Chiuso il ciclo di incontri sulla candidatura delle architetture e dei luoghi: "Un modo per valorizzare il paesaggio e tutto il suo sistema di cultura e tradizioni popolari" DOPO CASTEL del Monte, i trulli di Alberobello, il santuario di San Michele a Monte Sant'Angelo e i Sassi di Matera, nella vicina Basilicata, già nel patrimonio Unesco adesso l'idea è candidare non un luogo storico o artistico definito, ma un sistema paesaggistico e di beni culturali diffuso sul territorio. È la sfida intrapresa perché l'Unesco riconosca come patrimonio mondiale dell'umanità il paesaggio salentino e i tesori del Barocco leccese. La candidatura, in realtà, è stata già depositata, secondo la procedura ufficiale, nel 2006 al ministero per i Beni culturali. A presentarla a suo tempo è stato il Comune di Lecce, capitale della vertigine del Barocco in Salento, a riprenderne il dibattito culturale è stato, fra gli altri, in primo luogo Raffaele Coppola, direttore del centro di ricerca "Renato Baccari" del dipartimento di Giurisprudenza dell'Ateneo barese impegnato in questi giorni in una serie di incontri fra Lecce e Taranto per riannodare le fila del percorso verso la presentazione di un dossier ufficiale di candidatura. «Com'è noto, il Salento è al centro dell'attenzione internazionale da tempo e - premette Coppola - questa lista di candidatura per il riconoscimento dell'Unesco mira a valorizzare il suo patrimonio materiale, ovvero gli edifici storici vincolati in particolare le testimonianze del Barocco leccese sia nell'architettura civile che religiosa, sia il suo paesaggio culturale, che si riferisce anche a quelli che sono elementi caratterizzanti del territorio e dunque le gravine, le grotte carsiche, i frantoi ipogei e gli ulivi secolari se non millenari». Non solo. Nella sfida della candidatura trova spazio anche il cosiddetto patrimonio dei beni immateriali. «È il caso delle tradizioni popolari, per cominciare » suggerisce Coppola: «Si pensi ai riti del fuoco a Gallipoli con il falò della "Caremma", come alla fòcara di Novoli. Per non parlare dell'universo devozionale che ruota attorno ai riti della Settimana santa che, al di là degli aspetti religiosi, sono la testimonianza viva di un patrimonio socioculturale sedimentato nei secoli come evidenziano le processioni dei Perdoni di Taranto o quella dei Pappamusci di Francavilla Fontana». E protagonista di questi incontri, insieme con Coppola, è stata anche Tatiana Kirova, già docente di Restauro architettonico e urbano al Politecnico di Torino e consulente nell'esame delle candidature dei siti Unesco esterni all'Italia, che sottolinea come la scommessa di Lecce e dintorni abbia «buone speranze perché vedo determinazione e voglia di fare e, finalmente, mi paiono superati i limiti dei campanilismi dei singoli. Ma penso che tutto dipenderà dalla capacità con la quale saremo in grado di coagulare le forze vitali della comunità: le istituzioni pubbliche e gli enti locali, la scoietà civile e l'imprenditoria. E forse la Puglia può avere una marcia in più perché è già abituata a fare sistema. Non sono i monumenti che ci interessano da soli, ma la progettualità e la creatività nello sviluppare la storia che deve diventare oggi la base nella riscoperta dell'identità di una comunità. Perché se la storia rimane sui libri non riusciamo a portare avanti nessun dossier di candidatura Unesco. Non bastano le università con i loro saperi, né le amministrazioni con i loro progetti: bisogna individuare sinergie per valorizzare prima culturalmente e poi materialmente ». Secondo un osservatore "esterno" ma autorevole, ovvero l'urbanista Dino Borri, presidente regionale del Fai, questa candidatura «rappresenta un'eccellente idea. Il Barocco del Salento è una sorta di Spagna minore e diffusa alla Cervantes, ma questo pensando proprio al Chisciotte, e al suo essere un nobilotto di una provincia remota, vuole essere un complimento. Perché si tratta di un Barocco dei piccoli centri, raro e per questo prezioso. Mentre il paesaggio rurale e le campagne stanno purtroppo conoscendo dei processi di trasformazione troppo veloci. Spero anzi che il dibattito per la candidatura Unesco possa aiutare a riflettere proprio su questo, perché si tratta di una grande risorsa che potrebbe essere compromessa se non dispersa a causa di azioni disattente».
La sfida del Salento "I tesori del barocco le gravine e gli ulivi patrimonio Unesco"
Il Comune di Lecce ha già depositato la candidatura per il riconoscimento del paesaggio salentino e dei tesori del Barocco leccese come patrimonio Unesco. La candidatura è stata presentata nel 2006, ma il dibattito culturale è ripreso in questi giorni. Raffaele Coppola, direttore del centro di ricerca "Renato Baccari", sottolinea l'importanza di valorizzare il patrimonio materiale e culturale del Salento, compresi gli edifici storici, il paesaggio culturale e le tradizioni popolari. La candidatura mira a riconoscere il Salento come un sistema paesaggistico e di beni culturali diffuso sul territorio.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo