TURISMO, luci e ombre. Grandi numeri ma servizi assenti. Poco marketing e trasporti insufficienti. Eppure l'immagine della città migliora anno dopo anno. Con quella cifra, le 40 mila presenze negli alberghi durante i quattro giorni del ponte dell'Immacolata, che fa discutere. Un trend positivo, certo, ma al di la dell'ottimismo e della capacità di accoglienza che la città sa dare, delle potenzialità del tesoro dei beni culturali, c' è ancora da rimboccarsi le maniche. Perché «Napoli resta una grande incompiuta ed è un eterno cantiere». Perché manca una capacità di programmazione, e la grande scommessa delle infrastrutture è ancora al palo. Un tema sul quale si discute. Un settore, il turismo che è l'unica industria che cresce del 7, 8 per cento all'anno. Perché allora non farne lo strumento di crescita e di sviluppo? Di questo si è parlato nel forum che si è svolto ieri nella redazione di "Repubblica". Attorno al tavolo, operatori del turismo, associazioni e Comune: Armando Brunini, amministratore delegato Gesac (la società di gestione dell'aeroporto di Napoli), Ettore Cucari, numero uno Fiavet agenzie di viaggio Campania, Ambrogio Prezioso presidente degli industriali napoletani, Antonella Aloschi responsabile del tour operator Aloschi Bros settore crociere, Nino Daniele assessore comunale alla Cultura e al turismo, l'artista Lello Esposito. Una riflessione che ha rivelato l'ottimismo dei recenti risultati ma anche i forti dubbi sull'assenza di una programmazione fatta secondo i tempi giusti. Una responsabilità della politica, inadempiente in questo senso e comunque sempre in ritardo. L'aumento dei flussi turistici si registra da alcuni mesi in città. L'ultima prova è il boom del ponte dell'Immacolata e ottimismo c'è anche per Capodanno. La città è attrezzata per dare una risposta all'altezza delle aspettative? Brunini: «Il primo punto del nostro piano industriale è lo sviluppo verso i mercati internazionali e i numeri ci danno ragione, i turisti in transito sono in aumento. Dal 2013, anno in cui mi sono insediato, le mete internazionali con partenza diretta da Napoli sono passate da 38 a 55. Abbiamo fatto un sondaggio, nei primi 9 mesi del 2015 i turisti sono aumentati, 350 mila viaggiatori in più rispetto allo scorso anno sono transitati per l'aeroporto, totale 800mila. Sono i primi vagiti del tentativo di fare sistema. Se la città non avesse avuto attrattiva l'aeroporto non sarebbe potuto arrivare molto lontano. La vera priorità è il marketing, quel poco che si fa, lo abbiamo fatto noi privati. Abbiamo invitato dei blogger da tutta Europa, hanno scritto del loro viaggio e hanno avuto 1 milione di contatti, è stata una iniziativa che è costata tra noi e il Comune soltanto 20 mila euro. Bisogna impegnarsi in queste cose, come fanno tutte le città del mondo». Daniele: «Il marketing lo fanno gli stessi turisti, sono loro i testimoni del cambiamento della città. E i cittadini sono protagonisti di questo successo, hanno capito che ognuno di loro può essere azionista del turismo». Quali sono i punti di forza e quelli di debolezza dell'aeroporto? Brunini: «È un bell'aeroporto, quello che manca è la sicurezza fuori dallo scalo, i taxi li governiamo in parte, i venditori ambulanti danno fastidio ai passeggeri, c'è la microcriminalità. Serve un sistema che supporti il turismo più attivo, più avanzato». Lello Esposito, lei ha un laboratorio nel centro storico apprezzato in tutto il mondo. Qual è la sua esperienza a contatto con i turisti? Esposito: «Ho un pensiero positivo. La città sta rispondendo, cresce una cultura dell'accoglienza. Napoli riesce a dare emozioni straordinarie anche nella disorganizzazione apparente, la città è più pulita. Insomma direi ai turisti, venite a Napoli, c'è tutto quello che c'era all'Expo e non pagate il biglietto». Condividete la visione di Esposito? Prezioso: «La città ha bisogno di più interventi strutturali e di sistema. Siamo una grande incompiuta. Col turismo si può raddoppiare il Pil in Campania, ma perché il Mezzogiorno cresca davvero c'è bisogno di interventi strutturali. Grazie alla metropolitana, Napoli sarà la città italiana con più chilometri di ferro per abitanti, più di Parigi. Ma i lavori si devono completare. Stiamo impiegando troppo tempo, si lavora dal 1976... Chiediamo al governo di mettere le risorse tutte in questo settore. Non si può mantenere ancora per 2 anni piazza Municipio nella situazione di oggi, i turisti arrivano nel porto e si trovano in un cantiere. Si deve intervenire sul porto e su tutte le sue attività. Napoli e il Mezzogiorno crescono dello 0,1 per cento, qui la crescita non è arrivata ancora. Il turismo può essere un grande volano di sviluppo ma occorrono le infrastrutture. E la sicurezza? Solo qui, tra le grandi città d'Italia, succede che ragazzi di vent'anni si sparano con i kalashnikov». Avete proposte concrete? Prezioso: «Nell'area archeologica vesuviana il 75 della popolazione giovanile è disoccupata. Dobbiamo creare lavoro stabile, evitare che i 5 milioni di turisti che vanno a Pompei vadano e vengano dalle navi e lascino qui, sul territorio soltanto il 3 per cento. Bisogna organizzare bene l'incoming. Noi ci stiamo provando per Naplest e Pompei, abbiamo chiesto a 40 stakeholder pubblici e privati, nazionali e locali, di fare una pianificazione strategica con un concept moderno. Oggi, in tutto il mondo, si