NAPOLI. «Abbiamo sentito un boato terribile all'una di notte, ma abbiamo pensato ai botti di Capodanno». Non potevano saperlo gli abitanti che la facoltà di Veterinaria, che hanno "in casa" nel popolarissimo quartiere di Sant'Eframo, sotto la collina di Capodimonte, stava per crollare. Un crollo senza altra avvisaglia che un forte rumore notturno, a due passi da alcuni dei più bei monumenti di Napoli dal Museo di Capodimonte all'Orto Botanico. Si sono sbriciolate, dopo nove ore di agonia, due palazzine del dipartimento di Veterinaria della Federico II. Erano vuote. E ora l'area è sotto sequestro e la causa del crollo la accerterà la Procura che ha aperto un'inchiesta. Infiltrazioni d'acqua sotterranee hanno provocato negli anni passati altri cedimenti nella zona. La caduta delle palazzine è avvenuta alle 13.26, sotto gli occhi degli abitanti degli edifici vicini, dei professori e degli studenti, rimasti per ore a guardare come le lesioni si allargavano, fino a far cedere la muratura. Tuonano i geologi: «Napoli non ha ancora una mappa delle cavità sotterranee», dice Francesco Peduto, presidente campano del Consiglio nazionale dei geologi, «tutto questo si potrebbe prevenire». Di primo mattino il custode che faceva la ronda ha scoperto una voragine del diametro di un metro, ha cercato di verificare quanto fosse profonda con la torcia del cellulare, ma non ci è riuscito. Ha dato subito l'allarme. I vigili del fuoco hanno transennato l'area. Sgomberati anche gli abitanti dell'edificio al civico 26. Chiusa per crollo Veterinaria, che ha sede in uno degli edifici più antichi dell'ateneo napoletano: un convento francescano cinquecentesco con un magnifico chiostro, da poco restaurato dalla soprintendenza. Non è stato l'edificio antico a cadere, ma due palazzine di due piani che risalgono agli anni Sessanta e Settanta, dove avevano sede il Centro servizi veterinari, la scuola di specializzazione, la presidenza, i laboratori di Patologia aviare e Clinica medica e Tossicologia. Nessun problema strutturale, per le sedi dei laboratori, di cui ora la facoltà è rimasta priva. Perse anche le apparecchiature, i microscopi, i dati accumulati in anni di lavoro dai docenti e dai loro collaboratori. Le cause sono nel sottosuolo. Gli edifici che si sono accasciati l'uno sull'altro contenevano anche gli uffici di presidenza. «Tutto il mio materiale di studio dice il preside Luigi Zicarelli è irrecuperabile». Il giorno dell'Immacolata la facoltà era chiusa ma comunque sorvegliata, anche perché erano ricoverati alcuni animali padronali nel pronto soccorso della clinica veterinaria aperto 24 ore su 24. Alle 4 di ieri mattina un nuovo boato e delle vibrazioni: qualcuno ha pensato al terremoto, ma nessuno è sceso in strada. L'allarme è scattato solo alle 6, quando il custode della facoltà ha chiamato uno dei due geometri dell'ufficio tecnico perché aveva visto calcinacci caduti. È stato lui ad accorgersi della voragine apertasi nel viale laterale delle palazzine. I primi a essere portati in salvo sono stati i cinque cani ricoverati. Poi la facoltà ha chiuso e gli studenti sono stati mandati via.