L'OPERAREALIZZATA COI PIGMENTI ORIGINALI. TORTORICI: "NON SIGNIFICA IGNORARE IL FURTO NÉ LA MAFIA" L'Oratorio di San Lorenzo accoglie il ritorno di Caravaggio 2.0: il 12 dicembre sarà consegnata l'opera che riproduce perfettamente "La Natività" - stessa qualità dei pigmenti, stessa pellicola pittorica - rubata la notte del 16 ottobre 1969. Alla cerimonia sarà presente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; l'iniziativa è di Sky Arte, da un'idea di Peter Gradwell; a coordinare il progetto è Bernardo Tortorici di Raffadali, che in qualità di presidente dell'associazione Amici dei musei gestisce l'Oratorio, di proprietà della Curia. Come rinasce il Caravaggio di San Lorenzo? «Vorrei sottolineare che ricollocare l'opera, o la sua clonazione, non significa certo voler nascondere il vuoto lasciato dalla mafia e far finta che il furto non sia accaduto. Chi conosce il nostro l'impegno per l'Oratorio di San Lorenzo sa bene quante iniziative dedichiamo all'opera rubata per mantenerne viva la memoria; e il tema della mafia lo abbiamo ben presente. Per questo motivo la presenza dell'opera sarà un risarcimento, per l'amore che nutriamo per questo luogo». Sarà presente il presidente della Repubblica... «Già la sua presenza è un risarcimento morale. Una cerimonia ristrettissima, alla quale seguirà una speciale apertura al pubblico pomeridiana gratuita: un regalo alla città». Ma come è stato realizzato il "nuovo" Caravaggio? «Si tratta della perfetta riproposizione della pittura di Caravaggio: una esperienza unica dal punto di vista tecnologico». RIPRODUZIONE RISERVATA non è volta a espliciti scopi di spettacolarizzazione turistica di bassa lega come nella bizzarra piotesi di anastilosi del tempio G di Selinunte) è la componente iconica dell'architettura assente, la sua dimensione memoriale. È così per Villa Deliella, a prescindere dal fatto che oltre due generazioni di palermitani non hanno mai visto quell'opera di Ernesto Basile se non in antiche fotografie in bianco e nero. Rispetto a questa dimensione consolatoria, pensare all'uso di una architettura è esercizio più complesso, e investe una visione della città, non soltanto quindi del suo passato ma anche delle sue trasformazioni e dei suoi assetti futuri. Quello che continua a mancare nel dibattito palermitano.