E' lusingata la fortezza di Palmanova che a chiedere di visitarla sia Salvatore Settis, uno dei più grandi storici dell'arte italiani. Laureato in archeologia, Settis è stato direttore della Normale di Pisa, ha diretto il Getty Center, ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio superiore per i beni culturali, ha al suo attivo numerose pubblicazioni e saggi. Per il suo "Se Venezia muore" gli verrà consegnato oggi il premio letterario "Latisana per il Nord-Est", per la sezione saggistica. Ma cosa ha spinto il prof. Settis a interessarsi alla città stellata dove arriverà nel pomeriggio? «Palmanova spiega - rappresenta l'incarnazione perfetta della città ideale. Ho sempre avuto la curiosità di osservarne l'impianto urbano, vedere il diramarsi delle strade dalla piazza centrale, una delle idee più importanti del Rinascimento Sono cose da sperimentare personalmente perché non ci sono fotografie o piante che possano sostituire l'esperienza diretta». La fortezza è una piccola realtà, alle prese con un patrimonio più grande di lei, da conservare e sul quale costruire il proprio futuro. «La mera conservazione aggiunge Settis - non basta per sopravvivere. La conservazione è straordinariamente importante ma dev'essere un "serbatoio di energia». Palmanova ha una precisa identità. Non c'è libro sulle città italiane tra Rinascimento e Barocco che non la citi. Credo che l'orgoglio identitario che una forma urbana così forte può trasmettere, debba essere vissuto come serbatoio di energia per poi creare qualcosa. Non basta attirare i turisti. Dalla consapevolezza della propria storia, deve arrivare uno stimolo alla creatività». Per il prof. Settis tuttavia l'Italia oggi è uno dei paesi meno creativi d'Europa, è un Paese che sembra essersi seduto. «Ma per risollevarsi, il punto di partenza va trovato nella consapevolezza che i nostri padri, i nostri antenati hanno creato qualcosa di eccezionale per noi e noi dobbiamo trasmetterlo agli altri, inventando delle cose...». Quanto al ruolo che pubblico e privato possono giocare per il futuro della fortezza, lo storico dell'arte schiva le rigide distinzioni («Michelangelo era un privato e ha lavorato per committenti pubblici e privati, per il Papa e per i banchieri»), ma precisa anche che ognuno deve fare la propria parte. Anche il Pubblico. «Si continua a dire conclude - che non ci sono i soldi per i beni culturali, il paesaggio, la sanità, la scuola. Ma ci dimentichiamo che l'Italia è il terzo paese al mondo per evasione fiscale. Secondo un dato di Confcommercio, nel 2013 gli italiani non hanno pagato tasse per 154 miliardi di euro. Recuperiamone almeno il 20: troveremo così i soldi da investire per creare lavoro, per far funzionare la scuola, gli ospedali, i beni culturali, l'università, la ricerca...». Monica Del Mondo