«L'intero pacchetto di politiche europee dedicate alla coesione e allo sviluppo, per la programmazione 2014-2020, fissa un nuovo approccio allo sviluppo locale come elemento trainante della ripresa economica, sociale e politica». A parlare è Caterina Brancaleoni presidente di Sipro che prosegue: «Per il nostro territorio, la programmazione non ha delle assegnazioni specifiche o premiali in base a zonizzazioni o riserve territoriali. L'area di Ferrara, tradizionalmente tra le più deboli, concorre con tutto il resto della regione all'ottenimento dei fondi sia per le iniziative pubbliche sia per gli incentivi agli investimenti privati. Nella programmazione precedente, le Intese territoriali tra le Province e la Regione erano lo strumento che consentiva di definire e sancire il programma di investimenti e progetti condivisi tra istituzioni e rappresentanze economico-sociali. Per questa programmazione, ad oggi, non risulta esserci intenzione analoga da parte della Regione. A questi elementi, si aggiungono una maggiore complessità istituzionale derivante dal diverso ruolo delle amministrazioni provinciali». Costruire un programma che risponde a fabbisogni territoriali, con priorità e interventi condivisi può essere di grande aiuto a superare queste criticità, con il presupposto di coinvolgere diversi soggetti e organizzazioni, e le loro relazioni, affinché si concretizzino in processi di programmazione aperti e basati su collaborazione e partecipazione. È questo l'approccio adottato da Sipro nella predisposizione del Documento Strategico Territoriale che si pone, nel quadro del Patto per il Lavoro, come strumento di programmazione economica intermedia tra il Documento Strategico Regionale e gli strumenti di area vasta nelle sue declinazioni territoriali e tematiche: per la città di Ferrara (agenda urbana del Por Fesr, sui temi dei beni culturali e dell'Ict); per le aree interne (la Misura 19 - Leader, del Psr, sul tema dello sviluppo rurale, e misure del Por Fesr); per l'area del sisma (il Programma d'Area, il Piano strategico Cispadana, il Por Fesr, sui temi della ricostruzione, centri storici). «L'impianto strategico del Dst si fonda su tre assi - prosegue la Brancaleoni - : 1) creatività e innovazione. Come asset da valorizzare per trasformare il "Capitale umano e sociale" presente nel territorio in fattore di sviluppo socio-economico, attraverso politiche attive per una componente importante di popolazione, nei confronti della popolazione anziana, attraverso la creazione di servizi avanzati alla popolazione, terzo settore, partenariato pubblico e privato nel welfare; 2) competitività e rinascimento manifatturiero. Con la penetrazione in nuovi mercati, grazie alla favorevole congiuntura internazionale e al positivo andamento delle esportazioni cercando di capitalizzare i segnali di ripresa, in particolare da parte di quei settori che stanno trainando la crescita e la promozione e commercializzazione dei prodotti dell'economia del mare, agroalimentare e per dare il valore aggiunto al sistema produttivo nelle sue diverse articolazioni: meccanica, agroindustria, pesca, nuova chimica e nuove economie; 3) attrattività e accoglienza: per trasformare "la bellezza" in ricchezza. La bellezza delle risorse naturali e dei paesaggi, la bellezza dell'arte, della storia e la cultura, la bellezza dei siti e dei monumenti patrimonio Unesco». «Le linee strategiche - continua la Brancaleoni - saranno messe in atto concordando Programmi Operativi Tematici (Pot), cioè un pacchetto di progetti proposti da candidare al finanziamento degli strumenti comunitari o nazionali. Questi Programmi prevedono il coinvolgimento di Enti locali, rappresentanze sociali, del territorio ed economiche e chi via via si ritiene utile coinvolgere. I temi (o condizioni) alla base dei programmi e delle operazioni che verranno selezionati sono: la conoscenza, nuove competenze, innovazione; l'apertura, in termini di reti e alleanze; la chiave della sostenibilità, e nello specifico della low carbon economy. I Pot potranno poi essere lo strumento sulla base dei quali avviare reti ed alleanze per costruire collegamenti di area vasta funzionali, non rigide ma al contrario flessibili, collegate a temi e progetti: in questo modo, l'area vasta "diventa un concetto, uno spazio, un soggetto" che si allarga a territori contermini per stringere alleanze di scopo eo a geometria variabile, e che si restringe alla scala dell'unione di comuni come "unità elementare di programmazione" socio-economica». «Quindi - chiude la presidente di Sipro - la sfida è duplice: verso il dentro, per offrire a ogni unione territoriale delle proprie peculiari traiettorie di crescita e verso il fuori con altre province, sistemi territoriali accomunati dalle stesse caratteristiche, sia in termini di peculiarità, sia di potenzialità e criticità. Ad esempio la mancanza rilevante di opportunità di lavoro spinge il 42 degli occupati residenti in famiglia a recarsi a lavoro in un'altra provincia contro una media regionale del 18. Sono le principali relazioni territoriali e funzionali che si intravvedono, già in essere in tanti casi, da rinforzare e sviluppare, che mostrano come "il posizionamento di Ferrara è fluido, poroso e intelligente" su temi e progetti, non solo su basi amministrative e istituzionali, ma bensì su basi territoriali, tematiche e funzionali».
FERRARA - Sviluppo locale legato all'innovazione
La programmazione 2014-2020 per la coesione e lo sviluppo in Europa ha introdotto un nuovo approccio allo sviluppo locale come elemento trainante della ripresa economica, sociale e politica. La Regione Emilia-Romagna, in particolare la provincia di Ferrara, concorre con tutto il resto della regione all'ottenimento dei fondi per le iniziative pubbliche e gli incentivi agli investimenti privati. La programmazione precedente aveva utilizzato le Intese territoriali tra le Province e la Regione per definire e sancire il programma di investimenti e progetti condivisi. Per la programmazione attuale, non risulta esserci intenzione di utilizzare un approccio simile.
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