QUANTO può (e deve) costare l'accesso a un complesso monumentale unico al mondo, come quello di Santa Maria del Fiore, perché non si creino discriminazioni "di censo"? La denuncia, da parte di Tomaso Montanari, dell'esosità del biglietto cumulativo (obbligatorio) di 15 euro, sta raccogliendo consensi. «Per quanto mi riguarda, tutti i musei dovrebbero essere gratuiti, come gli ospedali e le scuole» dice l'ex direttore degli Uffizi Antonio Natali, «è non si dica che questo impedirebbe di reggere: nessun museo al mondo riesce a far quadrare i conti, e nessun biglietto garantisce l'equilibrio economico », mentre sarebbe il caso «di ricavare maggiori benefici economici dalla presenza turistica incoraggiando permanenze più lunghe nelle città». Il punto, secondo Natali, è «l'intenzione politica di investire, e quanto, nella formazione di una cittadinanza consapevole attraverso l'accesso all'arte». E di «follia», riguardo al biglietto a 15 euro, parla il critico e storico Philippe Daverio, convinto che così si crei «una vera selezione dell'utenza, a danno soprattutto dei residenti». Non importa che si tratti di un Battistero, o di un Museo statale: «In ballo c'è sempre il cittadino contribuente, che già paga per il mantenimento dei beni culturali». Di discriminazione su base economica parla anche il critico e curatore d'arte Demetrio Paparoni: «È la riprova che la cultura sta ritornando ad essere una pratica di élite, anche economica, e che la nostra società sta diventando sempre più classista» è la sua tesi. Le famiglie benestanti, infatti, «potranno sempre permettersi di accedere a qualunque luogo di cultura, cioè di crescere intellettualmente, mentre quelle con pochi mezzi, no», ed è noto come «le differenze sociali ed economiche si alimentino di quelle culturali». Il problema dei soldi, cioè dei costi della manutenzione dei beni culturali? «Una questione di priorità politiche» dice Paparoni, «i soldi ci sono sempre, si tratta di mettere da una parte invece che da un'altra », mentre «chiedere ai privati di intervenire in salvataggio di luoghi magari importantissimi conferma la gente nella sfiducia nello Stato». Convinta, al contrario, della necessità di coinvolgere il più possibile i cittadini nella tutela, «specie in tempi di forte contrazione delle risorse pubbliche », è Patrizia Asproni, presidente di Confcultura e direttrice della Fondazione Torino Musei: «Non si tratta certo di penalizzarli», sostiene, «ma di chiamarli ad un maggiore senso di responsabilità verso qualcosa che è di tutti». E non si pensi che attribuire un valore venale a un bene culturale significhi svilirlo: «È esattamente l'opposto» dice Asproni, «è proprio il suo valore economico a far comprendere il suo valore intrinseco ». Una recente statistica del Mibact lo mostra chiaro: «I luoghi ad ingresso gratuito non richiamano affatto più visitatori, perché comunicano l'idea di non essere così importanti da meritare un biglietto». Il che non significa, ovviamente, esagerare. Ma i 15 euro del complesso di Santa Maria del Fiore non sono un'esagerazione: «Sono gli stessi, più o meno, che chiedono i musei di pari importanza di tutto il mondo» dice Asproni. Giusto, d'altra parte, distinguere «fra visite turistiche e frequentazione dei musei da parte dei cittadini», sebbene la normativa europea impedisca le discriminazioni. Venire incontro ai residenti si può, per esempio, con gli abbonamenti annuali, o "finestre" di gratuità a cadenza fissa.