Custodire il territorio Cresce il numero dei cittadini, specie tra i giovani, che si prendono cura di monumenti, luoghi, aree archeologiche Ma le organizzazioni devono fare i conti con le resistenze corporative Nelle nuove generazioni non è solo una questione di valori: oggi esperienze di questo tipo hanno peso sui curricula "Il territorio italiano, così ricco di bellezze naturali e di opere d'arte, è estremamente fragile. Tutelare l'ambiente è fondamentale per assicurare anche ai nostri figli una elevata qualità della vita. Cosi come è fondamentale far conoscere, apprezzare, ed amare la cultura e l'arte ai nostri concittadini. Il campo che avete di fronte è sconfinato e le sfide sono sempre più impegnative. Ma sono certo che non vi tirerete indietro».Sono le parole con cui il 5 dicembre scorso, Giornata mondiale del Volontariato, il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha salutato al Quirinale, con particolare attenzione, chi si occupa a titolo gratuito di patrimonio culturale e di ambiente. L'esercito dei volontari del settore storico-artistico e ambientale non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro, proprio come chiede il presidente Mattarella. Anzi. Sono ormai 800 mila gli italiani che, dal piccolissimo comune ai grandi centri urbani, offrono il loro tempo libero per sostenere la tutela, la fruizione e la conoscenza del nostro Patrimonio e del nostro ambiente naturale così come sono descritti nell'articolo 9 della Costituzione. Ovvero il Paesaggio (terrestre, marino, lacustre) e i nostri tesori artistici e monumentali. Gli 800 mila, in costante crescita, sono organizzati nei più diversi modi. Gruppi spontanei nei centri minori, per esempio, associazioni di poche decine di abitanti, come accade in molti piccoli paesi. O coordinati da associazioni nazionali come il Fai, il Fondo Ambiente per l'Italia, che ormai conta su una rete di 2000 volontari inseriti nelle 116 delegazioni sparse nelle regioni, più altri 800 che ruotano intorno ai beni del Fondo accogliendo i visitatori e accompagnandoli nelle loro visite. Nelle giornate Fai si aggiungono altri 5.000 volontari: e poi ancora, guardando alle nuove generazioni, ecco l'esperimento-pilota, che sta registrando un costante successo, dei 35 mila studenti «apprendisti ciceroni» impegnati come guide durante le aperture straordinarie. Una palestra di conoscenza e di capacità di comunicare con gli altri. La formazione giusta Nella schiera degli 800 mila militano anche i 16 mila volontari dei tantissimi gruppi archeologici, che sfuggono a catalogazioni e censimenti per il loro incalcolabile numero. Così come i 3 mila volontari di Italia Nostra dislocati nelle 191 sezioni. E i 1.500 volontari del Wwf, la costola italiana del World Wide Fund For Nature. Sono in gran parte giovani: il 32 della totalità ha tra i 18 e i 35 anni. Altra caratteristica del Wwf sono le 300 guardie volontarie considerate dall'associazione un vero «fiore all'occhiello» perché seguono corsi di formazione (legislazione, biologia e ecologia) e sono quindi messi nelle condizioni di svolgere attività di controllo (ovviamente senza armi) e di contrasto ai reati ambientali: uccisione di esemplari di specie protette, commercio illegale di flora e fauna protette, pesca altrettanto illegale. Le guardie volontarie venatorie sono ovviamente in contatto con le forze dell'ordine per i casi di emergenza. Che non sono pochi, visto che il ministero dell'Ambiente ha calcolato che ogni 43 minuti, in Italia, si compie un reato ai danni dell'ambiente. Infine il Wwf ha un altro piccolo esercito: i 1.500 avvocati del Panda che, a titolo quasi di volontariato, curano gli interventi dell'associazione nelle diverse sedi giudiziarie (tra i tanti casi, l'inquinamento provocato nelle acque della Liguria dall'esplosione della motonave Haven con 140 mila tonnellate di greggio a bordo l'11 aprile 1991, o i continui ricorsi contro i calendari venatori fuorilegge). E lo stesso avviene a Italia Nostra, dove molti legali prestano il patrocinio gratuito. Il volontariato in campo culturale e ambientale è diventato, con i suoi 800 mila «soldati», un fenomeno di massa. Perché? Spiega l'archeologo Andrea Carandini, ex presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e dal febbraio 2013 presidente del Fondo Ambiente per l'Italia: «Il fenomeno del volontariato, nel complesso, coinvolge sei milioni di italiani. E il comparto culturale ne rappresenta una congrua fetta. La giustificazione del fenomeno sta nell'articolo 118 della Costituzione che prevede e regola "l'iniziativa dei cittadini, singoli e associati per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". Il principio è chiaro: la Repubblica deve favorire, e non certo solo tollerare, il supporto della base dei cittadini secondo il valore civile della