Chiude dopo circa 6 mesi la mostra degli Uffizi a Casal di Principe "La luce vince l'ombra". Inaugurata il 19 giugno alla presenza del ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, la mostra, realizzata in un bene confiscato alla camorra, doveva chiudere il 21 ottobre scorso, ma il grande successo nazionale e internazionale di visitatori, ha convinto gli organizzatori a prorogare l'evento fino al 13 dicembre. Il bilancio dell'attività svolta in questi mesi è stato tracciato stamane, nel corso della cerimonia di chiusura Pinterest Sei mesi di bellezza contro la camorra. A Casal di Principe chiude i battenti la mostra "La luce vince l'ombra". Oltre 36 mila visitatori La conferenza di chiusura (foto raffaele sardo) Chiude dopo circa 6 mesi la mostra degli Uffizi a Casal di Principe "La luce vince l'ombra". Inaugurata il 19 giugno alla presenza del ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, la mostra, realizzata in un bene confiscato alla camorra, doveva chiudere il 21 ottobre scorso, ma il grande successo nazionale e internazionale di visitatori, ha convinto gli organizzatori a prorogare l'evento fino al 13 dicembre. Il bilancio dell'attività svolta in questi mesi è stato tracciato stamane, nel corso della cerimonia di chiusura. "Dal 21 giugno ad oggi, in 175 giorni di apertura - ha detto Giacinto Palladino di "First Social Life", tra i promotori della mostra, insieme al Comune di Casal di Principe - sono passati circa 36mila visitatori. Gli studenti di 50 scuole hanno partecipato alle varie attività connesse all'esposizione. Circa 20mila studenti di tutte le età sono stati impegnati nei percorsi di didattica all'interno della struttura. Quasi 900 articoli di stampa in tutto il mondo hanno parlato della mostra e soprattutto 80 "ambasciatori della rinascita", tutti ragazzi del posto, hanno contribuito in prima persona a custodire le 20 opere d'arte provenienti da quattro musei italiani. E devo dire che ne a' valsa la pena - ha aggiunto Palladino - Quello che è venuto fuori è una delle cose più straordinarie realizzate nel mondo nel 2015" Alla cerimonia di chiusura, dove sono stati consegnati diplomi di merito agli ottanta "ambasciatori della Rinascita", erano presenti, tra gli altri, l'assessore alla cultura del Comune, Mirella Letizia, il coordinatore del comitato don Peppe Diana, Valerio Taglione, a cui peraltro è affidato il bene confiscato; i rappresentanti della commissione antimafia della regione Campania, Vincenza Amato, Giampiero Zinzi, Vincenzo Viglione e Carlo Iannace. Il Segretario Generale della First social life, Giulio Romani, la ricercatrice Chiara Tonelli, Marta Onali, della Galleria degli Uffizi e presidente di Soroptimist International d'Italia, e il nuovo direttore degli uffizi di Firenze, Eike Schmidt. Ed è stato quest'ultimo a sottolineare che "L'arte, soprattutto la pittura caravaggesca, il teatro del conflitto tra luci e ombre che vediamo in questa mostra, riflette una realtà partenopea che ritroviamo in questo territorio. Questa luce suggerisce anche una lettura politica dello sviluppo sociale che si ritroverà in due altri progetti complessi, ai quali stiamo lavorando insieme in questo momento, a Lampedusa e a Roma, e più ampiamente nel Mediterraneo." Assente il sindaco, Renato Natale, per motivi di Famiglia, ha fatto pervenire un messaggio: "Avrei voluto molto essere li con voi perché senza il vostro impegno e il vostro sacrificio non avremmo raggiunto questi importanti risultati. L'immagine della città è cambiata grazie a quel dito di San Tommaso nella piaga di Cristo". Agli organizzatori della mostra è pervenuto anche un messaggio del manager della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, letto dalla storica dell'arte Antonella Diana: "La Reggia è lieta di aver contributo a questa mostra con l'opera di Andy Warhol "Fate Presto". Il destino della la Reggia di Caserta non è separabile da quello del territorio e intende contribuire alla prosperità e alla legalità del sud realizzando la propria missione di tutela e promozione dei beni culturali nella piena consapevolezza che la crescita culturale ha un profondo valore morale. Per questo continueremo ad aiutare Casal di Principe". Per Alessandro De Lisi, infine, tra i promotori della mostra, "La scommessa è parzialmente vinta". Perché l'esperienza ha dimostrato che è possibile voltare pagina. "Non è vinta del tutto - ha spiegato De Lisi - perché mancano ancora attorno quegli elementi di comprensione che sarebbero necessari per eventi di questo tipo. Avrei preferito che stamattina, tutta Casal di Principe fosse qui - ha sottolineato De Lisi non nascondendo un po' di amarezza - - Avrei preferito ricevere la visita dei vicini di casa, del salumiere, del parrucchiere. Ma stamattina i casalesi qui non ci sono. Perciò non possiamo dirci totalmente soddisfatti. Questo è un percorso che richiede tempo, ma non richiede carità. Casal di principe non ha bisogno di una mano, ma delle gambe, di riconoscenza, di verità" Il ricavato della mostra al netto della copertura delle spese, verrà destinato ad un fondo di garanzia per lo start up di imprese che decideranno di non lasciare il territorio. Imprese che dovranno avere finalità etiche, di sviluppo sostenibile, o di promozione della cultura e della conoscenza.