Un fiume di denaro che si perde nei meandri della burocrazia. Negli utlimi due anni, accusa l'Ance, l'associazione dei costruttori, su 307 gare bandite per la realizzazione di grandi e meno grandi opere, ne sono andate a buon fine appena 152. Delle altre 155 che hanno il non trascurabile valore di 179 milioni, non si ha più notizia. Ecco perché l'Ance ha scritto una lettera al governatore Crocetta per chiedere un intervento urgente: servono più chiarezza nelle regole di valutazione e una limitazione delle discrezionalità dei commissari. Altrimenti aumentano i ricorsi e si allungano i tempi per arrivare al termine della procedura di assegnazione dell'appalto. Così, insomma, il sistema non funziona e anche i sindaci sono in allarme: "Rischiamo di perdere milioni e milioni di fondi europei" IL DOSSIER GIORGIO RUTA La Sicilia non è in gara. I costruttori siciliani sintetizzano con una battuta un dato preoccupante: dal 2007 più della metà degli appalti banditi non viene aggiudicata. Fiumi di denaro che si perdono nei meandri della burocrazia, fondi europei che rischiano di andare al vento perché i lavori non partono. Negli ultimi due anni, secondo l'Ance Sicilia, su 307 gare bandite per 365 milioni di euro ne sono andate in porto 152. Non si ha notizia di 155 gare, più del 50 per cento per un importo di 179 milioni. Non si parla di piccole cifre: ci sono aziende in difficolta, ma anche enti pubblici che aspettano opere fondamentali. Ci sono i destini di reti idriche, case popolari, parchi archeologici, depuratori appesi alla lentezza burocratica. Perché? Gli appalti si fermano per mesi nelle commissioni che devono valutare le offerte. «Ci sono tempi lunghi, spesso dovuti alle rare riunioni di alcune commissioni, forse a causa della riduzione del gettone di presenza dei componenti», fanno sapere dall'Ance. Ma non solo: le regole di valutazione delle offerte non sono chiare e la discrezionalità dei commissari provoca ricorsi, ma anche difficoltà nella scelta. In ogni caso: lentezza. «Bisogna fare chiarezza. Si deve intervenire per semplificare le procedure e ridurre i tempi di espletamento degli incanti, e anche per limitare le tante discrezionalità che causano la presentazione di ricorsi che bloccano le aggiudicazioni definitive», dice Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia. C'è un sistema che non funziona. I componenti delle commissioni vengono sorteggiati: c'è chi viene da una provincia, chi da un'altra e non sempre è facile riunirsi. Si perde tempo per la nomina del presidente della commissione, ci si riunisce con una scarsa frequenza. E gli appalti rimangono senza vincitori. «Non c'è da stare sereni», dice Paolo Amenta, vice presidente di Anci Sicilia, l'associazione dei sindaci. «Rischiamo di perdere milioni e milioni di fondi europei perché non potremo rendicontare delle opere per cui si è perso tempo. E di mezzo ci vanno opere fondamentali come gli alloggi popolari o le rete idriche, ridotte già in uno stato pietoso», dice il rappresentante dei sindaci siciliani. Un esempio: a Cefalù si aspetta l'aggiudicazione dell'appalto da quasi 4 milioni di euro per potenziare l'impianto di depurazione. Il bando è stato avviato il 14 novembre, più di un anno fa. «Ci sono stati problemi con la nomina del presidente della commissione. Una volta risolto il problema, i componenti si sono riuniti raramente. Adesso ci hanno detto che accelereranno le sedute, vedendosi due volte a settimana. Speriamo bene », dice il sindaco Rosario Lapunzina. Speriamo bene, perché Cefalù ha un solo depuratore e non è più adeguato alla popolazione che è cresciuta negli anni. Da Cefalù a Bronte il tema rimale uguale. Nel paese del Catanese si aspetta l'aggiudicazione di una gara di sette milioni e mezzo per 60 alloggi popolari. Data della pubblicazione dell'appalto nella gazzetta ufficiale: 19 dicembre. Dopo quasi un anno non si sa nulla. Il presidente della commissione è stato nominato soltanto a luglio e ora si corre per arrivare alla fine della gara. Ma ci sono tempi anche più lunghi. Basta puntare gli occhi su Palermo: si è dovuto aspettare due anni per veder arrivare in porto l'appalto per la ludoteca di Villa Garibaldi e un anno e mezzo per quello del radiale che collegherà piazza Indipendenza alla stazione Notarbartolo. Alla Soprintendenza di Ragusa, invece, hanno un altro problema per due cantieri riguardanti il parco archeologico di Camarina e l'area archeologica di Cava d'Ispica. Le aziende partecipanti hanno presentato le offerte, è stata nominata una commissione. Ma le gare sono state congelate, perché il ministero dei Beni culturali non ha firmato i decreti di finanziamento. Si aspettano novità e intanto anche qui è tutto fermo. Numeri che nascondono lavori mai partiti, luoghi da riqualificare o servizi da erogare. A Caltanissetta, negli ultimi due anni si tocca il 76 per cento di gare sparite nel nulla, a Messina, il 70. Burocrazia lumaca che non aiuta un settore già in seria difficoltà. Dal 2007 ad oggi, secondo la Cgil, l'occupazione nel comparto edile è diminuita del 50 per cento. Si è passati dai 160 mila lavorati di 5 anni fa agli 80 mila impiegati del 2015. Le gare bandite nel 1999 erano più di duemila, adesso si fermano a 300. «Il primo problema è la mancanza di investimenti, ma non sono da trascurare i tempi lentissimi degli appalti », dice Franco Tarantino, segretario regionale della Fillea Cgil. Il sindacalista segnala anche un altro aspetto: «Spesso i cantieri non partono a causa dei contenziosi. È abitudine che chi perde la gara fa ricorso, tutto si blocca in attesa che la giustizia faccia il suo corso», dice Tarantino. Un problema in parte superato con l'innalzamento dei costi dei ricorsi. I costruttori hanno scritto al governatore Rosario Crocetta e al nuovo assessore alle Infrastrutture, Giovanni Pistorio. Chiedono di intervenire presto con una circolare che faccia chiarezza. «Stiamo lavorando sul tema, sappiamo che ci sono problemi da risolvere. Alcuni ritardi sono ascrivibili a una disciplina complessa, nata per tutelare la trasparenza, poi c'è anche un'inefficienza organizzativa. Pensiamo ai sorteggi della commissione, nati per un buon principio di imparzialità ma che spesso sono la causa dei rallentamenti », dice l'assessore che annuncia una verifica. La burocrazia lumaca si tira dietro l'economia dell'Isola. E i costruttori chiedono: «A che serve annunciare roboanti piani di finanziamento di nuove infrastrutture se poi in Sicilia più della metà delle gare bandite se ne perde le tracce?».
Quegli appalti finiti nel nulla I costruttori contro la burocrazia
Il sistema dei concorsi pubblici per la realizzazione di grandi e meno grandi opere in Sicilia è lento e burocratico, con una percentuale elevata di gare che non vengono aggiudicati. Negli ultimi due anni, su 307 gare bandite, ne sono andate a buon fine solo 152, con un valore totale di 179 milioni di euro. Le altre 155 gare, con un valore di 365 milioni di euro, non hanno più notizia. L'Ance, l'associazione dei costruttori, ha scritto una lettera al governatore Crocetta per chiedere un intervento urgente per semplificare le procedure e ridurre le discrezionalità dei commissari.
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