GROSSETO Primo incontro del 7 dicembre a Maremma.tv a Grosseto, dove si è parlato di gestione e governance del territorio maremmano, con due chiavi di lettura: il conflitto fra gli interessi degli agricoltori e pastori, la prima; la messa in sicurezza dei fiumi, la seconda. Fra i relatori c'era anche Fernando Tizzi, il pastore di Saturnia (Manciano) che da una vita si batte per ricordare che la pastorizia è salvaguardia del territorio e che le predazioni nonostante progetti e palliativi, non sono diminuite, anzi. E anche stavolta Tizzi non ha retrocesso di un millimetro. «Ho detto racconta Tizzi che dal 1928, anno della battaglia del grano, gli alvei dei fossi hanno cominciato a restringersi. Colpa delle bonifiche dei terreni demaniali che erosero la terra e resero i fossi troppo piccoli. Il danno è continuato fino ad oggi, quando è stata tolta la vegetazione dal letto dei fiumi e è stato permesso alle acque di portare i detriti fino al mare e di far alzare il letto dei fiumi fino alle sponde. Un dramma che stiamo pagando caro, con alluvioni e dissesti idrogeologici». Ma a Tizzi, anche in questa circostanza, stava a cuore parlare della sua amatissima pastorizia, quella che cerca di difendere da una vita: «Le pecore sono le naturali custodi dell'ambiente e il pastore che le accudisce cura il terreno in modo ineguagliabile. Ma per poter fare questo, le pecore devono stare all'aperto e non chiuse negli ovili. La pecora dorme in cima alla collina col vento in faccia e salvaguarda il territorio. Adesso le pecore stanno subendo predazioni per la cui eliminazione nessuno fa nulla. Non voglio tornare su quanto detto tantissime volte. È sicuro che così facendo si distrugge una cultura. La cultura pastorale non si ricrea con una generazione, ma con decine di generazioni. Permettendo le predazioni non solo si azzera un'economia, ma un modo sedimentato di allevare della nostra maremma e del Monte Amiata, frutto di intelligenza di tante generazioni. Per non parlare poi dei prodotti tipici, che una volta erano genuini e oggi non più. I pastori bastava sentissero il profumo del latte, per capire come sarebbe venuto il formaggio. Oggi si lavora col latte in polvere e coi fermenti lattici. Sta crollando un mondo e noi stiamo a guardare». (f.b.)