L'Efebo di Selinunte, preziosa statuetta bronzea di giovinetto datata tra il 460 e il 480 a. C., 85 centimetri di ritrovata bellezza quasi certamente attribuibile alla scuola plastica selinuntina, non ha ancora trovato la sua fissa dimora. Vaga ormai, con alterne peripezie degne di un archeo-thriller, da oltre 130 anni. Dal 1882, quando fu ritrovato casualmente da un contadinello di 9 anni nelle campagne di Ponte Galera, in territorio di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Rimbalzò di nuovo nelle cronache internazionali nel dicembre 1962, quando scomparve dalla cittadina trapanese per essere rinvenuto sei anni dopo con l'intervento dell'Interpol a Foligno, già fatto in pezzi per essere trafugato con ogni probabilità all'estero. Scadenza a gennaio Esposto in queste settimane nella Casa del Viaggiatore a Castelvetrano, grazie a una sponsorizzazione privata che ne ha garantito per tre mesi la copertura assicurativa, è stato già ammirato da migliaia di visitatori, ben collocato nella saletta piena di luce dentro una teca trasparente videosorvegliata, ma soprattutto protetto da una polizza di 17 mila euro, legata a un progetto per Expo avviato in ottobre. Ma, a polizza scaduta a fine gennaio, la questione dell'Efebo senza fissa dimora è destinata a riaprirsi, e con essa la querelle dell'appartenenza dei beni archeologici al loro sito di originario di provenienza. «Valuteremo a fine gennaio cosa fare. Cercheremo le risorse e lo risistemeremo nel piccolo museo cittadino, garantendone comunque la sicurezza», dice Felice Errante, sindaco di Castelvetrano. Passato rocambolesco L'Efebo ha alle spalle un passato rocambolesco: sopravvissuto all'oblio, rimase chiuso nei magazzini a Castelvetrano per 46 anni e venne perfino utilizzato come portaombrelli nell'anticamera dell'allora primo cittadino. Ha poi molto viaggiato negli ultimi decenni: esposto alle Olimpiadi di Atene del 2004, è poi andare a rappresentare l'Italia all'Expo di Shanghai. Adesso, tornato nel parco archeologico dove i selinuntini lo nascosero per preservarlo dalle incursioni cartaginesi, potrebbe avviare una rivoluzione nella concezione del marketing dei beni culturali in Sicilia, diventando esso stesso un brand. Il marketing dei beni culturali Il problema delle scarse risorse destinate ai beni culturali e del difficile rapporto tra le Soprintendenze e gli sponsor privati, che è in realtà una costante tipicamente italiana, in Sicilia diventa una metafora. Una nota cantina siciliana ha messo infatti a disposizione 50 mila euro che, per ragioni burocratiche, non possono essere utilizzati dal Parco archeologico di Selinunte. Una bagarre tra Regione e privati legata all'uso del marchio che, promette il sindaco di Castelvetrano, deve giungere a una soluzione al più presto. Il trend, da parte del Comune, è di aprire sempre di più ai privati, senza escludere i grandi eventi sponsorizzati: il parco di Selinunte si prepara infatti a ospitare la prossima estate una serata di moda e design tra i templi dell'antica città. Sarebbe un nuovo corso nel management della cultura siciliana che, come ha dimostrato Google, sbarcato l'estate scorsa con un megaparty nella vicina valle dei Templi di Agrigento, serve a rilanciare la visibilità dei siti culturali nel mondo. Selinunte E Selinunte ne ha davvero bisogno: nel 2014 i suoi visitatori sono stati solo 284 mila, contro i 600 mila del parco agrigentino, che ha dichiarato di aver incassato dai biglietti 3,5 milioni di euro. Il parco archeologico di Selinunte, che sta utilizzando i fondi europei del distretto turistico per rilanciare il territorio sui mercati esteri, aspetta da tempo un completo restyling e adeguati servizi per la fruizione: mancano a oggi la segnaletica, i servizi aggiuntivi di caffetteria e bookshop, mentre una parte dell'illuminazione è stata realizzata con fondi privati. Adesso qualcosa potrebbe cambiare: da alcuni giorni al parco si è insediato infatti il nuovo direttore. Difficile dire se si riuscirà a superare l'impasse burocratica e gestionale che blocca l'intervento di rilancio. Mentre le erbacce crescono alte attorno ai templi principali. Privati e sponsor Lo storico dell'antichità e scrittore Valerio Massimo Manfredi, che a Selinunte è stato di casa sino al 2011, era riuscito a far realizzare dall'ex Provincia di Trapani una imponente pulizia attorno al tempio G, secoli addietro distrutto da un sisma (di cui presto uscirà una approfondita pubblicazione fotografica, ndr) rendendo leggibile l'area grazie alle foto dall'alto, nell'ipotesi di una sua ricostruzione. Spiega Manfredi: «In generale sono favorevole all'ingresso di budget privati e sponsorizzazioni per il rilancio dei beni archeologici, di sicuro quando l'ente pubblico, cui spetta comunque il compito del coordinamento e la programmazione degli interventi, non sia in grado di finanziarli». Ma, come spiega Manfredi, «ci vuole un progetto organico: se l'Efebo di Selinunte restasse nella Casa del Viandante o all'interno del parco, perché non riportare lì anche il Torso del Gigante ritrovato nel tempio G che ora è esposto al Museo Salinas di Palermo? La questione è delicata e va affrontata caso per caso, ma è fuori dubbio che bisogna aprire ai privati e che l'ente pubblico, o le soprintendenze locali, devono avere il compito di coordinare gli interventi degli sponsor».