«La bellezza è data dalla vita; la vita è data dalla civitas, la città; la civitas dai cives, i cittadini. Se non ci sono i cittadini non esistono le case, non esiste la vita, non c'è bellezza. È inutile parlare di bellezza dell'Aquila se questa non tornerà a vivere, se i suoi cittadini non torneranno a essere una comunità». Negli ultimi anni si sta configurando una città altra, un'altra L'Aquila che non vede più nel centro storico, ma in diverse periferie, il suo punto di riferimento, secondo lo storico Raffaele Colapietra, che mercoledì scorso ha partecipato al dibattito promosso da Italia Nostra, "Il restauro della città. L'Aquila più bella o occasione mancata?". L'incontro, moderato da Giandomenico Cifani, a cui ha partecipato anche lo storico d'arte Tomaso Montanari, si è tenuto nell'aula magna del dipartimento di Scienze umane dell'Università, all'ex San Salvatore. «Dove sarà la nuova città e perché non sarà più dov'era» ha chiesto Colapietra al vasto uditorio. Domande a cui ha cercato di rispondere anche un ampio dossier preparato da Italia Nostra e in particolare da Giovanni Cialone, Vincenzo Giusti e Paolo Muzi. Che il terremoto sia, nel bene e nel male, un'occasione è convinto Colapietra, che la chiama "kairos", in greco antico il "momento opportuno". «È uno dei grandi temi della storiografia di ogni tempo, da Tucidide a Machiavelli» ha aggiunto «cogliere il momento. Berlusconi ha colto il kairos nel territorio dell'Aquila. Il grande Camponeschi dopo il terremoto del 1349, come ci riporta Buccio di Ranallo, chiese agli aquilani di non andare via, il contrario di quanto accaduto sei anni fa. La città allora riuscì a resistere a un sisma ben più devastante rispetto a quello del 2009. Perché, tutti devono saperlo, questo terremoto è stato serio, nemmeno grave. Nonostante si sia detto che la città era rasa al suolo, completamente distrutta». Una "bugia" diffusa soprattutto attraverso i mass media, secondo lo storico, che avrebbe comportato lo sradicamento dell'Aquila dal proprio centro e il suo ricollocamento altrove. «Cosa sono Scoppito, Tornimparte, Longara?» chiede Colapietra «sono forse la nuova L'Aquila? L'episodio più importante delle ultime settimane è il fatto che le Poste non rientreranno in città. Perché? Il sindaco, Massimo Cialente dice di essere furioso al pari dell'Orlando di Ariosto» ironizza lo storico. «Ma le Poste hanno le proprie ragioni alla base di questa scelta, non c'è motivo di tornare all'Aquila. La città è diversa rispetto al 2009. È inutile parlare di bellezza quando la città è un'altra. Sono solo discorsi di carattere estetico, culturale, sentimentale. La città starà altrove, ma perché? Dove? Questo dovremmo sapere urbanisticamente parlando. Giancarlo Silveri manager della Asl ha detto che Collemaggio sarebbe andata sul mercato. Via Sallustio credo sia irrecuperabile. Il Duomo è disgraziato: fu riaperto solo nel 1780 dopo il terremoto del 1703: ci volle quasi un secolo, tanto che furono costruite le Anime Sante. Ha una propria maledizione e quindi penso che dovremo attendere prima di rivederlo». Insomma, L'Aquila del pre-terremoto è ancora lontana dal rivivere, secondo Colapietra che ha concluso: «Intanto gli aquilani continuano ad andare via». Un problema determinato a livello urbanistico non tanto dalla mancanza di un piano di ricostruzione secondo il docente universitario di Ingegneria, Mario Centofanti. «Quello che manca è una visione complessiva, un progetto strategico di città» spiega «in tal senso va anche la necessità di un "piano del colore" che di fatto non esiste. Non è da intendere solo come tinteggiatura delle facciate, ma come progetto di riassetto delle superfici dei palazzi in un discorso di coordinamento degli interventi. Come Università stiamo facendo una sperimentazione insieme a Comune, Usra e Soprintendenza. Un esperimento su due zone del centro storico che potrebbero costituire un riferimento: via Fortebraccio e via Garibaldi. Rispetto al problema dei finanziamenti, ma anche rispetto alla possibilità di restaurare un intero centro storico, saremo in grado di ricostruire tutti i significanti, gli edifici. Ma chi può decidere del futuro della città se non noi? Eppure la discussione in tal senso mi sembra davvero insufficiente» conclude Centofanti. Michela Corridore
L'AQUILA Colapietra: L'Aquila stenterà a ritrovarsi
L' storico Raffaele Colapietra sostiene che il terremoto di L'Aquila nel 2009 è stato un'occasione per la città di iniziare una nuova fase di sviluppo, ma che la città non è stata in grado di capitalizzare questo momento. Secondo Colapietra, la città è stata ristrutturata in modo inadeguato e non è stata possibile ricostruire il centro storico. L' storico sostiene che la città è stata trasferita in diverse periferie e che non esiste più un centro storico unificato. Colapietra ha anche criticato il fatto che le Poste non siano tornate a L'Aquila, considerandolo un segno della mancanza di una visione complessiva per la città.
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