L'INTERVISTA «È UNA grande occasione per Napoli. Dobbiamo metterci insieme come direttori dei musei, dialogare con le altre funzioni sul territorio, e comunicare la Campania felix contemporanea, un patrimonio immenso». Andrea Viliani dal 2013 è il direttore generale della Fondazione regionale Donnaregina e si occupa della gestione del Madre. Stasera alle 18 a Donnaregina vecchia, per il ciclo di incontri "Lasciateci divertire. L'arte si riprende la scena", parlerà di come conciliare mostre e musei, assieme a Rosanna Cappelli, Cinzia Dal Maso e all'archeologo Mario Torelli. Direttore, lei si occupa di arte contemporanea in una città fortemente segnata dall'antico. Si può fare sinergia con Capodimonte o Archeologico? «Sono molto d'accordo su quanto hanno detto Sylvain Bellenger, Paolo Giulierini e Mariella Utili al forum di Repubblica. Noto che in questo momento storico c'è volontà di collaborazione, e questo è molto significativo. Abbiamo una responsabilità nazionale: il patrimonio culturale di Napoli può concorrere a cambiare il Paese, se l'Italia riparte lo deve fare dal Sud. Napoli è deputata a svolgere questo ruolo. E ciò si potrà fare solo se si lavora in rete». Il Madre è aperto da 10 anni, è il più giovane dei musei. Che esperienza offre? «La Regione ci ha affidato anche il compito di essere catalizzatore del sistema dell'arte contemporanea in Campania. Abbiamo i "matronati" per eventi, mostre, festival, pubblicazioni, i vari protocolli d'intesa con le università campane e l'Accademia di belle arti che consentono ad allievi e docenti di entrare gratis nel nostro museo, il Progetto XXI». Forme di collaborazione con altri musei? «Quando inauguriamo una mostra invitiamo i direttori dei musei a organizzare eventi nel week end in coincidenza con la mostra, Da due anni stiamo lavorando per offrire un'offerta integrata nella via dei musei come indichiamo la sequenza di 10 istituti su via Duomo, dal Filangieri al museo Diocesano fino al Tesoro di San Gennaro e al Madre». Progetti in corso? «Stiamo lavorando a un biglietto integrato Madre-Museo diocesano, si può fare, operiamo nella stessa area. Sono molto d'accordo con Mariella Utili sulla necessità di mantenere la Campania Artecard». Nel forum di Repubblica i direttori di Capodimonte e dell'Archeologico hanno insistito sul coinvolgimento dei napoletani: che ruolo può svolgere il Madre? «Contribuire a creare il senso che tutta l'arte è stata contemporanea, ed è per questo che il Madre è la Capodimonte del contemporaneo e sarà l'Archeologico del futuro. Credo nel valore del patrimonio come fattore di crescita civile e culturale». Come si muove il direttore del Madre? «Mi occupo di ampliare la collezione e di fare ricerca. Stasera (ieri, ndr) alla Triennale di Milano abbiamo in mostra due opere di Vettor Pisani, la nostra collezione inizia ad essere richiesta. Ma mi piacerebbe che il Madre potesse sviluppare la ricerca: non bisogna avere paura di fare ricerca, bisogna investire su di essa, così come sui giovani. Considero il Madre come start up che dia la possibilità ai giovani di sperimentare, è un hub, nel quale i giovani entrano, si confrontano con artisti importanti, ed escono, come le opere, verso il mondo». A chi vuole parlare il "suo" museo? «Il Madre è un intellettuale pubblico che esprime un'opinione sulla società e cerca di influenzare i cambiamenti. Ha un relazione biunivoca con il pubblico, mette le mani nelle energie che ci sono nel mondo e a Napoli, agisce. Il Madre è un parlamento culturale, una mente collettiva. Napoli ha un passato che dimostra che ha sempre saputo rinnovarsi: tutti gli artisti che contatto sono felici di venire a Napoli, perché qui si può avere un confronto con l'antico». Cosa chiede alle istituzioni? «Continuità di finanziamenti per programmare le nostre attività, come emerso nel forum, a medio e lungo termine». In un'intervista a Repubblica il direttore della Reggia di Caserta ha proposto di rilanciare la collezione Terrae Motus con un riallestimento. Che ne pensa? «Siamo pronti a collaborare con Mauro Felicori, ne parleremo. Si tratta di far sprigionare tutta l'energia dalla collezione che Lucio Amelio volle come simbolo di un terremoto permanente che è dentro di noi».