Il polverone che si è sollevato sul "caso Albaneta" ha finora attirato l'attenzione per lo sdegno mostrato dai detrattori, da chi ritiene che su quella vasta area agricola di proprietà dell'Abbazia di Montecassino a pochi passi dal sacrario polacco si stia perpe- trando addirittura uno "scempio". Perché su quell'area incontaminata hanno combattuto e perso la vita centinaia di soldati durante la seconda guerra mondiale. Dal monastero nessun commento. Fino a ieri, quando l'abate Padre Donato Ogliari ha rotto il silenzio rispondendo alla nostra semplice domanda su come stessero realmente le cose. «C'è un contratto di locazione che risale a qualche mese fa e che è stato sottoscritto per valorizzare da un punto di vista agricolo e didattico quell'area che è stata abbandonata da qualche decennio». Parole pacate, senza enfasi, di chi ha l'espressione quasi meravigliata per il clamore mediatico che si è creato. «Il locatario -continua l'Abate - voleva realizzare un presepe in questa antica cisterna in cui rimangono i resti del monastero che fino all'ultima guerra era abitato da 14 famiglie di coloni. Ruderi molto belli anche a vedersi. All'interno di questa cisterna con volte a botte è stato inserito questo presepe pregevole dell'artista Fontanini, che un anno fa era esposto in piazza San Pietro a Roma. L'idea era partita da qui. Poi, pensando ai bambini e alle scolaresche, è stato realizzato anche un angolo per i bambini nella vecchia cava». Se queste erano le intenzioni, forse il progetto è stato mal veicolato? «Probabilmente sì. Nell'identificarlo come mercatino e poi come villaggio di Natale, si è generata molta confusione tra i cassinati che hanno tratto le loro deduzioni. Eppure, io stesso sono andato a visitarlo: è un luogo silenzioso e senza musiche, con un percorso che scende giù fino al presepe. Una cosa molto semplice. Mi sono anche meravigliato della tanta gente, delle numerose famiglie giovani con bimbi che sono salite fin lassù. Del resto, una delle idee era proprio di far conoscere questa zona il più possibile» Perché tutte queste polemiche, dunque? «I ruderi dell'antico monastero di Santa Maria dell'Albaneta sono di grande bellezza e l'dea di partenza era anche positiva, ma le reazioni forti che ha destato sono andate in una direzione diversa: come se ci fosse l'intenzione di deturpare il paesaggio ed oltraggiare i caduti. Non è così, non è ciò che voleva chi ha preso in affitto questo terreno. A parte questo angolo per i bambini, per il resto non c'è nulla e se forse le luci possono dar fastidio a qualcuno, l'attenzione è tutta incentrata sul presepe». Come si spiega quanto accaduto, dunque? «Perché oggi fa tutto rumore. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce e spesso si punta il dito senza andare prima a verificare quanto vi sia di vero. Parliamo di una zona fuori mano, che non si frequenta, quindi trovo lodevole l'idea di farla conoscere. Utilizzare una questione morale? Certo che è vero, lì hanno combattuto in tanti e sono morti, come purtroppo in molti altri posti qui intorno. Ma non c'è l'intenzione di mancare di rispetto ai caduti».