LA storica dell'arte Cristina Acidini, ex soprintendente del Polo museale fiorentino, è stata interrogata ieri al palazzo di giustizia dal pm Luigi Bocciolini, che indaga sul rapporto fra la Soprintendenza con il broker Axa-Art. In base ad un accordo sottoscritto nel 2006 dall'ex soprintendente ed ex ministro dei beni culturali Antonio Paolucci, ora direttore dei Musei Vaticani, Axa-Art ha garantito la copertura assicurativa delle opere d'arte date in prestito all'estero dal Polo museale fiorentino. Succedendo a Paolucci, Cristina Acidini ha trovato la convenzione già in opera e nel 2009 l'ha rinnovata, anche in questo caso senza gara. Fra il 2006 e il 2013 Axa-Art ha assicurato tutte le opere date in prestito dal Polo museale, stipulando polizze con le istituzioni che ricevevano le opere per oltre un milione di euro. Seguendo l'insegnamento di Paolucci che si definiva «il movimentatore massimo di opere d'arte», in quegli anni il Polo museale ha inviato all'estero capolavori come l'Annunciazione di Leonardo (a Tokyo nel 2007) e la Velata di Raffaello (negli Stati Uniti nel 2010). La convenzione con Axa-Art prevedeva il riconoscimento al Polo di un bonus del 10 sugli importi delle polizze: le somme venivano utilizzate fuori bilancio, come elargizioni liberali, per pagare riparazioni, restauri, impianti di illuminazione. Il pm Luigi Bocciolini ha ipotizzato il reato di abuso d'ufficio nei confronti di Cristina Acidini, del suo predecessore Antonio Paolucci (per lui l'accusa è prescritta), del loro segretario Marco Fossi e del broker Marco Ciullini di Axa-Art, ex compagno di scuola di Fossi. Secondo la procura e la guardia di finanza, la convenzione con Axa-Art è stata stipulata in violazione del codice degli appalti, che vieta il frazionamento arbitrario delle spese e consente l'affidamento diretto solo per importi inferiori ai 40 mila euro, impone la consultazione di almeno 5 operatori economici per importi fra i 40 e i 200 mila euro, e la gare europee per cifre superiori. All'avvio delle indagini, nel 2014, l'avvocato Nino D'Avirro, difensore di Cristina Acidini, dichiarò che la Soprintendenza aveva agito con trasparenza e nell'esclusivo interesse pubblico per scopi istituzionali. Concetto ribadito ieri: «E' stato un colloquio sereno e tranquillo, nel corso del quale la dottoressa Acidini ha potuto chiarire tutti i passaggi più significativi di questa vicenda». La ex soprintendente ha trovato la convenzione con Axa-Art già stipulata. L'accantonamento degli sconti sulle polizze appariva come un gesto di liberalità del broker e sembrava conveniente far riparare un cancello o restaurare un'opera a spese del privato. La procura ritiene però che il denaro accantonato grazie ai bonus non fosse del privato ma dell'ente pubblico, che avrebbe dovuto spenderlo facendo gare fra i fornitori. Fatta salva la buona fede della ex soprintendente, spetterà probabilmente alla Corte dei conti, più che al tribunale, stabilire se la convenzione con Axa e le spese effettuate con il bonus abbiano costituito spreco di denaro pubblico.