RAGIONE e sentimento, decenni di lavoro, e un sogno che si realizza: finire il restauro della collezione Brignole Sale, in pratica tutto palazzo Rosso. Lo ammette, Piero Boccardo, direttore dei Musei di Strada Nuova, ieri, a poche ore dall'inaugurazione della mostra "Mecenati di ieri e di oggi, dipinti restaurati dai depositi di Palazzo Rosso". Ammette di essere riuscito a completare il restauro di tutte le opere, molte delle quali non erano più visibili da oltre settant'anni. L'obiettivo è stato raggiunto grazie ai mecenati di oggi, che non sono nobili, come i Brignole-Sale, ma manager, industriali, professionisti. Nel caso di Palazzo Rosso, il mecenate è lo studio legale Rubino che, da Milano dove opera, ha scelto Genova e questo museo per investire quasi 30.000 euro, realizzare il sogno di Piero Boccardo. E, soprattutto, mettere a disposizione della città, opere d'arte ritrovate. Con quei finanziamenti 14 tele, affidate alle mani di Franca Carboni, sono tornate alla loro luce originale. Insieme con altre tre, meno danneggiate, ora sono esposte nelle due sale lasciate libere dagli arredi parigini della Duchessa che hanno traslocato in un'altra parte del Palazzo. Carla Sibilla, assessore alla cultura del Comun di Genova, sottolinea «l'opera di valorizzazione dei dipinti» e definisce «il mecenatismo culturale un modo responsabile e utile per aiutare la comunità». Il perché uno studio legale di Milano abbia scelto un museo di Genova, lo racconta Piero Boccardo. Spiega che l'avvocato Rubini, lo scorso anno, ha proposto a lui, come direttore dei Musei di Strada Nuova, l'idea di una sponsorizzazione. Dice Boccardo: «Si erano appena svuotate le due stanze della duchessa e l'idea che prendeva sempre più consistenza era realizzare una specie di deposito a cielo aperto, grazie alle sue dimensioni, piccole, perché destinato a accogliere una parte dei dipinti di una collezione privata donata alla città, quadri che fino al 1940 era stati sempre esposti. Solo dopo la seconda guerra mondiale una parte finisce nel deposito ». In quest'anno di lavori, le sorprese non sono mancate. Si è scoperto, per esempio, che l'ovale su legno, il ritratto di Giovanni Battista, attribuito a Leonardo o alla sua scuola e comparso in cataloghi e libri, in realtà si è rivelato un'opera di bottega che ricopriva una Madonna datata metà' 500. Il "mariuolo" della situazione è stato Gio Bernardo Carboni pittore di non eccelsa fama che, come spesso accadeva, si fece garante presso i Brignole Sale. In compenso sono davvero "rinati" tre dipinti del Tavella: due paesaggi (boscoso e lacustre) e un terzo di cui sappiamo tutto. Perché Tavella, chiarisce Piero Boccardo, aveva un diario dove, in modo quasi maniacale segnava, ogni cosa che gli accadesse. Nel caso di un quadro riproduceva il disegno con l'anno di creazione. Così è capitato per il dipinto che con i due paesaggi da ieri è in mostra. Con una Maddalena di scuola veneta, o i ritratti di Ridolfo Brignole Sale e della moglie Pellina Lomellini, eseguiti a pastello dal fiorentino Sigismondo Betti.