Le notizie della notte, con i tre Oscar europei vinti da «Youth-La Giovinezza» di Paolo Sorrentino, coprodotto da Medusa. La corsa a Villa Ada, con la gente che si stupisce della camionetta che sorveglia l'ambasciata egiziana. Il derby calcistico con Luigi De Laurentiis. Ma soprattutto Giampaolo Letta, romano, classe '66, ad di Medusa film, vicepresidente (con delega all'industria creativa, cultura, turismo, Giubileo e Olimpiadi) di Unindustria, guarda al futuro: del cinema, di Roma, delle aziende laziali. Giampaolo Letta, che segnale è l'attribuzione dell'Unesco di «città creativa per il cinema»? «Un grande riconoscimento, che ci inorgoglisce. Ma lo considero un punto di partenza, non di arrivo, per alzare l'asticella. Aver ottenuto quel premio è anche una grande responsabilità». Quanto «pesa» l'industria cinematografica e dell'audiovisivo, nel Lazio? «Qui ci sono la metà delle produzioni del settore, oltre 7 mila imprese, 40 mila occupati. Sui 100 film l'anno che vengono girati in Italia almeno la metà viene girato a Roma, senza contare quelli "lavorati" in post-produzione». Stato di salute del settore? «Col tax credit del governo e l'impegno della Regione Lazio non solo abbiamo attratto molte produzioni ma abbiamo anche evitato che qualcuno andasse fuori». Il rovescio della medaglia? «L'altro giorno, sui giornali, c'erano due notizie. Da una parte il riconoscimento dell'Unesco. Dall'altra i nuovi tagli alla Cultura che dovrebbe fare il Comune. Beh, faceva impressione... I livelli fondamentali vanno salvaguardati...». Cosa dovrebbe fare il commissario Tronca? «Se ci sono degli sprechi, occorre fare dai tagli selettivi, non lineari. Alcune iniziative possono anche essere ridotte, altre andrebbero incentivate». Esempio? «La Festa del Cinema su tutti. E anche il Roma Fiction Fest. Magari si scontenta qualcuno, ma in questo momento magari è più facile fare scelte coraggiose». Le grandi produzioni portano anche disagi ai cittadini. Basta vedere le proteste arrivate per le chiusure dovute ai set di «007»... «Serve, da parte nostra, educazione, garbo, rispetto. E soprattutto occorre spiegare le cose. Il cinema è una grande industria: per quei 7-8 minuti di film, sono stati qui tre mesi, producendo ricchezza e lavoro. Se lo moltiplichiamo per 5-6 produzioni l'anno di questo tipo...». Come vede il futuro di Roma da qui a dieci anni? «Abbiamo una grande opportunità. Pensare a questa città a mediolungo termine. In alcuni momenti, penso agli anni 50 e 60, è stato fatto». Questo Giubileo è un problema o una possibilità? «Stiamo dimostrando quello che sappiamo fare. L'8 dicem bre, grazie al lavoro del prefetto Franco Gabrielli e del commissario Francesco Paolo Tronca, è stata una prova superata». La sfida olimpica? «Come Unindustria siamo al fianco del Coni e del Comitato Promotore. Non voglio dire che questa è l'ultima chiamata ma magari poi aspetteremo qualche secolo... Montezemolo e Malagò stanno facendo un lavoro incredibile». Sa che senza infrastrutture, specie sui trasporti, può essere tutto inutile? «La mobilità farà la parte del leone. Ma nessuna città può pensare di essere nel terzo millennio senza una rete adegua ta». La metro C va conclusa? «Sicuramente. Poi magari si può pensare al sistema complessivo, tra gomma, ferro e metro. Poi c'è il capitolo Fiumicino, altro snodo decisivo». A giugno si vota. Profilo ideale del futuro sindaco? «Chiunque vinca, di qualunque schieramento, dovrebbe avere esperienza gestionale, conoscenza della macchina amministrativa, una squadra di governo. E dovrebbe guardare lontano, non solo alle buche». Rapporti con l'ex primo cittadino, Ignazio Marino? «Con lui direttamente non ho mai parlato. Ma abbiamo collaborato a lungo, e in maniera molto proficua, con le due assessore alla Cultura: Flavia Barca e Giovanna Marinelli». Curiosità: è mai stato a Cinecittà World, il parco a tema a Castel Romano? «Sì, è bello, grande divertente. Certo, anche lì servirebbe un intervento sulla mobilità: o il raddoppio della Pontina, o l'autostrada». A proposito di Cinecittà: qual è il problema? «La chiave è il rilancio del piano di investimenti proposto da Luigi Abete. Abbiamo strumenti, incentivi, professionalità: mancano le strutture, abbiamo servizi di 30-40 anni fa». Ci dice i suoi tre film della vita? «Nuovo Cinema Paradiso. E poi non posso non dire La Grande Bellezza. Il terzo? Il prossimo...». Ultima: farà mai politica? «No, mai. Da romano dò il mio contributo, anche con Unindustria, per il bene della città. Basta così».