Viaggio in città di uno dei maggiori storici italiani dell'arte. Carta vincente è la candidatura unica nel segno dell'Europa PALMANOVA. «Palmanova non solo lo merita il riconoscimento Unesco, ma credo anche che potrà ottenerlo»: ne è convinto il professor Salvatore Settis, uno dei maggiori storici dell'arte italiani, che venerdì ha trascorso diverse ore in fortezza, visitando il palazzo del Provveditore Generale, la piazza centrale, il duomo, le fortificazioni e restandone letteralmente affascinato. «La visita alla città ha confermato quel che conoscevo e immaginavo spiega e lo ha moltiplicato». Il professor Settis ha apprezzato la visita alla fortezza e ai suoi spazi da percorrere a piedi per scoprire, dietro l'angolo, uno scorcio diverso, una cortina difensiva, l'eleganza di un manufatto. «Il riconoscimento Unesco spiega è ricercato da una coalizione di fortificazioni veneziane che vanno dalla laguna di Venezia, a Palmanova, a siti lungo la costa adriatica, in Croazia e Montenegro: un sistema straordinariamente importante. È molto significativo che questa candidatura sia presentata da un paese come l'Italia (che ha il maggior numero di siti Unesco al mondo) assieme a Paesi che ne hanno molti di meno, da Stati della Comunità europea e da Stati che non ne fanno ancora parte». E proprio il fatto di avere un'unica candidatura, nel segno dell'Europa, è, secondo il prof. Settis, una carta vincente. Ma una volta ottenuto il riconoscimento, non bisognerà accontentarsi, per usare le sue parole, del bollino. «Questa patente di nobilità dichiara bisogna meritarsela e innescare tutto un sistema di conservazione e di prevenzione». Certo il territorio della città è vastissimo, ma per Settis bisognerà trovare il modo di intervenire, perché «i soldi investiti nella conservazione sono soldi ben spesi». «L'esperienza di questa visita prosegue il professore è stata resa ancor più piacevole dall'aver capito che si comincia a pianificare un futuro per questa città guarnigione così preziosa, un futuro rispettoso della conservazione, ma anche della comunicazione». E sul fronte della comunicazione, a colpire lo storico dell'arte, sono le macchine per la costruzione della fortezza riprodotte in piazza Grande: «L'ho trovata un'ottima idea perchè comunica come si facevano le cose. È un modo intelligente per raccontare la città». Quanto al futuro della fortezza, il professor Settis evidenzia l'enorme patrimonio culturale di Palmanova, ma sottolinea anche che il turismo non basta. «Non basta precisa portare delle persone a riempire i bar e i ristoranti. Occorre puntare su qualcosa di nuovo, inventarsi qualcosa di creativo». Su quale possa essere la strada da percorrere, il professor Settis non vuole sbilanciarsi: «Conosco troppo poco la realtà di Palmanova, le tradizioni artigianali del posto o cosa possa offrire la creatività industriale per pronunciarmi Potrebbero essere, ma faccio solo ipotesi, anche un'editoria artistica o un artigianato del ferro battuto o pure una ditta che fa software di alto livello a offrire un'occasione in più alla città».