sussidiarietà, uno dei fondamenti della liberal-democrazia. Sullo stesso piedistallo si basa la libertà di stampa. Alcuni forsennati statalisti ci accusano di volerci sostituire allo Stato. Nessuno di noi lo progetta. Ma l'Italia dispone di un patrimonio storico-artistico così imponente e vasto che nessuno Stato, nemmeno il più ricco, potrebbe svolgere da solo il compito della conservazione, della manutenzione, del sostegno alla fruizione. Proprio nella dialettica tra istituzioni e organizzazioni di cittadini si possono individuare soluzioni positive». Il numero dei giovani volontari del Fai sta crescendo, a suo avviso perché? «Perché la tematica del Patrimonio è sempre più sentita nelle nuove generazioni. E poi anche perché si è scoperto che un periodo di attività volontaria nel Fai è un punto a favore in un curriculum visto che certifica la capacità di agire in una vera e propria intrapresa culturale quale è ormai il nostro Fondo». Il «sacerdozio museale» A proposito dei «forsennati statalisti» giustamente indicati da Andrea Carandini, è interessante citare il breve saggio Il mondo chiuso dei musei. Quella casta sacerdotale che ripudia i volontari del critico Philippe Daverio, apparso nel novembre scorso sulla rivista «V dossier» edita da Ciessevi, il Centro servizi per il volontariato - Città Metropolitana di Milano: «Nel nostro Paese, a differenza che all'estero, c'è quello che io chiamo un "sacerdozio museale" e che, come tale, è inviolabile ai non addetti ai lavori. Ribadiscono, purtroppo, che il nostro sistema museale è un mondo chiuso. Perché più i dipendenti che i dirigenti hanno paura che i volontari possano in qualche modo prendere il loro posto». Ed è esattamente questo «statalismo forsennato» che frena molte iniziative e spiega la fortuna del Fai, che si occupa di beni di proprietà o affidati al Fondo. E lo stesso discorso vale per il Wwf, con le sue proprie oasi. L'obbligo morale alla radice Franco Iseppi, ex direttore generale della Rai, dal 2010 presiede l'antico e glorioso Touring Club, fondato nel 1894. E sottolinea che il numero crescente di giovani interessati al volontariato culturale «rappresenta un positivo anticorpo ai tanti fenomeni degenerativi che purtroppo registriamo. La nostra cultura rischia di radicalizzarsi verso una soggettività estrema che richiede un gran bisogno di appartenenza: e se questa appartenenza si declina nel supporto al Patrimonio, diventa indubbiamente un valore. Vorrei sottolineare che il nostro volontariato ha una motivazione molto particolare. Non parte tanto dalla sussidiarietà o dalla solidarietà, quanto da un obbligo morale che è alla radice della nostra tradizione: cioè il dovere di restituire ciò che la comunità ci ha garantito. In futuro potremmo anche pensare a un volontariato che non escluda il servizio civile. E comunque, guardando al bilancio dei nostri volontari, mi viene da pensare che il mondo in cui viviamo non è poi tutto da buttare». Una critica aperta viene dalla presidenza del Wwf, affidata dal 2014 alla giornalista, scrittrice e conduttrice televisiva Donatella Bianchi: «Il volontariato nel settore ambientale è poco considerato. La prova? Proprio il 5 dicembre, al Quirinale, c'è stato il bellissimo discorso del Capo dello Stato. Ma nessun volontario del nostro mondo è stato chiamato a leggere un saluto. Invece io non vedo graduatorie. Credo sia importantissimo il supporto dei volontari che accolgono gli immigrati a Lampedusa o si occupano di carceri, ma ritengo sia altrettanto essenziale l'impegno di chi si spende per tutelare l'ambiente. Il tema è essenziale, come certifica il grande dibattito internazionale sui cambiamenti climatici, o come dimostrano proprio i flussi migratori, sempre più legati alle conseguenze dei mutamenti ambientali e quindi alle carestie o alla scarsità di acqua. La conservazione del Pianeta dovrebbe essere un elemento centrale della vita di tutti noi, invece nelle scuole si insegna poco e male come rispettare l'ambiente in cui viviamo». Il presidente di Italia Nostra, Marco Parini, confessa di avere un sogno: «Da vecchio ambientalista mi batto con convinzione perché la grande partita dei beni culturali e ambientali si trasformi in una altrettanto grande risorsa occupazionale legata alla conservazione e alla valorizzazione compatibile. La macchina del volontariato culturale, attraverso l'organizzazione delle associazioni, già assicura mezzo milione di occupati. Numero che potrà crescere, puntando sull'indotto che l'attività dei volontari può produrre». Con buona pace dei «forsennati statalisti» citati da Carandini.
Corriere della Sera
15 Dicembre 2015
Arte e ambiente, 800 mila volontari L'ostacolo è il forsennato statalismo
PA
Paolo Conti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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