Dopo il Pan e il Madre, domani alle 18,30, sarà la volta dell'Arcos, il museo d'arte contemporanea di Benevento. Inaugurazione che da seguito a una stagione feconda per le sedi permanenti destinate, dalle istituzioni locali, alle arti del ventesimo e del ventunesimo secolo. Una fase di stabilizzazione - a lungo reclamata dagli addetti ai lavori, napoletani e non, e non solo da loro - avviatasi, nei mesi scorsi, con l'apertura del Core, il museo estesosi nelle celle, negli orti e nei giardini della Certosa di Radula. A dirigere il Museo d'Arte contemporanea del Sannio sarà, almeno per il biennio iniziale, Danilo Eccher, l'attuale direttore del Macro di Roma, già intervenuto recentemente nella programmazione artistica regionale come curatore della personale di Hiroshi Sugimoto ospitata nelle sale della Reggia di Capodimonte. Per la «prima» del museo beneventano, Eccher, con la collaborazione di Claudia Gioia, ha tracciato un percorso che dai sotterranei del Palazzo della Prefettura - individuati come contenitore del nucleo fondante della collezione stabile - si snoda all'esterno. Si insinua facendosi largo nel centro storico cittadino, ridisegnandolo con un circuito di segni dal taglio fortemente storico. Un iter espositivo che transita per l'«Hortus conclusus» di Mimmo Paladino, Palazzo Terragnoli, l'Arco di Traiano, il Duomo, il Teatro Romano, l'ex Convento San Felice, intessendo un dialogo tra antico e moderno che lambisce altri siti storici cittadini. Afflato che conferma una condivisa sensibilità dimostrata dagli enti locali nel recupero e nella valorizzazione di edifici storici nel segno dell'arte del presente. La mostra inaugurale intende offrire una panoramica sugli ultimi quarant'anni della ricerca creativa nazionale; e muove per tappe en plein air per approdare in una dimora stabile nel segno della tradizione. Una sorta di «viaggio tra generazioni, linguaggi e ricerche differenti» che intende fornire, almeno com'è nelle intenzioni dei curatori, «una disamina approfondita dei passaggi cruciali della storia artistica contemporanea» attraverso le opere di alcuni protagonisti dell'arte povera, del concettuale, della transavanguardia, della nuova scuola romana, spingendosi fino ai lavori di alcuni esponenti delle nuove generazioni. Suggestivo il recupero dei locali sotterranei dell'edificio del primo Novecento portato a termine su un progetto elaborato dalla Provincia nel 1999; e finanziato, parzialmente, dalla Regione Campania, nel 2001 con uno stanziamento di 1,800 milioni di euro. Oltre 1.500 metri quadrati riservati agli spazi espositivi, 500 ai servizi, 100 ai depositi, una saletta polifunzionale con cinquanta posti a sedere, buvette e libreria: questa la dotazione strutturale di neonato museo. Oltre a Mimmo Paladino, due le coppie di giovani campani tra i diciotto artisti selezionati. Perino Vele e i gemelli (Lucio e Giuseppe) Perone: presenze benauguranti per il futuro di Arcos.
A Benevento l'arte si chiama Arcos
Domani alle 18,30, l'Arcos, il museo d'arte contemporanea di Benevento, sarà inaugurato. La mostra sarà curata da Danilo Eccher, direttore del Macro di Roma, e seguirà una stagione feconda per le sedi permanenti. Il percorso espositivo si snoderà dal Palazzo della Prefettura, attraverserà il centro storico cittadino e si fermerà in altri siti storici, come l'Hortus conclusus di Mimmo Paladino e il Teatro Romano. La mostra presenterà una panoramica sugli ultimi quarant'anni della ricerca creativa nazionale, con opere di artisti come i protagonisti dell'arte povera, del concettuale e della transavanguardia. Il museo sarà dotato di oltre 1.
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