studia la domanda che viene dal territorio e si propongono cose coerenti con la domanda. Pensiamo a Bagnoli. Oggi quel territorio deve cambiare. I fondi della programmazione 20142020 hanno subito massicce riduzioni, valgono meno del 2 per cento del Pil della Campania. Con questa spesa pubblica anche se investita bene non si va da nessuna parte. Occorre il partenariato pubblico-privato, bisogna ripristinare la catena dell'affidabilità e completare le reti digitali, logistiche. Il porto di Napoli, assieme a Salerno e Castellammare si deve candidare a intercettare il tonnellaggio triplicato e non dirottarlo altrove». Come è stato possibile il "miracolo" dei 40 mila turisti arrivati in 4 giorni negli alberghi? Cucari: «Sono contento di aver visto strade piene ma sono solo cifre di week-end, pensiamo che gli stipendi in albergo si pagano tutto l'anno. Abbiamo solo 11 mila posti letto in città e Roma ne ha 130 mila. Bisogna capire perché i posti letto sono così pochi e perché le grandi catene non investono a Napoli: ce ne sono pochissime. Il fenomeno dei bed breakfast è preoccupante. Molte strutture sfuggono del tutto ai controlli, sono fortissimi i tassi di evasione. E poi è un momento particolare perché Napoli, oltre ad essere un forte attrattore, vive anche delle disgrazie altrui, parlo di Tunisia, Marocco, Turchia, Egitto. Ha contato molto il calo enorme dell'outgoing, le capitali europee non sono considerate sicure, i grandi tour operator hanno scelto l'Italia e Napoli. Dobbiamo approfittarne». Quali sono le carenze del settore? Cucari: «Manchiamo di una programmazione e di una tempistica giusta. Il turista che viene a Napoli soffre di una mancanza di eventi. La Regione interviene sulla programmazione con una tempistica ridicola. Abbiamo pianificato il turismo scolastico, con una delibera che punta a portare i ragazzi delle scuole nella nostra città a febbraio e marzo, ma la delibera è stata fatta ora, è tardi. Le scuole hanno già programmato, noi finiremo per regalare i soldi alle scuole che verranno qui. La Regione arriva sempre in ritardo, come tutte le istituzioni. Il mio orologio va un anno avanti, io segno già dicembre 2016. Servirebbe un piano strategico e industriale per lavorare insieme per aumentare il Pil regionale. Il turismo è un'industria, bisogna lavorare insieme con un anno di anticipo». Daniele: «Napoli è diventata un albergo diffuso. Bisogna sottoporre quella parte di economia sommersa alle regole ma non si può negare il successo di una città che ha ritrovato le sue potenzialità». Esposito: «Non rimarchiamo sempre i lati negativi della città, le cose vanno davvero molto meglio. Pensiamo piuttosto alle possibilità di sviluppo delle periferie. Abbiamo i numeri del turismo, negozi e botteghe straordinarie, ristoranti stellati, la città cresce. La mia attività è a San Domenico, negli anni ho visto progressi incredibili. È un dato di fatto. Prendiamoci il buono che ci arriva e riflettiamo. Magari sono gli imprenditori ad aver sbagliato, a non aver investito». Prezioso: «No, non ci sto. Gli imprenditori pagano tasse salatissime e quelli che lavorano qui sono eroi. E quando vanno altrove lo fanno perché non possono portare avanti le produzioni. Qui mancano le infrastrutture digitali e ci sono zone della città dove nemmeno le fogne funzionano. Non c'è la competitività di sistema: quella la crea l'amministrazione, non gli imprenditori». Parliamo del porto. Quali sono i punti di forza e debolezza del turismo crocieristico, anche alla luce delle criticità che riguardano l'accoglienza al terminal? Aloschi: «Le crociere sono aumentate del 18-20 per cento, il settore va molto bene, è in crescita ma il problema è quando i turisti escono dal porto. Appena superano la sbarra di accesso alla Stazione marittima, vengono assaliti dai tassisti. Basterebbe un minimo di sicurezza in più da parte dell'Autorità portuale e del Comune. E poi c'è il problema della criminalità. Quasi ogni giorno i crocieristi rientrano subito sulle navi e denunciano scippi e rapine agli uffici della polizia. È assurdo, non si riesce proprio a governare. Stanno aumentando intanto le escursioni dei crocieristi in città, le richieste sono moltissime ma le destinazioni più richieste sono Pompei, Sorrento e la costiera: offrono un'accoglienza migliore». Cosa sta facendo il Comune e cosa risponde a tutte le richieste emerse: servizi che mancano, sicurezza, trasporti, pulizia della città? Daniele: «Sta accadendo qualcosa di formidabile. Napoli ha subìto una delle più grandi crisi dal dopoguerra in poi. Era esposta al ludibrio del mondo, ora è tutto cambiato. È un albergo diffuso. La ripresa del turismo è collegata alla rinascita culturale della città. Ma il governo deve tenere fuori la cultura e i musei dai vincoli del piano di rientro dal dissesto valido fino al 2022, altrimenti abbiamo le mani legate. Io faccio l'assessore alla Cultura con zero risorse. Certo, ci sono le carenze, le infrastrutture, i trasporti, la pulizia delle strade. Dovremmo avere la possibilità, in giorni di afflusso straordinario, di far uscire continuamente gli operatori per ripulire strade e cestini». Assessore, se potesse realizzare un sogno, che farebbe? Daniele: «Aprirei 200 chiese, le ristrutturerei e le darei ai giovani che si sono inventati lavori nel turismo. Napoli oggi per l'Italia non è più un problema, ma una risorsa».