LE CANDIDATURE saranno sostenute da specifici strumenti messi in atto nell'ambito delle politiche agricole, in collaborazione con le politiche di conservazione dei beni culturali. La coincidenza con la conferenza sul clima di Parigi è particolarmente interessante poiché le pratiche agricole tradizionali sono un esempio di adattamento a condizioni ambientali mutevoli e variabili. Sistemazioni idraulico agrarie quali i terrazzamenti, ancora molto diffusi in Italia, hanno dimostrato di essere molto efficienti in termini di riduzione del rischio idrogeologico. Ripristinare quelli del Valdarno vorrebbe dire ad esempio eguagliare l'effetto delle casse di espansione realizzate per le piene dell'Arno prevenendo le esondazioni, mentre i 290 km di terrazzamenti e ciglionamenti presenti solo nei limiti comunali fiorentini svolgono un fondamentale ruolo nel ridurre i rischi per la città oltre che per la bellezza del paesaggio. Si tratta di favorire una manutenzione più continua del territorio con il vantaggio di abbassare i costi rispetto a rimediare ai disastri, consentendo anche produzioni di qualità. Anche il tema della biodiversità è affrontato in modo moderno nei criteri di gestione dei paesaggi inseriti nel registro, avendo come obiettivo la diversità bioculturale, approccio sostenuto da un apposito programma che la Convenzione per la Diversità Biologica e l'Unesco hanno individuato come quello che caratterizza il nostro paesaggio rurale. Questo tende a risolvere anche il problema che la Regione Toscana sta cercando di risolvere riguardo all'eccessivo carico animale nel territorio rurale, indicando in un adeguamento degli obiettivi della conservazione della biodiversità al nostro territorio, piuttosto che nella semplice riduzione del carico animale, una delle strategie più adeguate. Si cerca così anche di limitare la tendenza all'abbandono, particolarmente grave nelle aree agricole marginali e non industrializzate, riconoscendo l'ampia gamma di benefici associati alla loro conservazione, valendosi anche di strumenti normativi nuovi che consentono il ripristino di aree agricole abbandonate. Si tratta di visione che appare ormai piuttosto condivisa anche nelle istituzioni toscane, ma che il registro intende promuovere anche verso il grande pubblico.