Il Ponte degli Alpini ha preso la strada del Quirinale. Direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno scritto i professionisti aggregatisi nel non condividere le linee progettuali di ripristino del manufatto ligneo palladiano (ma non i due presidenti degli Ordini). La lettera è stata inviata anche a tutte le massime cariche dello Stato, compresa l'Agenzia anticorruzione retta da Raffaele Cantone, e al Governatore Zaia. Tra i destinatari i presidenti di Senato e Camera, il premier Renzi, il ministro Franceschini, la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni. E poi ai vertici Unesco e Ana, Puglisi e Favero, al Prefetto, ai Soprintendenti. Il capofila è il professor Siviero, già docente di Costruzioni allo Iuav. E in questi giorni è stato a Roma dove pare abbia contattato gli ambienti ministeriali. Un appello che così prende le sembianze di un mezzo atto di guerra verso le scelte municipali. La lettera a Mattarella ricorda che il monumento è tra le più straordinarie opere e se fu palladiano, ma ciò che è giunto fino a noi non lo è quasi più, anche dopo le ricostruzioni del Ferracina nel 1751 e del Casarotti nel 1821, ha mantenuto nei secoli "la perfetta coincidenza tra il "modello strutturale" ed il "modello architettonico". "Ci saremmo aspettati, di fronte ad un intervento di tale portata ed importanza, una serie di proposte, più progetti su cui scegliere il più idoneo per il restauro e la conservazione di un bene architettonico così significativo. Ci saremmo aspettati un Comitato Scientifico ad alto livello storico ed architettonico che valutasse l'intervento più compatibile con un'opera architettonica così carica di storia, passata e recente, al fine di mantenere la coerenza formale e sostanziale tra sicurezza, funzionalità e architettura. Ma ciò non è avvenuto" scrivono gli autori della missiva. E aggiungono che "gli interventi previsti dai progettisti incaricati direttamente dall'Amministrazione Comunale, Claudio Modena e Giovanni Carbonara, si configurano come una "messa in sicurezza strutturale" del Ponte che ne snatura completamente l'impianto concettuale originario, introducendo un inedito "modello strutturale" che però non è più coincidente col "modello architettonico" giunto a noi nel tempo". Il progetto, sostiene la lettera, ha come conseguenza una profonda cesura tra la sostanza e l'apparenza, tra la struttura e l'architettura. Ma a parere di molti esperti una ipotesi di restauro integrale e rispettosa della sua storia secolare sarebbe ancora possibile, anche con costi inferiori rispetto a quanto ora previsto. "Poiché il progetto è già stato presentato ed approvato dagli Organi competenti, e nei giorni scorsi l'Amministrazione Comunale ha anche approvato il progetto esecutivo incurante delle osservazioni fatte emergere nei vari confronti pubblici, e con l'ormai imminente affidamento dei lavori previsto per il 14 dicembre 2015, ci rivolgiamo a Lei confidando che si fermi l'iter dell'appalto e si possa verificare in tempi brevi se e come adottare soluzioni progettuali più rispettose della storia e delle tradizioni italiane dell'arte del costruire", perché "in fondo il Ponte ligneo di Bassano è di fatto un patrimonio dell'umanità intera, e come tale da salvaguardare non solo nella sua forma esteriore, nella sua apparenza, ma anche e soprattutto nella sua originalità strutturale, nella sostanza appunto". Seguono le firme dei docenti Enzo Siviero, Franco Laner, Massimo Guarascio, e di vari professionisti a nome del Gruppo di Riferimento Territoriale degli Architetti e Ingegneri di Bassano: Massimo Bresolin, Arduino Busnardo, Luciano D'Alto, Roberto Lanaro, Giuliana Fauda, Stefano Giunta, Alessandro Guarnieri, Pino Massarotto, Fabio Sbordone, Roberto Santi, Giampaolo Milani, Eliodoro Simonetto, Maurizio Rossi, Massimo Vallotto, Dionisio Vianello, Carlo Ziliotto, Flavio Zoncheddu. E vengono allegate note tecniche di Laner e Siviero, di Viviana Martini e Pierantonio Barizza.