Che ci fa la Ferrari di Schumacher nell'atrio della Farnesina?,E che ci fa l'abito che la Callas indossava in Turandot, accanto ai modelli primavera-estate di quest'anno? Una vetrinetta con cimeli del Caffè Florian, vicino alla sedia di Fellini, con la statuetta dell'Oscar che vinse per Le notti di Cabina, nel 1957? Tutto fa Italia. E questi sono assaggii di una mostra che decora il frigido marmo del ministero degli Esteri, dove ieri mattina si è aperta la Conferenza dei direttori degli Istituti italiani di Cultura: una "tre giorni" sull'identità e l'immagine dell'Italia all'estero, soprattutto su come promuoverla e farla conoscere meglio. Il ministro Franco Frattini, in carica da quattro mesi, sottolineando che un simile incontro non c'era mai stato, dice che «bisogna cambiare registro», affinchè il nostro patrimonio culturale - pari al 60 per cento di quello mondiale, secondo l'Unesco - non sia più una "cenerentola" affidata all'arte di arrangiarsi. Come, dunque? Trattini annuncia due provvedimenti: la legge in Parlamento, che non sarà solo la riforma degli istituti di Cultura, ma una normativa organica per promuovere iniziative con modalità diverse, secondo i paesi; e la nascita della Fondazione Italia (pubblica e privata), a sostegno e rilancio dell'immagine italiana nel mondo. Primi esempi concreti d'intervento, selezionati per aree geografiche, si avranno nei Balcani e nel Mediterraneo, anche per rinsaldare - assicura il ministro - i legami con la "cultura islamica". «Da italiani e da cittadini europei, con orgoglio», dice Frattini. Rivendica una «politica estera come supporto dell'immagine italiana e strumento per valorizzarla». Parla - «orgogliosamente» - di "missione" oltre che di "fantasia del genio italiano" (e si sa che "noi siamo orgogliosi di essere italiani" è di vecchia tradizione). Intanto l'Italia è all'ultimo posto in Europa come risorse dedicate alla promozione culturale all'estero: solo 158 milioni di euro (nel 2001), rispetto ai 1.500 della Francia, 845 della Gran Bretagna, 600 della Germania e 242 della Spa-gna (come risulta dai dati forniti, in occasione della Conferenza, dalla Direzione generale per la promozione e la cooperazione culturale). E' con. questo magro bilancio che dévono fare i conti gli istituti di Cultura, che comunque sono riusciti a programmare per il 2003 circa tremila manifestazioni ed eventi (soprattutto musicali, 719), oltre a 4.300 corsi per 65.000 adulti, cui se ne aggiungono 30.000 in 287 istituzioni scolastiche (come ha ricordato il direttore generale, Francesco Aloisi de Larderel). Se la lingua inglese va forte (ma è in crescita anche la richiesta d'italiano nel mondo, e se ne discuterà domani, nella giornata conclusiva della Conferenza, con un sessione dedicata alla lingua), dipende anche dal fatto che la Gran Bretagna è il paese europeo con il più alto numero di istituzioni culturali all'estero (218 sedi del British Council), seguito dalla Francia (150) e dalla Germania (141 rappresentanze del "Goethe Institut"). In compenso gli 88 Istituti italiani di Cultura sono più del doppio di quelli spagnoli (nel nome di Cervantes, la cui lingua è molto più diffusa della nostra). Orgogliosi di essere italiani. Gli stranieri direbbero altrettanto? Le "componenti" dell'immagine dell'Italia all'estero sono state sviscerate in una tavola rotonda cui hanno partecipato, tra gli altri, Omar Calabrese, Ernesto Galli della Loggia e Marcello Veneziani (neoconsigliere Rai), secondo il quale la nostra vera immagine è una "anomalia", sia in positivo sia in negativo. Da sfatare. A cominciare dal complesso della "M": tra mafia, mandolini e mammismo, in un paese di "matrioti" più che di patrioti. «Non c'è un sistema che supporti la creatività», lamenta Veneziani. Sua figlia, al liceo, studia su un libro di storia dove tutto si ferma a Caporetto: Ecco perché, accanto ai consolati d'Italia, ci sono pure tanti "sconsolati".