L'ipotesi di ricostruire Villa Deliella unisce e divide. Unisce non solo gli oltre 250 sostenitori della proposta lanciata dagli architetti Giulia Argiroffi e Danilo Maniscalco, ma paradossalmente anche gli addetti ai lavori contrari alla ricostruzione del monumento di Ernesto Basile emblema del "sacco di Palermo": ha il pregio di aprire un dibattito vivo sul tema di costruire a Palermo. E divide gli stessi addetti ai lavori sulla sorte che potrebbe toccare al quadrato di asfalto attualmente occupato da un parcheggio in piazza delle Croci sul quale si trovava la palazzina: un museo del liberty in un "contenitore" che ricalchi pedissequamente la costruzione di Basile? Un edificio che al suo interno invece ospiti spazi moderni e diversi rispetto al progetto originario? Un edificio completamente diverso che rispetti le volumetrie della costruzione originaria? Uno spazio verde destinato ai bambini? Tanti e diversi i temi discussi ieri alla presentazione dell'idea e della sottoscrizione per Villa Deliella (che dalla prossima settimana sarà pubblica) nella sede dell'Ance, l'associazione dei costruttori di Confindustria, che al progetto guarda «come simbolo di una rinascita per la nuova associazione, ma anche e soprattutto per l'intera città», ha detto il vicepresidente dell'Ance Palermo Massimiliano Miconi. Un giorno simbolico quello scelto per illustrare il progetto, dato che il 28 novembre di 56 anni fa iniziò la demolizione-lampo che di lì a poco avrebbe suscitato un'ondata di indignazione nell'Italia intera. Indignazione che oggi sembra sostituita dal desiderio concreto di risarcire quello spazio e la città con un'opera che segni un punto di svolta rispetto al passato. A comporre la platea della mattinata, conclusa da una mirabile lezione per immagini del Basile cancellato e sopravvissuto del docente Ettore Sessa, oltre un centinaio tra interessati e sostenitori: architetti, ingegneri, storici dell'arte e dell'architettura, tra cui Adriana Chirco, Mariella Riccobono e Maria Antonietta Spadaro. «Quello spazio vuoto nella piazza è una ferita ancora aperta», hanno sottolineato i due promotori dell'iniziativa, che hanno incassato l'appoggio di nomi illustri dell'architettura cittadina, come Cesare Ajroldi e Iano Monaco, e «la massima attenzione al progetto» del Comune, che per bocca del vice sindaco Emilio Arcuri ha manifestato davanti ai più di cento sostenitori del progetto e addetti ai lavori «il grande interesse di Leoluca Orlando » nei confronti del progetto. «Oggi non abbiamo aperto una discussione accademica, né lanciato in alcun modo una provocazione nostalgica sottolineano Argiroffi e Maniscalco siamo architetti "moderni" e abbiamo aperto una discussione su un'idea concreta ». Discussione che vede, nel caso di Ajroldi, addurre gli esempi del Castello di Berlino e del teatro La Fenice di Venezia, ricostruiti secondocanoni filologici sia pure con contenuti e criteri moderni, come brillanti precedenti di una eventuale ricostruzione del villino, e l'attività della Scuola di restauro di Bari come esempio di capacità ricostruttiva "intelligente". Ancora più deciso Iano Monaco, progettista tra i più "operativi" nell'architettura cittadina di qualità, che rivendica la possibilità di ricostruire filologicamente la Villa come operazione puramente culturale: «Nonsense per nonsense dice Monaco era un nonsense abbattere Villa Deliella, un nonsense ricostruirla. Sono scelte forti che a mio avviso hanno un preciso significato. Tu mi abbatti, io ricostruisco. Io avrei ricostruito le Torri Gemelle di New York com'erano, perché rendevano unica la skyline di quella città. Il liberty rendeva unica via Libertà. Il 28 novembre può essere il nostro 11 settembre». Una linea sposata dall'ex docente Fausto Provenzano e dall'ex dirigente della Soprintendenza Matteo Scognamiglio, che accarezza l'ipotesi con un adeguamento degli interni alle possibilità di un moderno spazio museale. Ipotesi che anche lo storico dell'arte Massimiliano Marafon, erede di Basile, condivide immaginando «un museo della città moderna » che racconti l'evoluzione dell'asse Ruggero Settimo Libertà. E il docente Maurizio Carta sottolinea come «Ernesto Basile ci avrebbe ricordato che ci sono molti modi di sanare la ferita urbanistica, architettonica e civile di quel luogo, sia suturandola con una chirurgia plastica ricostruttiva, sia utilizzandola come innesto di un nuovo tessuto capace di rigenerarla e dare una nuova linfa all'intero corpo». È un'altra autorità della materia, Rosanna Pirajno, presidente di Salvare Palermo, che si oppone fermamente perché «bisognerebbe evitare che l'unico dibattito acceso su un tema architettonico e poco urbanistico si arenasse su un triste evento del passato riesumato, ma approfittarne per indirizzare le energie che si sono risvegliate verso prospettive più adeguate ai tempi e alle necessità del mondo contemporaneo». Sessa si dice «agnostico», mentre dubbi sulla prassi li espirme il docente Giovanni Fatta, secondo cui l'intervento ricostruttivo non potrebbe tenere conto dell'opera intermedia delle maestranze che ai tempi di Basile avevano il compito materiale di realizzare il progetto, mentre l'architetto Raffaele Savarese sottolinea il dettaglio storico che i Basile formavano gli addetti ai cantieri e i giardinieri. «E se fosse proprio questa l'occasione per formare maestranze specializzate da impegnare oggi nella ricostruzione e domani nel recupero del patrimonio liberty?» , si chiede Giulia Argiroffi. Il dibattito è aperto. E Villa Deliella è già tornata viva.