Raccolte oltre cinquemila firme contro la soppressione del servizio Presidio di cittadini davanti all'ingresso di Villa Pallavicini IL RACCONTO NONOSTANTE la pioggerellina la gente ha fatto la coda per firmare, in strada. La Navebus rischia di scomparire e Pegli risponde decisa: ieri mattina nel banchetto davanti all'ingresso di Villa Pallavicini sono passate più di 300 persone. Sul piede di guerra, perché dicembre rischia di essere l'ultimo mese di vita per il collegamento via mare tra il centro di Genova e il ponente. A raccogliere le firme quasi a quota cinquemila - sono le associazioni di Pegli come il Civ, la Pro Loco e il comitato Amici Navebus. «E l'unico mezzo che consente di muoversi senza il traffico dell'Aurelia o l'incertezza dei treni», protestano i pendolari. Tra di loro c'è Stefano Burlando di Pegli, che usa la Navebus tutti i giorni per andare a lavorare in porto. «Prendo la corsa delle 7.05, ritorno la sera alle 17.20. E' fondamentale ». La media settimanale dei passeggeri in inverno e di circa di duemilacinquecento-tremila persone, mentre di estate si raggiunge quota cinquemila grazie al bel tempo e ai turisti. Un numero ritenuto comunque non sufficiente dalla Regione, che non vuole rifinanziare la Navebus lamentando un taglio del dieci per cento sul bilancio. Renata Occhi usa il servizio tutti i giorni partendo addirittura da Prà. Fa parte del comitato Amici Navebus, che da sempre si batte contro i tentativi di riduzione delle corse. La storia della Navebus è infatti la storia delle battaglie per difenderla: il servizio dell'Amt partì in via sperimentale nell'agosto del 2007 con otto corse per direzione, ma già nel 2009 il finanziamento regionale che sorpassava il milione di euro fu ridotto a 700 mila euro, per poi essere dimezzato e scendere nel 2014 a 270 mila euro. Attualmente le corse sono quattro per direzione durante la settimana e solo due - entrambe al pomeriggio - di sabato e nei giorni festivi. Oltre ai pendolari, tra i più accaniti sostenitori della Navebus ci sono i commercianti di Pegli. «Macché cancellarlo, il servizio dovrebbe essere potenziato e tornare quello di un tempo», attacca Raffaella Grasso, titolare del laboratorio GG ArteCeramica di via De Nicolay e presidente del Civ Riviera di Pegli. «Per noi è una boccata di ossigeno. Rende più facile raggiungere Pegli e le sue attrattive: la prima spiaggia a ponente, i musei, le ville e due mercatini mensili sulla passeggiata. Anche gli albergatori confermano che da quando esiste la Navebus i turisti a Pegli sono aumentati. E si dimostrano entusiasti di questo mezzo di trasporto così inusuale che consente di ammirare tutta la città dal mare». Il Comune ha sempre sognato di estendere il servizio sino a Prà: i lavori per il nuovo attracco della Navebus sono partiti proprio una ventina di giorni fa alla foce del Rio San Pietro, all'interno del gigantesco cantiere del Por finanziato con soldi europei - che sta ridisegnando l'aspetto del quartiere. La protesta per difendere la Navebus è proseguita anche nel pomeriggio, con i manifestanti sul molo Archetti di Pegli che hanno esposto dei cartelloni in occasione della corsa delle 14.40. Il presidente di municipio Mauro Avvenente è sul piede di guerra. «Difenderemo la Navebus con le unghie e con i denti», promette al megafono. «Non accettiamo che venga scisso il servizio turistico da quello di trasporto pubblico. Anzi, la Navebus deve entrare a far parte del bando del bacino unico del trasporto provinciale per avere la certezza di esistere con continuità. E' vergognoso che ogni anno dobbiamo andare in Regione a fare la questua con il cappello in mano». Il 14 ci sarà la consegna delle firme da parte del comitato Amici Navebus e del municipio all'assessore regionale ai trasporti Gianni Berrino. «Il livello più basso che siamo disposti ad accettare è che di inverno si usi nave più piccola. Ma assolutamente non ci deve essere nessuna interruzione del servizio».