Il museo archeologico Salinas diventa un case study: reperti di duemila anni fa ma riesce ad abbracciare un pubblico di giovani. Diventa talmente social da meritarsi una menzione nella rivista scientifica "Tafter Journal - Esperienze e strumenti per cultura e territorio" "Chiusi per restauro, aperti per vocazione". Il museo archeologico Salinas diventa un case study: si parla di arte, di reperti di duemila anni fa. Eppure riesce ad abbracciare un pubblico di giovani, anzi giovanissimi, e diventa social. Anzi, talmente social da meritarsi una menzione nella rivista scientifica "Tafter Journal - Esperienze e strumenti per cultura e territorio" in cui Elisa Bonacini presenta in anteprima i dati de "Il Salinas 2.0 e l'anomalia siciliana in chiave social". Nonostante la prolungata chiusura al pubblico delle collezioni permanenti per lavori di restauro, il più antico museo della Sicilia - fondato nel 1814 - diventa un esempio virtuoso di comunicazione e di web marketing culturale, in netta controtendenza nel panorama attuale delle istituzioni culturali pubbliche italiane. Protagonisti di queste strategie il direttore del Museo, l'archeologa Francesca Spatafora e l'addetto alla comunicazione Sandro Garrubbo, un catalogatore con esperienza nel settore pubblicitario diventato il social media e content manager del Museo. Ma in che modo il Salinas è riuscito a trovare una propria "identità" sui social media? Incuriosire, attirare, coinvolgere ed ispirare, la metafora, l'allusione, l'accostamento al vissuto quotidiano, il dietro le quinte sono le parole chiave della strategia. Un esempio su tutti: la famosa metopa del Tempio C di Selinunte, rinvenuta nel 1823, raffigurante Perseo che taglia la testa alla Gorgone Medusa alla presenza della dea Atena, che in un titolo divertente diventa "Trio Medusa". Oppure ancora il simpatico post su Facebook in cui si annuncia l'inizio dei restauri delle opere per la mostra "LIKE - Restauri e scatti. Il volto inedito del Salinas": qui il pollice della la Statua di Zeus in trono, da Solunto, II sec. a. C. diventa il simbolo "like "che tutti diamo quando mostriamo apprezzamento per una foto. La pagina su Facebook lanciata a marzo 2014 presenta 4.480 "mi piace" e un considerevole numero di visualizzazioni. Il profilo su Twitter è stato aperto a febbraio 2014 e fino a marzo 2015 era l'unica istituzione siciliana di proprietà regionale presente su questa piattaforma; oggi conta oltre 2.500 follower. Certamente ha influito la visibilità ottenuta con la partecipazione all'evento internazionale di live tweeting di MuseumWeek, e il coordinamento di azioni mirate come invasionidigitali cha consentito agli stessi palermitani di "riscoprire" un allestimento quasi dimenticato, fotografandolo e "postandolo" sui social. Pinterest, Google Plus con le sue 17.500 visualizzazioni e tanto altro ancora contribuiscono a creare una immagine giovane per uno dei musei archeologici più interessanti d'Italia. Il museo palermitano - ufficialmente chiuso - con la sola affluenza alle mostre sugli Etruschi (16.459) e su Salinas (23.255) ottiene un totale di 39.714 visitatori, superando realtà ampiamente affermate come il Museo archeologico "Paolo Orsi" di Siracusa (37.481 visitatori). Un risultato sorprendente per un museo apero solo a metà.