«CHI da giovane vede un Tiziano, da adulto sarà diverso da qualcuno ha potuto vedere solo un Warhol». Il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger racconta di quando era a capo dell'Art Institut di Chicago e gli fu chiesto di procurare assolutamente un'opera di Vecellio da esporre nel museo. «Non ci sono riuscito. In compenso sono venuto a Napoli, dove ci sono ben 11 Tiziano che sarebbero l'orgoglio di tutti i musei della Francia e degli Stati Uniti». «Guardarli anche solo per un momento può cambiare la vita di un giovane, la sua sensibilità, aggiunge. È questa la mission dei nuovi direttori della riforma Franceschini, condivisa dalla direttrice del Polo Museale della Campania, Mariella Utili. «Intorno ai musei c'è una rinnovata e grande attenzione - avverte la storica dell'arte che ha diretto per 11 anni Capodimonte - l'importante è fidelizzare il pubblico cittadino e riconquistare il pubblico contiguo, oltre ai turisti». Capodimonte senza il Museo Archeologico Nazionale sarebbe un discorso tronco, di questo si è anche discusso nel forum di Repubblica con Mariella Utili e i due direttori dei musei autonomi di Napoli, Bellenger e Paolo Giulierini, dal 1 ottobre alla guida dell'Archeologico. Da poco tempo alla direzione dei musei autonomi: come è stato l'incontro con la città? Bellenger: «Dal 1980 al 2014 sono stato ogni anno a Napoli, ci ho vissuto anche un intero anno. L'incontro è stato facile, l'accoglienza della città è maestosa, i curatori sono bravissimi». Giulierini: «Sono stato accolto da una città che resta una capitale e sto lavorando per migliorare la comunicazione, per dare visibilità al museo, per costruire relazioni con l'Università. L'Archeologico può attrarre nuovi mercati turistici, specialmente quello orientale e quello del Sud America». Utili: «Bisogna lavorare per invertire la tendenza che oscura il patrimonio "diffuso". Le stelle dei musei maggiori devono trainare l'intero tessuto. Abbiamo 23 musei, tra cui due certose, due palazzi reali e tre castelli, una quantità non indifferente di piccoli musei archeologici in tutta la regione. Dobbiamo quindi rendere reale e non più slogan la caratteristica italiana del museo a cielo aperto». Come pensate di organizzare i musei per rafforzare l'offerta culturale di una città che sempre più punta sul turismo? Bellenger: «Capodimonte è uno dei musei più importanti al mondo. Non c'è una città in Italia che può vivere di turismo come Napoli. Voglio restituire al museo la dimensione internazionale che gli spetta, non solo prestare opere, ma anche avere a Napoli una grande mostra: se diamo un Michelangelo a New York, mi sembra un equo scambio ricevere un Vermeer». Giulierini: «Va riorganizzata l'offerta. Per esempio i sabati sera gratuiti vanno caratterizzati con un evento specifico che invogli i visitatori a venire, e lo stesso la domenica gratuita, anche per i problemi che sorgono ora legati alla sicurezza un biglietto simbolico di un euro potrebbe dare ordine alle visite. Anche se temiamo un calo di visitatori dovuto all'effetto terrorismo». Utili: «Esiste la Campania Arte Card che speriamo venga prorogata, come formula che ci raccorda. Resta il problema che i napoletani non conoscono le collezioni permanenti della loro città, ma vanno all'estero a vedere le altre». Bellenger: «Sì, è vero, in Italia e nel mondo si tende a vedere le mostre e non le collezioni, perché le mostre raccontano una storia, tracciano un percorso. Con gli allestimenti tradizionali, di solito, non capisci nulla, quindi tutte le collezioni vanno riallestite secondo una narrazione. A Napoli penso per esempio a un biglietto "Farnese" che unisca la collezione delle sculture del Mann a quella della pittura, che è a Capodimonte. Una delle più grandi collezioni del mondo, perché esistono le raccolte delle famiglie, come la Farnese, ma anche quelle dei collezionisti napoletani ». L'impressione è che non sempre i musei riescano a parlare la lingua specialmente dei giovani. Che cosa fare per migliorare la comunicazione? Bellenger: «Ci vogliono cartelli e didascalie. Ma i giovani oggi comunicano con il telefonino, quindi servono le app che rimandino alle storie legate alle opere, i musei devono adeguarsi a questa rete». Utili: «Sì, è vero, i musei devono fare autocritica, questo va cambiato, devono comunicare meglio ». Bellenger: «Una volta una studentessa a Chicago mi fece una domanda: "Perché questo mi dovrebbe interessare?". Ecco, il mio lavoro è spiegare come un'opera d'arte può cambiare la vita a un giovane». Capodimonte ha 126 mila visitatori annui, l'Archeologico 450 mila. Come pensate di incrementare questi numeri, visto che l'80 per cento degli incassi restano al museo per restaurare, conservare e valorizzare le collezioni? Bellenger: «Capodimonte è aperto dalle 8.30 alle 19.30, più tempo del Louvre, più del Metropolitan. Ma la mattina i custodi aspettano i visitatori. Penso che si possa riconsiderare l'orario d'intesa con i sindacati dei lavoratori. Aprire meno tempo più spazi». Giulierini: «Il problema del Mann è il suo rapporto anche fisico con la città. Ho appena incontrato il sindaco de