne espropriato dai Beni culturali. Oggi le grotte rivivono col presepe. E per le festività ritorna quel mondo antico per come era. Io stesso mi presterò a svolgere qualche parte. Sono un jolly pronto a tutto». Domenica Sileci ci dà sotto con i gomiti, riportare a lustro i locali e i vecchi arnesi non è facile. Tutte le suppellettili arredi, quadri, sedie, panche, "pile" scolpite nella pietra, forge, aratri, botti, brocche, banchetti da calzolaio o banconi di falegnami sono rigorosamente autentiche, racimolate nelle vecchie masserie in disarmo. Il tutto diventa una sorta di museo della cultura contadina. Il mare a pochi chilometri è estraneo; pescatori e barche un altro mondo, lontanissimo. A Custonaci si vive di marmo, agricoltura e pastorizia. Ma a uscire dalle grotte lo spettacolo del mare si staglia imponente. Sullo sfondo onde piatte come l'olio e le isole di Marettimo e Levanzo in controluce: Favignana, invece, è nascosta dal Monte San Giuliano su cui sono visibili alcuni tetti di Erice. Di fianco invece la montagna affettata, i blocchi tolti creano disegni geometrici in cui i raggi del sole riflettono suggestivi chiarori. L'assessore alla Cultura Filippo Castiglione, e Vito Vario, sono alle prese con il casting, devono affidare i ruoli. Un lavoro complesso. La madonna e san Giuseppe ruoteranno; almeno tre per ogni ruolo in modo da consentire agli "attori" di godersi spezzoni di festa. I visitatori saranno fatti convogliare tutti nel centro storico, poi un giro per chiese, musei, assaggi negli stand e con navetta via alle Grotte. Il tutto con dieci euro. «Ho fatto di tutto per tanti anni dice Maria Stella Pace dalla lavandaia alla cuoca. Oggi è il turno di mio figlio». Manuel, sei anni, accanto a lei annuisce. «Non vedo l'ora che cominci dice l'anno scorso ho fatto il pastorello, e spero di farlo anche quest'anno». «I bambini delle scuole sono in fermento dice l'assessore ai Servizi sociali Silvia Campo Tutti felici di portare avanti questa bellissima tradizione». Caterina Amico è al lavoro dietro al bancone della trattoria- bar "La collinetta". «Tutto ha avuto inizio una sera di inverno nel bar Messina dice Mio padre Rosario l'ha buttata lì tra una chiacchiera e l'altra: perché non fare il presepe nelle grotte? Detto fatto si sono messi al lavoro a levare letame e macerie. Il primo anno solo la messa di Natale e poi il presepe. Ed eccoci qui orgogliosi e felici». Oltre al deserto delle strade, al chiuso delle case è un intreccio di iniziative. Il gruppo teatrale "I liberi ragazzi" prepara un musical, gli anziani della compagnia "Rosario Amico" provano una farsa siciliana, il gruppo Cala Bakuto intona i canti folk del territorio e le due bande musicali danno fiato alle trombe per la kermesse. Il palcoscenico è ancora vuoto ma le quinte sono affollate, di teatranti, artisti di strada, giocolieri, zampognari, pronti ad animare questa natura che a prima vista sembra morta.