Dice che il Sud è la chiave per capire l'Italia. Anche se le primavere delle regioni meridionali, dalla Sicilia alla Puglia alla Campania, non sono mai diventate estati. Riscosse a metà, come quella di Palermo dopo le stragi del '92. "Mi sembra che in Sicilia sia tornato qualcosa di oleografico: c'è un residuo ma non è più quella fiammata". Nicola Lagioia, premio Strega con il romanzo "La ferocia", a Palermo per ricevere il Premio Mondello, parla della città che gli piace, quella dei vicoli dove ama perdersi, della casa editrice Sellerio, della libreria Modusvivendi e della biblioteca occupata Booq. Lo scrittore si professa ammiratore di Franco Maresco: "Il suo "Belluscone" andrebbe portato in palmo di mano alla stregua de "Le mani sulla città" di Francesco Rosi. È lui il narratore della città". Ma il ricordo più bello delle sue puntate a Palermo è una partita di calcetto. "Sì, a Villa Trabia: io, Antonio Sellerio, Giorgio Vasta e il libraio Fabrizio Piazza. Una giornata indimenticabile" SARA SCARAFIA «Chi non capisce il Sud non capisce l'Italia». Ma il Sud di cui parla Nicola Lagioia, 43 anni, barese, non è un monolite: sono «i luoghi nei quali le contraddizioni che riguardano l'intero paese esplodono in maniera più scandalosa, più violenta, più eclatante». Il Sud «è una frontiera, e a volte una frontiera è una ferita ma è anche il varco attraverso il quale capire che forme ha il mondo in cui viviamo ». Per capire come stiamo messi secondo l'autore de "La Ferocia", la saga spietata della famiglia Salvemini che ha vinto il Premio Strega, è sotto Roma che dobbiamo andare: «Direi a Lampedusa per esempio», dice seduto tra i reperti archeologici di Palazzo Branciforte. Lagioia, a Palermo per ritirare il premio Mondello, parla di una Sicilia dove «la primavera non è mai diventata estate». Lagioia, la Primavera di Palermo è fallita? «Nel 1992, dopo le stragi, sembrava che stesse succedendo qualcosa, ma la riscossa della società civile è invece implosa in se stessa. Mi sembra che in Sicilia si sia ritornati a qualcosa di oleografico, c'è un residuo ma non è quella fiammata. Del resto non è l'unica primavera del Sud fallita: pensiamo al disastro di quella di Bassolino a Napoli o anche all'esperienza finita di Nichi Vendola in Puglia. E se le primavere non diventano estati, cosa sono? Fuochi ottobrini». Crede che Palermo sia riuscita a raccontare il bagaglio pesante che si porta dentro, quello delle stragi? «È mancato l'equivalente de "L'affaire Moro" di Sciascia, qualcuno che a caldo facesse una cosa forte. Credo che forse il grande cantore possa essere il regista Franco Maresco e in qualche modo, se penso alla narrativa, mi viene in mente Giorgio Vasta: anche se il suo "Il tempo materiale" è ambientato negli anni Settanta si vede che lo ha scritto un siciliano arrabbiato. Tornando a Maresco mi stupisco quando penso a quanto sia strano che non sia diventato il regista dell'impegno civile. Un film come "Belluscone - Una storia siciliana" doveva essere portato in un palmo di mano tipo "Le mani sulla città" di Rosi, ma la verità è che in Italia ci sono ancora i grandi artisti ma non ci sono più i mediatori». Davvero crede che sia il Sud la chiave di volta per capire l'Italia? «Intendiamoci il Sud è un posto plurale, la Sicilia non è la Calabria o la Puglia. Però il Meridione condivide questo aspetto: da una parte l'assenza di sviluppo, ritardi che sono clamorosi, dall'altra sacche di avanguardia: pensiamo alla Puglia e alla Sicilia che hanno eletto i primi presidenti della Regione dichiaratamente omosessuali». In Sicilia, così come nella Puglia tratteggiata ne "La Ferocia", convivono bellezze naturali e brutture, natura commovente e orrendo abusivismo... «I contrasti così forti sono efficaci dal punto di vista narrativo. Per questo la Sicilia, come tutto il Sud, è una fonte di narrazione continua. A fronte del mancato sviluppo, c'è l'enorme produzione di immaginario. O racconti le grandi città dove succedono le cose - la Londra di Dickens, la New York degli anni Cinquanta, la Parigi di Balzac - oppure racconti le province nelle quali le cose accadono in modo più forte che altrove. Raccontare i contrasti, c'è tutta una letteratura in Sicilia: pensiamo a "Diceria dell'untore" di Gesualdo Bufalino, dove da un lato c'è la Conca d'Oro dall'altro la tisi che uccide. Oppure a Federico De Roberto: la saga de "I Vicerè" è stata una delle stelle polari che ho seguito per scrivere "La Ferocia"». Ne "La Ferocia" uno dei protagonisti, Michele, cerca conforto ne "La visita della sera" un quadro di Renato Guttuso custodito alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma: una tigre si aggira tra i giardini di Palazzo del Grillo a Roma. Perchè Guttuso? «È un ricordo, un'esperienza personale. Quando arrivai a Roma e non conoscevo nessuno incontrai quella tigre mentre passeggiavo per la Galleria d'arte moderna. Tornai a trovarla spesso, mi faceva compagnia ». Lei ha girato la Sicilia visitando le librerie indipendenti dell'Isola. Che effetto le ha fatto? «Anche qui come nel resto d'Italia, i librai lavorano senza garanzie, è tutto affidato alla loro forza di volontà che a volte è la forza della disperazione. In Francia e Germania le librerie sono tutelate: se un'insegna storica fallisce non può essere trasformata in un fast food». Lei conosce Palermo: le piace? «Sì. Mi piace perdermi per le strade ma ho i miei punti di riferimento. Una è la casa editrice Sellerio dove ogni tanto vado, l'altro è Booq la biblioteca occupata di vicolo della Neve all'Alloro alla Kalsa. Due esempi virtuosi di cose che funzionano, alla fine molto più vicini di quanto si possa immaginare. Una sera ho presentato "La Ferocia" da Booq e alla fine è spuntato anche Antonio Sellerio con un pacco di libri in regalo. Un altro punto di riferimento è la Modusvivendi con il libraio Fabrizio Piazza. Tra i posti che mi piacciono c'è Mondello e i Cantieri culturali della Zisa. Ma il ricordo più bello che ho di Palermo, ora che ci penso è legato a una partita di pallone». Una partita di calcio a Palermo? «Calcetto: una volta io, Fabrizio Piazza, Antonio Sellerio, Giorgio Vasta, Christian Raimo e altri andammo a giocare a Villa Trabia. Una giornata indimenticabile».