I GALLI sono tornati. Avevano violato le Mura Serviane nel 390 avanti Cristo e, qualche anno fa, sotto mentite spoglie (quelle di Grandi Stazioni del gruppo Ferrovie italiane), ci hanno riprovato. Lo hanno fatto consentendo di erigere un incombente punto vendita di una catena Usa davanti alla vetrata che, nell'atrio della stazione Termini, incornicia(va) le Mura repubblicane, primo confine urbano di Roma, ora occultate dal complesso commerciale di plastica rossa e nera. Così lo scalo ferroviario più grande d'Italia, secondo in Europa solo alla parigina Gare du Nord, con 500mila passeggeri al giorno, è diventato più anonimo, omologato alle tante stazioni dei grandi sbarchi. «Per il Giubileo, venga spostato quel negozio», esorta da "Italia nostra" la vicepresidente romana, Vanna Mannucci. Dove? Non si sa: c'è il "tutto esaurito" nelle decine di migliaia di metri quadrati della Porta ferroviaria di Roma, zeppi come sono di store, box, stand e altre americanate che, con i cantieri giubilari, hanno fatto di Termini un suk che sembra uscito dagli affollati disegni di Jacovitti. «È uno schiaffo alle Mura realizzate con tufo cappellaccio di Veio, ultimo caposaldo etrusco espugnato dai Romani», commenta Giorgio Alessandrini, pendolare di lungo corso, «e un affronto al progetto firmato, alla fine dei Quaranta, da un valente pool di architetti - da Leo Calini ed Eugenio Montuori a Massimo Castellazzi, Vasco Fadigati, Achille Pintonello e Annibale Vitellozzi - che quelle Mura aveva incorniciato nel disegno della fiancata a sinistra dell'ingresso dell'edificio di testa dove sono le biglietterie». Sotto l'aggetto della pensilina che, come un'onda, si allunga su piazza dei Cinquecento, «si è consumato uno scempio», ripete Mannucci. «Si restituisca la funzione originaria alla cornice di cristallo», indica, «togliendo quella "quinta" mercantile che oscura la visione di una testimonianza storica e di un capolavoro architettonico». Il progetto valorizzava il colpo d'occhio di passeggeri e visitatori dando piacere all'anima. «Grandi stazioni», conclude Mannucci, «ha consumato un atto senza cultura né garbo, asservito alle sole esigenze di mercato». Poi lancia un appello-provocazione: «Le soprintendenze ai Beni archeologici e a quelli architettonici non hanno proprio niente da dire?». «Lavoriamo», assicurano i manager di Grandi Stazioni, filtrati dal loro staff, «per eliminare le superfetazioni come abbiamo cominciato a fare con l'ingresso di destra della galleria che unisce via Giolitti e via Marsala ».
Italia Nostra: "Spostate quel negozio copre la vista delle Mura Serviane"
I GALLI hanno violato le Mura Serviane a Roma, costruendo un negozio Usa davanti alla vetrata che incornicia le Mura repubblicane. La stazione Termini, uno degli scali ferroviari più grandi d'Italia, è diventata più anonima e omologata alle tante stazioni dei grandi sbarchi. La vicepresidente romana Vanna Mannucci ha esortato a spostare il negozio, ma non si sa dove. La Porta ferroviaria di Roma è piena di store e box, e il progetto di valorizzazione delle Mura repubblicane è stato consumato. Mannucci ha lanciato un appello-provocazione alle soprintendenze ai Beni archeologici e architettonici, chiedendo di lavorare per eliminare le superfetazioni.
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