Magistris, che mi ha assicurato la riapertura della galleria Principe di Napoli in primavera, e lì avremo completato l'asse museo- galleria con i negozi-accademia di Belle arti, su fino a Capodimonte». Sì, ma con quale escamotage vuole riportare i napoletani nelle sale dell'Archeologico? Giulierini: «Per fidelizzare il pubblico penso a un abbonamento simbolico, una card che possa consentire di partecipare gratuitamente alle attività museali, che per un anno gli apra le porte del museo». Utili: «Bisogna superare la logica dello sconto. Il risultato si può avere solo in un tempo medio- lungo, le scelte facili non possono sortire un effetto definitivo». Bellenger: «In Francia per esempio fu istituita la carta Sésame: con 50 franchi si poteva entrare in tutti i musei per un anno, si può sperimentare un abbonamento del genere anche qui da noi. Il museo deve diventare un luogo piacevole dove andare, dove ci si può dare appuntamento, ascoltare un concerto, vedere un film, prendere un caffè con gli amici». Ma oggi i musei napoletano non brillano per i servizi, è difficile che un cittadino o un turista si possano incontrare lì. Giulierini: «Noi risolveremo questo problema con il completamento dei lavori al "braccio nuovo", dove sarà realizzato un auditorium, una caffetteria, un angolo per i prodotti tipici». Bellenger: «Anche noi miglioreremo Capodimonte da questo punto di vista, ma nel resto della città penso a come restano male i turisti tedeschi che in Villa comunale (fino a cinque anni fa un posto ancora bello, ora tenuto malissimo: come avere un tesoro buttato a mare) non possono accedere all'Acquario». Giulierini: «È importante il dialogo con la Regione e il Comune: quando si esporta l'immagine di Napoli, bisogna farlo in maniera organica, includendo anche i musei. E per fare questo si deve programmare per tempo, una cosa sempre difficile da fare in Italia. Io penso che noi potremmo, come direttori, avanzare una proposta nuova, sia al Comune, anche se poi probabilmente sarà la prossima amministrazione a poterla portare avanti, sia alla Regione, che ha appena iniziato il suo percorso. E poi non dimentichiamo che la riforma prevede che i direttori siano affiancati da un consiglio di amministrazione e da un comitato scientifico, una risorsa importante, se ben condotta, che può aiutare e arricchire la nostra esperienza. Dovremo essere capaci di fare sintesi, ma tenendo ben presente che l'ansia da prestazione non fa mai bene. Va evitata, quindi, la corsa alla cassaforte della Regione e dei fondi europei, ma anche di fare i primi della classe in caso di grandi eventi. Credo molto, insomma, nel lavoro di squadra». Oltre ai quattro musei autonomi, la riforma Franceschini ha introdotto anche un nuovo organismo regionale, il Polo Museale. Come l'avete strutturato? Utili: «Ci siamo già visti e continueremo a farlo, abbiamo l'agenda piena di appuntamenti. La sfida non è tanto promuovere, come anche è giusto, sempre meglio, il patrimonio culturale fatto di piccoli e grandi musei, ma è quella della conoscenza, cioè della riscoperta da parte dei cittadini di questo bene comune: è troppo importante per un museo la sua identità per non essere conosciuto fino in fondo. Siamo ormai disabituati alla normalità, lavoriamo soprattutto su eventi momentanei». Bellenger: «Invece è proprio sulla normalità, sulle cose molto semplici, che si deve lavorare. Rendere il museo accessibile e aperto in tutte le sue sezioni, l'impianto di climatizzazione che la scorsa estate non ha funzionato. Il Bosco che la riforma ci ha restituito è anche un "museo della vegetazione", con essenze antiche e rare: visite guidate al Bosco consentiranno di scoprirlo ex novo, con l'aiuto di associazioni del quartiere ma anche internazionali. Volerò a breve negli Usa per promuovere una associazione di Amici del Bosco, un gruppo americano che potrà utilizzare sgravi fiscali contemplati oltreoceano. Io voglio risolvere piccoli problemi come questi, e ce la farò. Come quello dell'accessibilità: mancano i cartelli, le indicazioni stradali, servirebbe una navetta della cultura dalla metro al museo. Quando si arriva da noi non c'è scritto da nessuna parte che è Capodimonte». Giulierini: «Lo stesso problema che ho io all'Archeologico: mancano cartelli in città che indirizzino verso il museo, dalla stazione, dal porto e da ogni luogo di provenienza turistica». Fin qui, le proposte organizzative. Ma per le mostre, che cosa pensate di fare? Giulierini: «Intanto il 30 novembre presentiamo il video su Pompei di Pappi Corsicato all'Archeologico. Il 13 inauguriamo la mostra "Eracle liberato", con una cinquantina di opere tratte dai depositi dell'Archeologico e riproposte. Una metafora dell'eroe che si svincola dalle catene, così questi reperti tornano alla luce. E poi a marzo ospiteremo la mostra "Natura, mito e paesaggio dalla Magna Grecia a Pompei" ora al Palazzo reale di Milano». Bellenger: «Mi piacerebbe mostrare le opere del periodo di Picasso a Napoli, poco conosciute ma molto importanti». Utili: «Il 19 dicembre è una data importante per Napoli, perché riaprirà Villa Pignatelli, chiusa finora per lavori».